mercoledì, 24 gennaio 2007
la piccola balena bianca è diventata un minuscolo bambino (o bambina!).durante l'ecografia, saltava come un cangurino, rimbalzava lento come il primo uomo sulla luna, galleggiava come un pesciolino perso in chissà quali profondità oceaniche, sperimentava le piccole braccia e gambe come se avesse già un'idea della loro utilità estrema, si portava le mani alla bocca e rispondeva spostandosi stizzito alle pressioni del ginecologo che lo sollecitava con l'ecografo. la translucenza è andata bene, le nuove analisi del sangue pure (il micio di casa non è un untore e i figli degli amici non mi hanno passato le malattie esantematiche che mi mancavano).il numero rosso di assistenza nazionale sulla assunzione medicinali in gravidanza, ha fornito notizie molto rassicuranti. mi sono incantata sulla sottile colonna vertebrale, netta e definita come quella dei fossili nelle rocce, e sul profilo già tanto umano da cercar le somiglianze. finalmente un pò di respiro. la moglie del salumaio di fiducia, quando ha saputo della gravidanza, mi ha posato le mani leggere sulla pancia, a mò di benedizione, e ha detto sorridendo " queste sì, che sono buone notizie!".
giovedì, 18 gennaio 2007
la morale crudele, nella favola dell' utero vaso-culla, è che può diventare trappola mortale, per l'embrione. la mia formazione è stata laica e libertaria. mi hanno insegnato che la donna ha diritto di scelta, di gestire il proprio corpo, di esercitare il libero arbitrio nel rispetto di se stessa, in dispregio a qualunque imposizione dall'alto. qualche tempo fa cercavo immagini di embrioni di poche settimane per confrontarle con la foto ecografica della piccola balena bianca, sono finita in un sito dell'orrore,un sito anti abortista, ad alto tasso di delirio religioso, e con masochismo ingiustificato ho scorso immagini su immagini di piccoli feti straziati,mentre piangevo lacrime brucianti pensavo che era incredibile quanto piccoli e perfetti e indifesi possono essere gli embrioni di pochi mesi, e mi ripetevo che non lo immaginavo, che era terribile e ingiusto poter avere facoltà di decidere della vita e della morte di qualcuno, per quanto minuscolo potesse essere. e insomma, sono rimasta della mia idea solo per quel che riguarda casi estremi e necessari. alcune di quelle immagini non le scorderò finchè campo, ricalcavano la violenza secolare sugli indifesi, che è sempre la stessa, nessuna particolare distanza dall'orrore dei lager, dalla gratuità grottesca del male dell'uomo contro l'uomo. in questi ultimi due giorni mi sono ritrovata a soppesare con terrore, l'ipotesi di interrompere la gravidanza: temendo fossero vere le considerazioni dell'urologo sugli effetti devastanti dell' antivirale sull'embrione. la rabbia, feroce, nasceva dalla considerazione che una cosa sarebbe stata un'interruzione alla quarta settimana, appena preso atto della situazione e consultato il mio ginecologo, altra cosa sarebbe stato considerare (e attuare) quell'ipotesi alla dodicesima (adesso oggi). il ginecolgo non si scompose alla notizia,all'epoca, disse di non preoccuparsi; se mi avesse spiegato meglio, non avrei passato questi giorni infernali. la nuova ginecologa, consultata stamane, ha chiarito che sarebbe stata dello stesso parere, infatti i medicinali sono stati metabolizzati in un momento in cui l'embrione non esisteva quasi, e quindi i rischi sono quasi inesistenti, praticamente più o meno gli stessi corsi da qualsiasi donna gravida in circostanze normali. qualche notte fa, nel silenzio assoluto di un dormiveglia, mi è corso su per le vene, a sorpresa, ed è riecheggiato nella mia testa, il battito del cuore della piccola balena bianca; faceva da controcanto al mio, veniva da un punto imprecisato della pancia e correva correva velocissimo, ho inanellato un pensiero dopo l'altro, confermando a me stessa che non poteva essere il mio di cuore, ma quello di un altro, dentro di me.e adesso sono pianti di sollievo, tutte le volte che in una becera pubblicità televisiva, spunta un bimbino caracollante sui suoi stessi passi...
mercoledì, 17 gennaio 2007
la giornata si chiude sulle considerazioni terroristiche del medico del convivente, divenuto più credibile del ginecologo da quando mi ha consigliato di fare una banale urinocoltura e si è scoperto che ho una cistite asintomatica di quelle che ti fanno abortire. e dunque, siccome all'inizio della gravidanza (due mesi fa) non sapevo di essere gravida, ho diligentemente preso degli antivirali prescrittimi dal ginecologo , che ignorava che fossi incinta.a detta dell'urologo quegli antivirali costituiscono un fattore di rischio per la salute dell'embrione. il ginecologo, invece, all'epoca,quando gli comunicai l'esito del test di gravidanza, fu rassicurante e disse di non preoccuparsi e di andare avanti.ora, l'urologo mi diceva mestamente che secondo lui avrei dovuto abortire ("ma il ginecologo non te l'ha detto??"),e riprovare poi, che tanto siamo giovani.ecco, se va avanti così, impazzisco!
lunedì, 15 gennaio 2007
Zanzotto sui suoi versi: «Si è nel labirinto, si é “qui” per tentare di sapere da che parte si entra e si esce o si vola fuori. Per creare una prospettiva. Ciò avviene appunto nella tensione al linguaggio, nella poesia, nell'espressione. È il “sublime” e ridicolo destino di Munchhausen che si toglie dalla palude tirandosi per i capelli. Noi siamo Munchhausen, lo è la realtà...».
AL MONDO:
Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa che, cerca di, tendi a , dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso, in me stesso
Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu “santo” e “santificato”
un po’ più in là, da lato, da lato
Fa di (ex-de-ob-etc)-sistere
E oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.
venerdì, 12 gennaio 2007
il convivente è andato dal suo medico per un presunto problema di salute, poi risoltosi da sè.già che c'era, ha portato a far vedere le mie analisi; le sudette erano già passate al vaglio del ginecologo, che le aveva trovate perfette, nonostante la presenza di batteri nelle urine ("niente-tutto normale-tutte le donne incinte li hanno").il medico del convivente, invece, è impallidito e ha suggerito di fare subito un' urinocoltura, perchè, ha precisato, se c'è un'infezione, l'embrione corre seri rischi. sono andata dal mio medico curante per farmi prescrivere le nuove analisi approfondite e gli ho spiegato i fatti, lui ha glissato, parlato male del collega che mette ansia alle povere donne gravide (io) inutilmente, "ma si facesse i fatti suoi che si è pure laureato in dieci anni, ecc.ecc." ho ritirato stamattina i risultati delle analisi , ho un' infezione in corso, pericolosa se trascurata. cambio ginecologo? e già che ci sono, pure medico curante? mi avvilisce questa assoluta impotenza di fronte a situazioni che riguardano la salute di noi poveri mortali, che non abbiamo studiato medicina e non ci rivolgiamo necessariamente ai luminari più quotati. mi spaventa l'idea di non essere "adatta", fisiologicamente, a condurre in porto una gravidanza. insomma, la piccola balena bianca non naviga in buone acque; ho avuto un'infezione virale nel primo mese, ho in corso un'altra infezione batterica, che stavo trascurando dietro rassicurazione del ginecologo. ironia della sorte, in trentatre anni, si può dire che non avevo (quasi) mai avuto problemi di salute. magari son cose nornali, mai niente fila liscio, però ho davvero la sensazione che nella mia piccola pancia sporgente, qualcuno stia agitando una bandierina bianca, sarà lo sfinimento costante, il senso di vertigine, il battito accellerato, sarà il solito pessimismo cosmico che rimonta.
lunedì, 08 gennaio 2007
in un suo recente articolo (repubblica di ieri), marco lodoli, allude ai padri arcigni e distaccati, urlatori furibondi o ectoplasmi sconosciuti che ci sono toccati in sorte, e confronta la loro esperienza (ed i risultati conseguenti) con la sua odierna di padre, valutando che siamo diventati educatori deboli, che tentano di insegnare assecondando, e di imporsi cedendo. conclude scrivendo "oggi è il bambino stesso a ripudiare la sua condizione: vuole tutto e subito, vuole essere come i grandi, abolire prima possibile la sua meravigliosa vaghezza.vuole vuole vuole, e il desiderio brucia gli anni, veste i nostri pinocchietti di abiti firmati, li soffoca con mille oggetti inutili.il bambino ha vinto. o forse il bambino non c'è più". leggo l'articolo ,sgomenta, al convivente, che mi rimanda uno sguardo saputo che recita "a noi, no, non capiterà!" E, invece, mi immagino già a convincere l'attuale implume balenotto ad andare in spedizione alla città del sole, piuttosto che in un megastore della disney. a leggere la pimpa e rodari, invece che giocare alla playstation. poi penso che il giusto mezzo è nel non tiranneggiare e nel non essere tiranneggiati (come, nelle sequenze di caro diario, venivano tiranneggiati i genitori di figli unici, raccontati da nanni moretti - lodoli ammette di aver sghignazzato, come tutti i senza-figli, e di essercisi poi ritrovato in pieno, nella parte di genitore timoroso di produrre traumi,troppo permissivo e debole). non sarà per niente facile, insomma. comunque, sono in piena fase woody allen in manhattan, stilo elenchi mentali di cose emozionanti, tristi ma necessarie, molto belle e basta, e le dedico virtualmente alla piccola balena bianca, ( “Ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere: Il vecchio Groucho Marx, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, l’incisione di Potato Rag Blues, i film svedesi naturalmente, L’educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le incredibili mele e pere dipinte da Cezanne, i granchi da Sun Woo, il viso di Tracy”.) insomma, la vita non mi è mai sembrata più degna.
venerdì, 05 gennaio 2007
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
i figli cadevano dal calendario
Jugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio.
Čvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kašta
vašu ti baro nebo
avi ker.
kon ovla so mutavla
kon ovla
ovla kon aščovi
me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti.
(Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.)
Khorakhané (A forza di essere vento) - fabrizio de andré
struggimento legittimo e giustificato sulla puntata de la storia siamo noi dedicata a fabrizio de andré.
postato da esulipensieri | 12:45 | commenti
mercoledì, 03 gennaio 2007
ero convinta che mi sarei fatta un pianto, durante la visione del fagiolo pulsante. sono prevalsi lo stupore e l'allegria, quando sul monitor dell'ecografia è comparsa la piccola balena bianca, col minuscolo cuore di pixel che pulsava acquatico e mosso. un embrione di due mesi non è più un fagiolo pulsante (quella fase lì è già bella che superata,e ce la siamo persa), ora è un cavalluccio marino un pò tozzo, la testa angolata in modo strano rispetto al corpo, e piccoli accenni in boccio di future braccia e gambe, due per lato, in basso e in alto. ad un certo punto c'è stato anche un piccolo minuetto elettrico ("ma sei tu che lo muovi?" ho chiesto al ginecologo,che ha-prontamente- ribattuto che non tutto è merito suo!). adesso le nausee, il sonno profondo, la lacrima facile, l'odio per il tonno sott'olio, le abbuffate di cetriolini sott'aceto hanno ragione di essere, perchè sono pretese e segnali muti della piccola balena bianca. e mi sento responsabile della mia tristezza e delle mie paure di fronte a questo piccolo mammifero atavico, indaffarato a costruirsi, ripercorrendo le infinite strade evolutive che ci hanno portato fin qui.
lunedì, 01 gennaio 2007
la nausea è niente in confronto con la tendenza a lacrimare. lacrimo sugli sms di auguri, sulla paura che il micio di casa ha provato tutto ieri ad ogni botto (non faceva in tempo a raccogliere il coraggio per acciambellarsi sulle mie gambe, che ne esplodeva uno bello forte e lui filava sotto il lettone dei miei con la coda a procione), sull'affermazione del convivente a proposito del fatto che questo sarà -probabilmente- l'ultimo capodanno che facciamo noi due soli, sull'infelicissima storia d'amore raccontata da lurman in moulin rouge, rivisto dopo la mezzanotte con il gatto sotto il letto e il convivente a fianco, che dormiva, perchè si era bevuto troppo vino (io, si sa, non lo posso mica bere, e allora lui ha provveduto per tutti e due), ho ripianto pure sulle immagini di inizio d'anno nel mondo, mandate dal telegiornale dell'una, ora in cui siamo riemersi faticosamente alla ragione. non ho ancora capito bene questa storia dell'emotività a palla in gravidanza, fatto stà che mi ha investito come un treno in corsa.
in un suo recente articolo (repubblica di ieri), marco lodoli, allude ai padri arcigni e distaccati, urlatori furibondi o ectoplasmi sconosciuti che ci sono toccati in sorte, e li confronta la loro esperienza con la sua odierna di padre, valutando che siamo diventati educatori deboli, che tentano di insegnare assecondando, e di imporsi cedendo. conclude scrivendo "oggi è il bambino stesso a ripudiare la sua condizione: vuole tutto e subito, vuole essere come i grandi, abolire prima possibile la sua meravigliosa vaghezza.vuole vuole vuole, e il desiderio brucia gli anni, veste i nostri pinochietti di abiti firmati, li soffoca con mille oggetti inutili.il bambino ha vinto. o forse il bambino non c'è più". ecco, leggo l'articolo sgomenta al convivente, che mi rimanda uno sguardo saputo che recita "a noi, no, non capiterà." E, invece, mi immagino già a convincere l'attuale implume balenotto ad andare in spedizione alla città del sole, piuttosto che in un megastore della disney. a leggere la pimpa e rodari, invece che giocare alla playstation. poi penso che il giusto mezzo è nel non tiranneggiare e nel non essere tiranneggiati (come nelle sequenze di caro diario, venivano tiranneggiati i genitori di figli unici, raccontati da nanni moretti - lodoli racconta di aver sghignazzato, come tutti i senza figli, e di essercisi poi ritrovato in pieno, nella parte di genitore timoroso di produrre traumi,troppo permissivo e debole). non sarà per niente facile, insomma.
mercoledì, 27 dicembre 2006
regalo di natale; sono arrivate le nausee. non sono mattutine, durano tutto il giorno. ho preso due kg a furia di tamponare con crakers e formaggio.dormo come un orso in letargo avanzato (ore di veglia quotidiana complessive, sei circa), mi è venuta una inesprimibile idiosincrasia per il tonno sott'olio, solo l'idea di averne mangiato, in un passato nemmeno tanto remoto,mi fa star male.in compenso ho la pancia a singhiozzo, ci sono giorni che sembro incinta di quattro mesi, e giorni in cui è piatta come un orizzonte sul mare. mi lasciano interdetta le reazioni delle amiche a cui ho comunicato la notizia. una (con bimbo) si è commossa e mi ha fatto arrivare un plico contenente materiale che include un intero corso sull'allattamento naturale (lei non ha allattato) e un catalogo di carrozzine, dev'essersi confusa o voleva liberarsi di un pò di materiale, in fondo sono appena al secondo mese; un'altra(che non vuole bambini , al momento), dopo averlo saputo, non si è fatta più sentire.l'amica universitaria storica(che non riesce ad avere un bambino),ma che ,nell'invidiabile ordine, ha vinto il concorso, comprato casa, fatto il matrimonio dispendioso,dall'alto della sua vita ordinata e pianificata (rispetto alla mia ; non di ruolo, in affitto, convivente more uxorio), mi ha scritto un sms in cui si dichiara turbata e destabilizzata, ma-in fondo-contenta per me. son cose!
lunedì, 25 dicembre 2006
Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via
Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose
E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto
Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te
per te
elisa-Una Poesia Anche Per Te
sabato, 23 dicembre 2006
anche adesso che lo sanno tutte le amiche storiche, il vicino di casa e l'estetista, continuo a mormorare a mò di giustificazione che io proprio non mi sento incinta. unica nota stonata, indice di sicuro mutamento, il pianto che mi sale in gola tutte le volte che sfoglio i miei tre manuali con foto esaustive e senza veli del parto naturale.non si sa se lacrimo per il timore di quel che mi aspetta o perchè intuisco la portata del miracolo laico che mi attende... pe il resto il delirio consumistico non mi tange ( devo o no evitare gli assembramenti?), guardo e passo. farò giusto il solito salto finale in libreria, cercando di evitare, se possibile, la storia -ormai leggendaria- dello scorso natale; io e il convivente andammo nella stessa libreria in tempi sfasati e ci comprammo a vicenda due romanzi identici (quando si dice avere gli stessi gusti!). la nostra amica libraia trasecolò, si commosse all'evidenza e -visto che, nell'ordine, io ero andata in libreria dopo di lui- mi consigliò di scegliere qualcos'altro ("poi capirai perchè...").
mercoledì, 27 dicembre 2006
regalo di natale; sono arrivate le nausee. non sono mattutine, durano tutto il giorno. ho preso due kg a furia di tamponare con crakers e formaggio.dormo come un orso in letargo avanzato (ore di veglia quotidiana complessive, sei circa), mi è venuta una inesprimibile idiosincrasia per il tonno sott'olio, solo l'idea di averne mangiato, in un passato nemmeno tanto remoto,mi fa star male.in compenso ho la pancia a singhiozzo, ci sono giorni che sembro incinta di quattro mesi, e giorni in cui è piatta come un orizzonte sul mare. mi lasciano interdetta le reazioni delle amiche a cui ho comunicato la notizia. una (con bimbo) si è commossa e mi ha fatto arrivare un plico contenente materiale che include un intero corso sull'allattamento naturale (lei non ha allattato) e un catalogo di carrozzine, dev'essersi confusa o voleva liberarsi di un pò di materiale, in fondo sono appena al secondo mese; un'altra(che non vuole bambini , al momento), dopo averlo saputo, non si è fatta più sentire.l'amica universitaria storica(che non riesce ad avere un bambino),ma che ,nell'invidiabile ordine, ha vinto il concorso, comprato casa, fatto il matrimonio dispendioso,dall'alto della sua vita ordinata e pianificata (rispetto alla mia ; non di ruolo, in affitto, convivente more uxorio), mi ha scritto un sms in cui si dichiara turbata e destabilizzata, ma-in fondo-contenta per me. son cose!
lunedì, 25 dicembre 2006
Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via
Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose
E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto
Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te
per te
elisa-Una Poesia Anche Per Te
sabato, 23 dicembre 2006
anche adesso che lo sanno tutte le amiche storiche, il vicino di casa e l'estetista, continuo a mormorare a mò di giustificazione che io proprio non mi sento incinta. unica nota stonata, indice di sicuro mutamento, il pianto che mi sale in gola tutte le volte che sfoglio i miei tre manuali con foto esaustive e senza veli del parto naturale.non si sa se lacrimo per il timore di quel che mi aspetta o perchè intuisco la portata del miracolo laico che mi attende... pe il resto il delirio consumistico non mi tange ( devo o no evitare gli assembramenti?), guardo e passo. farò giusto il solito salto finale in libreria, cercando di evitare, se possibile, la storia -ormai leggendaria- dello scorso natale; io e il convivente andammo nella stessa libreria in tempi sfasati e ci comprammo a vicenda due romanzi identici (quando si dice avere gli stessi gusti!). la nostra amica libraia trasecolò, si commosse all'evidenza e -visto che, nell'ordine, io ero andata in libreria dopo di lui- mi consigliò di scegliere qualcos'altro ("poi capirai perchè...").
martedì, 19 dicembre 2006
alla fine l'ho detto. a scuola ai tutor del gruppo h ,che mi hanno fatto gli auguri("che bello,una notizia in tema col natale!"-ha detto il tutor uno, maschio; "ti stravolgerà la vita, ma poi è bello, vedrai!"ha detto la tutor due, femmina), per poi aggiungere parole di sconforto pessimistico sulle sorti dei due miei alunni("poveri e adesso come glielo diciamo!"), abbandonati al loro destino (e ad un nuovo insegnante) per il resto dell'anno, facendo alzare vertiginosamente il tasso del mio già consistente senso di colpa.l'ho detto al gruppo dello yoga e al maestro zen , durante la cena prenatalizia. la palestra che ospita il corso è, in realtà, una scuola di danza.prima dell'arrivo del nostro gruppo, armato di pedalini e copertine in pile, si susseguono orde di bimbe in età scolare, ed io non devo e non posso frequentare luoghi frequentati da bimbe in età da rosolia (visto che l'infezione- orrore!- permane nell'aria,in ambienti chiusi com'è questo, infettando chi non ce l'ha).l'ho detto alla mamma del convivente che è stata contenta, poi ha detto "vedrai quando ti rinfaccerà "chi ti ha detto di farmi venire al mondo!", ma poi quando sarà il momento farà figli pure lui" (si sente che è un maschio, ha aggiunto). adesso mancano le amiche, che sfotteranno; le cose vanno sempre così, chi si schernisce e fa la reticente (io), ci resta, chi ci prova e ci riprova e si danna, non resta incinta.crudeli leggi della vita!
sabato, 16 dicembre 2006
affannatissima a chiudere con la scuola; mi sa che mi sono persa un registro! cosa oltremodo grave. avrei dovuto smettere con la scuola da lunedi e invece andrò a far la questua in segreteria per un nuovo registro da ricompilare interamente, speriamo senza serie ripercussioni professionali. ieri al supermercato, in fila davanti cassa,ho individuato un bimbetto di quattro,cinque anni con macchiette sospette in viso (rosolia!),raggelata dall'orrore e in piena psicosi (MI-infetta-sento-che-mi stà-infettando!)ho mollato la spesa e sono uscita, rientrando solo dopo che lo sfigato piccolo è uscito mano a mano alla mamma. il ginecologo è riuscito a infondermi la psicosi in modo fantastico; scruto salami e crudi di parma, ammassati sul banco salumi, con occhio malevolo,e anche un pò schifato (io, che ne ho mangiati a quintali!), disdegno il caffè, mi disgusta anche solo l'idea degli alcolici. l'unica inveterata abitudine è l'impasto al micio di casa (non si sa se le coccole le faccio io a lui o lui a me,e questa promiscuità amorosa mi scioglie, non è possibile pagare un prezzo alto come la toxo per un simile amore!e poi questo è un gatto casalingo, abbiamo diviso interi gelati e non mi ha passato mai niente!). per il resto continuo a tenere la bocca chiusa, ma non vedo l'ora di gridarlo al mondo, anche perchè mi sembra di mentire a tutti;alla collega che x mi chiedeva se parteciperò alla pizza natalizia (pizza, non cene o pranzi, che noi insegnanti siamo sul povero andante!), alle alunne che mi chiedevano se sono in orario prima delle feste, "per farci gli auguri", alla collega di classe mi ha avvisato che mi porta le dispense del master che ci siamo divise la settimana prossima. a tutti dico di si, e invece so che non ci sarò, che rischio sulla mia pelle ad aggirarmi ancora per questi lidi, che dicembre mi pare un buon periodo per un'epidemia di rosolia collettiva ed io son qui a porgere il sistema immunitario senza anticorpi.epperò vorrei che tutto fosse tranquillo e regolare, e invece, no. poi mi sa che cambio nome al blog, per varie ragioni, e perchè voglio infondermi da me un pò di ottimismo...
mercoledì, 13 dicembre 2006
analisi perfette,a detta del ginecologo,che ha liquidato i valori cattivi ("l'allarme è rientrato") dell'infezione virale con leggerezza, ma mi ha ingiunto di non andare più al lavoro da domani e di abbandonare il gatto sul ciglio della via.sono risultata negativa alla rosolia e alla toxoplasmosi.ergo, secondo lui, devo evitare per sei mesi: bambini ("se ne vedi uno, inizia a correre il più lontano possibile"), scuola ("non ci mettere più piede") assembramenti (ha detto proprio così!) e gatti ("non li toccare, anzi non li avvicinare").tutto questo terrorismo mi ha lasciata interdetta, anche perchè prima delle analisi era molto più rilassato e permissivo.evidentemente il gioco si fa duro...al micio di casa non rinuncio di sicuro (che poi è a casa dei miei; vado , lo impasto, mi lavo le mani e me ne torno a casetta mia).il capitolo scuola mi ha lasciato di stucco;avevo deciso di continuare fino a disagi effettivi, l'idea di mollare i due alunni, di punto in bianco, mi fa star male.che farò? li affronterò? li eviterò? da un punto di vista umano e professionale, non credo sia possibile non parlar loro, spiegare come stanno le cose. però, davvero, non so come parare la loro tristezza e sindrome d'abbandono. tenere i bambini a distanza, significherà congelare le relazioni sociali con gli amici con figli a carico (tutti). infine, la questione assembramenti; rinunciare al giovedì in università, che include lo sbattimento soffocante del viaggio in treno, compressa nella vagonata di pendolari e studenti? vorrà dire che viaggerò in prima classe.ho iniziato a dare la notizia, timidamente.il primo è stato mio padre.non dimenticherò, finchè campo, la sua espressione di puro terrore misto a incredulità, come se un'eventualità del genere mai e poi mai avrebbe dovuto riguardarmi.
martedì, 12 dicembre 2006
andare al cinema è diventato problematico; emotività a palla, mento tremolante e occhi inondati di lacrime trattenute.e il film non era neanche di quelli tremendi (salvatore-questa è la vita, di gian paolo cugno), classica pellicola "carina", un pò scolastica, però tenera.è un'altra delle conseguenze in atto.domani le prime analisi serie e mirate.l' attesa sarà dolente come poche.
lunedì, 11 dicembre 2006
l'idea era di non dirlo.soprattutto a scuola.invece stamane alla prima ora, in aula docenti,l'ho confessato alla collega che è a disposizione con me ogni lunedi, dall' inizio dell'anno ( con cui si parla di bambini-suoi-tutte le volte che non ci tocca sostituire un collega assente in una classe ancora intorpidita dal sonno).non ho potuto evitarlo.me ne stavo boccheggiante, accanto alla finestra spalancata, lamentando la presenza di un odore "strano" nell'aula, verde in viso, col sudorino freddo da nausea e un mezzo crampo all'ovaio destro.lei mi ha guardato e ha detto le fatidiche parole"tale e quale a me, quando ero incinta".io ho risposto"appunto", e mi sono accasciata sulla sedia più vicina alla finestra.l'ho avvisata che non lo stò ancora dicendo in giro, è troppo presto, ecc.ecc. ma un sinistro luccichio nel suo sguardo mi ha lasciato intuire che l'avrebbe detto alla prima che varcava l'aula dopo di me...mi mancava solo di tenere a bada altrui commenti e considerazioni, ma non potevo star zitta!??! speriamo che la collega sia di quelle educate e poco pettegole (razza, peraltro, tanto rara!).e qui si apre il capitolo del continuo-o-no-ad-andare-a-scuola-? conosco colleghe che vanno in astenzione da subito, senza farsi venire il minimo dubbio.a dire il vero, quelle più aggressive, in tal senso, sono quelle che hanno alle spalle un episodio di aborto, non c'è da biasimarle.qualcuna ha un bimbo piccolo da accudire, e si garantisce così. io, al momento, tolta la stanchezza, la letargia e le nausee saltuarie e non invasive, stò bene, e il lavoro mi costa solo un pò di fatica in più.so che i miei alunni sono felici di avermi accanto, una sostituzione sarebbe un brutto colpo (superabile, per carità).tiro fino a natale, a gennaio dovrebbero esserci criteri più definiti per una decisione ponderata.
sabato, 09 dicembre 2006
fotogramma degno di comparire in una retrospettiva kubrikiana (2001: odissea nello spazio!). sarà che gli inizi, siano essi cosmici o biologici, si assomigliano tutti?comunque, questa è una camera gestazionale.naturalmente, fino ad una settimana fa, ne ignoravo anche solo l'esistenza.
giovedì, 07 dicembre 2006
troppo presto per tutto.aspettiamo le analisi.mi sono informata sulle nausee mattutine; stamattina quasi riuscivo a farmene venire una.il convivente vorrebbe impedirmi l'uso di internet, ma poi, la sera, si fa un sacco di risate a rilevare le mie chiavi di ricerca su google. a suo parere una depressa ante partum come me, non dovrebbe soffrire di depressione post partum, o, perlomeno,potrebbero non esserci differenze rilevanti.
martedì, 05 dicembre 2006
sono incinta.
non se n'è accorto il ginecologo, facendo l'ecografia.non me ne sono accorta io, che aspettavo il ciclo da un momento all'altro.in questo mese ho avuto comportamenti a rischio che vanno dall'aver mangiato quantitativi inusitati di insaccati, accarezzato ( e baciato) il gatto di casa e, soprattutto, ho preso gli antivirali prescritti dal suddetto ginecologo, che, in simili circostanze, bene non fanno. non so se questa gravidanza avrà corso.farò le analisi di rito, poi si vedrà.cerco di mantenere un qualche senso di distacco,mi illudo di poter reagire meglio,dovessero andare male le cose.non ne stiamo facendo parola con nessuno. scuola e famiglia non saranno informate fino a certezze (speriamo) acquisite.per il resto mi sento stranita e molto poco materna.non mi sento investita del miracolo della vita che rifà se stessa.ho una buffa, piccola pancia, un pò in fuori, soffro di stitichezza e indolenzimenti vari, continuo a pensare che avrò il ciclo, perchè i crampi soliti si ripetono da giorni.il convivente ha un'aria triste, vorrebbe essere felice, ma ancora non sappiamo come andrà a finire.
lunedì, 04 dicembre 2006
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te una donna
non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna
Se la luna piena
poi diviene
è perché il bambino
dorme bene
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
mecano lyrics
giovedì, 30 novembre 2006
finisce così una fase esistenziale; con un'attesa lunga un'ora, passata ad ingollare acqua e a guardare fuori dalla finestra, in un pozzo luce garbato, affatto squallido, mentre si aspetta che la vescica si riempia per poter fare l'ecografia, visto che si è sbagliato a far pipì prima di uscire di casa, per andare dal ginecologo. finisce che tremi sul lettino, nella stanza vuota, per tutto il tempo, perchè hai appena saputo che c'è qualcosa che non va e che non tronerà a posto con un ciclo di antibiotici.senti il dottore ricevere le altre, mentre aspetti,come ti ha detto di fare, ti senti vagamente colpevole e molto depressa, ti maledici perchè hai fatto la coraggiosa e sei andata a far la visita in solitudine.poi esci dallo studio con una consapevolezza amara, ti trascini dietro l'ingombro della tua infelicità, e pensi che, appunto, è finita una fase della tua vita.
martedì, 28 novembre 2006
odio andare dal ginecologo.la prima volta che ci sono andata avevo diciasette anni e una cistite.scelsi una dottoressa donna, perchè mi sembrò più giusto(sono una donna mi affido a una donna!). ci andai con mia mamma libertaria; mentre ero in bagno a sfilare gli slip (che poi voglio dire, è più imbarazzante uscire da un bagno senza mutande,che no. sfilarsele in solitudine a questo punto vale poco), sentii la ginecologa chiedere alla mamma libertaria se avevo già avuto rapporti prematrimoniali. mia madre soffocò una risata e le rispose di chiedere pure a me, che non c'erano problemi.la dottoressa si irrigidì tantissimo mi fece un male boia (zero sensibilità=zero delicatezza) e mi-ci liquidò sdegnata con una mega cura antibiotica (che ha funzionato) e un'espressione da "ecco che succede ad avere rapporti prematrimoniali". poi fu la volta di O., amico di famiglia del convivente. non l'ho più mollato, perchè garbato e ironico al punto giusto, ma tornarci mi disturba uguale. qualche anno fa,durante un mese estivo imprecisato e torrido, in occasione di qualche altro fastidio ginecologico, O. mi accolse e mi mostrò il suo più recente acquisto tecnologico; una telecamerina da perlustrazione interna con tanto di schermo a vista per le pazienti, siccome ero curiosa e mi pareva assurdo che lui vedesse quel che io non avevo visto mai, quando mi chiese se volevo dare un'occhiata, dissi di sì. il senso di estraneità che ho provato mi spaventa ancora.ero io, proiettata su schermo, il nascosto esibito, e non avevo idea di quel che vedevo, che, pure, mi apparteneva.le femministe nel sessantotto facevano sedute di autocoscienza con torce e speculum, ora come ora si deve sorvolare su considerazioni del tipo "davvero vuoi guardare, di solito le pazienti si rifiutano, perchè gli fa impressione?!". comunque, mi tocca tornarci, e non mi dispiacerà guardare e capire...
a pranzo con le colleghe: si parla male dei colleghi nemici assenti, si raccontano fatti propri (amori, figli,malattie, rinascite e affini), si fanno gaffes, si sorvola sull'ipocrisia dominante che tutti sempre coglie, si chiede a chi non ha figli come mai non si è decisa a procreare, ancora (domanda rivolta, nello specifico, a me), si torna a casa satolle e indecise sul giudizio complessivo da attribuire all'evento, si ha mal di pancia tutto il pomeriggio perchè si è mangiato strano e\o troppo.
domenica, 26 novembre 2006
llamicodifamiglia(appunti sparsi per chi ha già visto la pellicola, o non intende vederla).
geremia cuore d'oro è un sordido usuraio, avaro e laido, che avvelena lentamente le vite altrui, lui che una vita degna non ha. E' una galleria di personaggi inetti a finire nella sua rete; la vecchia che finge una malattia mortale per bruciare il prestito al bingo, la famigliola viziata e consumista che subisce impotente i meritati soprusi, il padre della sposa che vuole evitare l'umiliazione della mancata festa di nozze dell'unica figlia e non si accorge della caduta verticale di senso, nelle vite di chi gli sta accanto. straordinario l'incipit; introduzione agli interni ed alla vita infernale del protagonista attraverso lo sguardo desolato della rumena, disposta a tutto, ma non ad abbracciare la croce di un tale stagnante lago di squallore. poi la storia d'amore negato con la belle dame sans merci , violentata il giorno delle nozze,cinica a sufficienza da stabilire il prezzo del paradiso-giovinezza. di lei, il protagonista si innamora, al punto da crederle,quando lo insegue fin dentro la sua tana per confessargli amore; finirà, invece,per solidarizzare con il migliore amico (negato), che -come sempre dev'essere- diventa il peggiore traditore. incredibilmente ben tratteggiato il rapporto di odio-amore con la figura materna, tra incesto e promiscuità; lei muore quando lui disobbedisce, si normalizza, fa progetti, si destina alla sconfitta. sconfitta-emancipazione che condanna, e redime, come racconta la spiazzante sequenza finale; il viso affondato nella fontana nel risveglio-battesimo da persecutore a vittima, una sorta di iniziazione all'umanità degli sconfitti, che salva, appunto (bel monologo finale).
verghiano mazzarò,sbilenco gobbo di notre dame, hugoniano miserabile senza speranza, e, soprattutto, uomo del sottosuolo (dostoevskij più che kafka), geremia cuore d'oro spezza il cuore, per legittimo umano rifiuto, prima, per altrettanta umana compassione, poi. grande sorrentino.
cinema
Gli aerei stanno al cielo
come le navi al mare
come il sole all'orizzonte la sera
come è vero che non voglio tornare
a una stanza vuota e tranquilla
dove aspetto un amore lontano
e mi pettino i pensieri
col bicchiere nella mano.
Chi di voi l'ha vista partire
dica pure che stracciona era
quanto vento aveva nei capelli
se rideva o se piangeva
la mattina che prese il treno
e seduta accanto al finestrino
vide passare l'Italia ai suoi piedi
giocando a carte con il suo destino.
Ora i tempi si sa che cambiano
passano e tornano tristezza e amore
da qualche parte c'è una casa più calda
sicuramente esiste un uomo migliore.
Io nel frattempo ho scritto altre canzoni
di lei parlano raramente
ma non è vero che io l'abbia perduta
dimenticata come dice la gente.
de gregori - renoir
da piccola ho molto amato questa figura esile e testarda, vento nei capelli, affannata a giocare a carte col destino, mai dimenticata e mai perduta dall'amante abbandonato(?), rievocata sempre, perchè sempre tornano tristezza e amore.ora, a distanza di anni, penso di me che ho finito per ricalcarne i passi, e vestirne la confusione.chissà, sarà questo il ruolo delle canzoni nelle nostre vite, tra plagio esistenziale e suggestione sublimata? ci pensavo anche dopo aver visto "la signora della porta accanto" di truffaut; l'amante,ritrovata e respinta,all'amante rinunciatario, che le chiede con tiepido interesse cosa faccia tutto il giorno,confessa che ascolta alla radio canzoni d'amore, "più sono stupide, più sono vere".ma questa è un'altra storia.
sabato, 25 novembre 2006
invito a cena (di gala) dal gioielliere di famiglia, che aveva avvisato il convivente: "mi raccomando,formali!".naturalmente ci siamo presentati sull'informale disobbediente andante. ora, il masochismo del "vengo come sono potessi scegliere non ci verrei affatto ma visto che gli eventi(leggi dinamiche familiari) mi costringono beccati questa", si è rivelato infantilismo allo stato puro. la più anonima delle adolescenti invitate vestiva di velluto e luccicanze varie. le signore sembravano tutte un pò prostitute d'alto borgo, costrette a forza in mise seconda pelle in seta e velo, le più stilose avevano tunichette sbracciate di etro e gioielli sobri. abbiamo passato la serata a difenderci dagli sguardi di disapprovazione degli elegantoni, ad evitare l'espressione di schifo della padrona di casa che non ci ha rivolto la parola per tutta la sera e ad aggrapparci ai pochi inconsapevoli o coraggiosi,non si sa, vestiti casual.che poi ho fatto, senza volerlo, un discorso anche abbastanza impegnato con una di queste molto d'alto borgo e mi è parsa pure intelligente, non dico umile, no, ma forse fingeva; si sa, le capacità camaleontiche in questi ambienti sono un prerequisito.
stamane consegnata tuta all'alunno.nel pieno dell'entusiasmo e senza parole, ha messo mano alla cintura per svestirsi e provarla subito (!). inutile dire che il pensiero è andato alla povera supplente di nova milanese, ho redarguito l'alunno (te la provi a casa!), e non si sa se era più imbarazzato lui o più terrorizzata io.e vabbè.
mercoledì, 22 novembre 2006
sabato compleanno dell'alunno che seguo dallo scorso anno.mi ha parlato della scuola calcio a cui si è iscritto (gratuita, comunale), poi ha chiarito che non ha la tuta(come se non sapessi che è poverissimo e che dallo scorso anno gli ho visto addosso tre felpe, sempre quelle autunno inverno e primavera), ha ribadito (non ce n'era bisogno) che il suo compleanno si avvicina, ho raccolto la richiesta pensando amaramente al costo di una tuta da ginnastica decente. lo scorso anno gli ho regalato uno zaino leggero, da tifoso juventino, e me la sono cavata con una ventina di euro. quando sono passata a portarglielo a casa, la madre ha assistito all'apertura del pacco, e mi ha guardato ironica e delusa col fumetto che recitava "ma guarda questa, non abbiamo di che vestirci e regala uno zainetto!".l'alunno si è calato lo zaino fieramente ed è stato contento. stavolta mi attengo al buon senso e ai bisogni reali.ho girato la città alla ricerca di una tuta per un ragazzo di sedici anni.ho tastato tute molto economiche e sintetiche made in cina, ho considerato tute oviesse da qindici euro, poi sono andata nei negozi cari del centro, dove vado quando compro una tuta per me (tre volte in dieci anni, ad esser sincera).una tuta di marca, da ragazzino garantito qualunque, bella, costa quaranta cinquanta euro.è troppo, mi son detta, non devo fare assistenzialismo, non devo spendere il guadagno di una giornata di lavoro così, è sbagliato, forse è pure diseducativo, nessuno dei miei colleghi lo farebbe, sono la solita.poi l'ho comprata, sentendomi come quando allungo un uovo kinder ai bambini rom che si aspettano gli spiccioli del resto fuori dal supermercato.
martedì, 21 novembre 2006
unun'estate fa.
lunedì, 20 novembre 2006
collegio docenti.indecisa sul libro da portar dietro:poesia latina femminile o fruttero?purchè non mi agganci il solito collega appiccicoso, in vena di carinerie untuose...
giovedì, 16 novembre 2006
Oh Che Sarà
(C. Buarque de Hollanda - I.Fossati)
Ah che sarà che sarà che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste e nelle parole che accende candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza quel che non ha ragione ne mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio ne mai ce l'avrà quel che non ha misura.
Ah che sarà che sarà che vive nell'idea di questi amanti che cantano
i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici che sta nel dai e dai delle meretrici
nel piano derelitto dei bambini ah che sarà che sarà
quel che non ha decenza ne mai ce l'avrà
quel che non ha censura ne mai ce l'avrà quel che non ha ragione.
Ah che sarà che sarà che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare che tutte le campane andranno a cantare
e tutti i figli insieme a consacrare e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare perfino il Padre Eterno da cosi' lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire quel che non ha governo ne mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà quel che non ha giudizio.
Ah che sarà che sarà quel che non ha governo ne mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà quel che non ha giudizio.
Ah che sarà che sarà quel che non ha governo ne mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà quel che non ha giudizio.
è sempre un colpo al cuore, questa canzone...
martedì, 14 novembre 2006
esperimento yoga, ieri sera.venti persone in cerchio, il maestro invita chi ha voglia al centro.bisogna, ad occhi chiusi, abbandonarsi tra le braccia di tutti, e compiere il cerchio,rotolando da uno all'altro.all'inizio non mi va, poi vado nel mezzo.il maestro (che è poco guru, molto panettiere,panciuto, ma con un fascino tutto suo, da orso zen) mi posa le mani sulle spalle e mi imprime una rotazione.le mani di non so chi mi sorreggono, mi guidano, qualcuno mi accarezza, mi abbraccia, uno (è un uomo,scontato) mi solleva di peso per le ascelle e mi passa a quello a fianco, due mani mi prendono alla vita. giro, è tutta una vertigine, i sensi amplificati, il corpo in ascolto di questi contatti muti e anonimi.strana fiducia in tutti questi estranei ed ancor più strano senso di protagonismo.alla fine torno tra le mani aperte e ferme del maestro,che blocca la vertigine, riapro gli occhi, mentre ancora tutto gira.e mi godo un inedito senso di leggerezza.
lunedì, 13 novembre 2006
va, esattamente, così.
Sopra le nuvole c'é il sereno
ma il nostro amore non appartiene al cielo.
Noi siamo qui tra le cose di tutti i giorni
i giorni e i giorni grigi.
Aria di neve sul tuo viso, le mie parole
sono parole amare senza motivo.
Prima o poi tra le nostre mani
più niente resterà.
E' una vita impossibile
questa vita insieme a te.
Tu non ridi non piangi non parli più
e non sai dirmi perché.
Lungo la strada del nostro amore
ho già inventato mille canzoni nuove per i tuoi occhi.
Più di mille canzoni nuove
che tu non canti mai.
battiato- aria di neve
domenica, 12 novembre 2006
la gita è andata molto bene, solo, ha avuto una conclusione da cardiopalma che ha tolto a tutti noi docenti responsabili cinque anni di vita.a me più di tutti, visto che ciascuno di noi seguiva da vicino due ragazzi, ed è stato uno dei miei a sparire dall'autobus. dopo l'ultima pausa in autogrill, prima di partire in direzione di casa, ho dato la solita occhiata pacificante ai due miei; c'erano, mi son messa l'anima in pace e sono crollata in uno stato comatoso tra dormiveglia e chicchiere molto intime e solidali con l'amica di stanza e posto a sedere. sono stata l'ultima a scendere, appena arrivati: aspettavo che i ragazzi mettessero giacconi e zaini, verificavo che non lasciassero nulla. appena messo piede sull'asfalto sono stata accolta dal padre dell'alunno scomparso e dal tutor che me l'aveva affidato, che mi chiedevano, appunto, dove fosse A. l'autobus era vuoto, nel gruppo dei ragazzi a terra non c'era traccia di A., in più, le colleghe scese prima di me e il padre stesso dicevano di non averlo visto scendere. inutile dire che sono andata istantaneamente in cortocircuito, non fidandomi nemmeno del mio stesso controllo precedente. mi si è dipinta sulla faccia l'espressione di quella che ha lasciato il ragazzo all'autogrill, ed, errore fatale, ho iniziato a chiedere agli altri, alunni e docenti, se avessero visto o no A. sul pulman con noi. i colleghi mi guardavano con disprezzo rabbioso. alla fine abbiamo avuto conferma dal padre, che nel frattempo era tornato a casa sua, che A., eludendo la sorveglianza di tutti, colleghe, padre, responsabile (io) che si attardava sul pulman, si era preso il suo borsone e si era diretto di gran lena a casa , senza salutare nessuno, vai a capire perchè. la coscienza mi rimorde, perchè so di aver sbagliato, mi è sembrato tranquillo (normale!) e mi sono dedicata più agli altri. l'ho trascurato, concentrata com'ero sul mio alunno di sempre (che ha dato non pochi numeri), pensando che poteva cavarsela anche da solo. per due giorni ho fatto amicizia con chiunque, tranne che con questo ragazzo ombra, che mai mi ha cercato e che sempre si è sottratto.se almeno nelle due ore del viaggio di ritorno gli avessi rivolto la parola,non avrei dubitato nemmeno per un attimo della sua presenza sul pulman, invece avevo rimandato al momento in cui ci saremmo salutati, ed ecco il risultato. il commento dell'altro alunno affidatomi è stato; "pressorè,tu non c'entri, quello è proprio un fesso!", che detto da un alunno diversamente abile a una docente che si spaccia per normodotata,in quel momento in preda ad un attacco di demenza precoce, è un vero nonsense...dubito che ripeterò l'esperienza. ne sarà pure valsa la pena da un punto di vista umano, ma già faccio fatica ad essere responsablie di me stessa, figurarsi di qualcun'altro.
martedì, 07 novembre 2006
insomma, domani alle sei si parte. oggi riunione preventiva con tutti gli alunni diversamente abili che partecipano alla gita.fa sempre effetto vederli tutti assieme, e non timidamente mescolati (ma distinti) nella folla degli altri studenti. contenti e ridanciani.i maschi a far gruppo da una parte, le femmine dall'altro.normali, mi ritrovo a pensare, anche se non vorrei, perchè questa inutile categoria resiste e nuoce a tutti, ed è una maledetta sovrastruttura inestirpabile. i due più gravi, l'alunno down e la piccola dal viso arrossato e spigoloso,si siedono avanti: a un certo punto lui le passa il braccio intorno alle spalle, con aria protettiva. le colleghe sceme si lanciano stupidi sguardi d'intesa , le solite pessimiste cosmiche (io) provano una fitta d'ansia mista a dolore. dividerò la stanza con la collega coetanea, ultima arrivata, simpatica.realizzo che non dormo con estranei da anni ed anni, dai tempi delle camerate femminili negli ostelli della gioventù, preziosa soluzione votata al risparmio, in inter rail.intima promiscuità di respiri sonno e risveglio, se mi fermo a pensare mi irrigidisco, la butterò sul ridere, sono una che si adatta, da sempre.e poi è da vedere, se i ragazzi ci fanno dormire...avviso la madre del mio alunno che passo a prenderlo io (non mi fido, roba che non lo manda all'ultimo minuto),lei approfitta per chiedermi venti euro, per comprargli le scarpe, dice, che tra un pò è il compleanno.le rispondo che in questo non posso aiutarla, provo la solita stretta di colpevole impotenza di cui sopra. perderò la lezione di storia dell'arte del giovedì,la colazione solitaria al bar di fronte l'università, il senso di tempo sospeso e vita riavvolta su se stessa, che provo tutte le volte, in mezzo alle matricole, tra cui mi mimetizzo alla perfezione.ieri una delle colleghe di sostegno in classe con me,mi si è avvicinata con aria mistreriosa, per parlare: è incinta, non verrà più per quest'anno.la guardo curiosa, alla ricerca di indizi.non è cambiata, all'apparenza, e invece la vita le pulsa dentro e si compone, inizia.mi sento svuotata di progettualità.ha un anno meno di me, e questo è il suo terzo figlio.mi parla di una gravidanza finita a metà, lo schermo dell'ecografo acceso, senza preavviso, sul piccolo feto morto, a galla nel liquido amniotico in modo visibilmente innaturale, del marito svenuto, prima che il ginecologo potesse intervenire, dire anche solo una parola, o restituire al buio pietoso la forma irrisolta del figlio mancato.le colleghe che incontro si raccontano attraverso la vita dei figli; è l'età, questa, in cui il sistema va in questa direzione.dopo i trenta, ci si aspetta che una donna sia sposata, ed allevi figli.tutto questo,invece, non mi riguarda, ancora.mi chiedo se mai mi riguarderà.mi chiedo cos'è che voglio, davvero.e se gli altri agiscono per desiderio, per impulso, per superficialità, o che altro.
lunedì, 06 novembre 2006
Certo ci fu qualche tempesta
anni d'amore alla follia.
Mille volte tu dicesti basta
mille volte io me ne andai via.
Ed ogni mobile ricorda
in questa stanza senza culla
i lampi dei vecchi contrasti
non c'era più una cosa giusta
avevi perso il tuo calore
ed io la febbre di conquista.
Mio amore mio dolce meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
So tutto delle tue magie
e tu della mia intimità
sapevo delle tue bugie
tu delle mie tristi viltà.
So che hai avuto degli amanti
bisogna pur passare il tempo
bisogna pur che il corpo esulti
ma c'é voluto del talento
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.
Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
Il tempo passa e ci scoraggia
tormenti sulla nostra via
ma dimmi c'é peggior insidia
che amarsi con monotonia.
Adesso piangi molto dopo
io mi dispero con ritardo
non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso
scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra.
Mon amour
mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour
de l'aube claire jusqu'à la fin du jour
je t'aime encore, tu sais, je t'aime.
la canzone dei vecchi amanti - battiato
un'amica mi ha chiesto, mentre la ascoltavamo, se questa canzone è riferibile solo a due amanti o anche a due sposati. è lo stesso, le ho risposto.è lo stesso.
domenica, 05 novembre 2006
ieri serata con i nuovi borghesi.il soprannome l'ho affibbiato io, un pò di tempo fa perchè: sono ricchi, molto affermati e senza necessità di far pìù scalate (leggi: arrivati), liberi professionisti con figli e nonostante tutto irrequieti, tardo adolescenziali, cinici e annoiati.nuovi borghesi, appunto. c'era il cardiologo con la bella moglie emiliana che ancora conserva l'accento dopo anni di vita nel profondo sud; si è comprato una mega moto e fa strani giri insensati "solo per provarla che tanto finchè arrivo nei posti, il tempo a disposizione è passato e devo tornare indietro" (sic!).il suddetto mi si appiccica addosso ogni volta che mi incontra, stringe troppo quando saluta,cerca di catalizzare la mia attenzione per tutto il tempo, mi lancia striscianti sguardi lubrichi: è, insomma, uno di quelli che vanno dietro a tutte pur di avvilire l'incolpevole, affidabile moglie, che tutto osserva senza battere ciglio.c'erano l'assicuratore e sua moglie, che non possono avere figli,e che adottano i figli degli altri anche solo per lo spazio di una serata, con composta dignità e contenuta nevrosi.c'era la collega che ha lottato anni per avere un bimbo ed ora che il bimbo c'è, si circonda di baby sitter, perchè ha paura a restar sola col piccolo.e poi noi, io e il convivente, così vicini così lontani, solitari e un pò ottusi (io), testardi e solidi (il convivente), indispensabili l'uno all'altra, nonostante i sedici anni di strada comune (o per colpa dei sedici anni di strada comune),nonostante tutto.freak a modo nostro,pure noi.inevitabilmente.
lunedì, 30 ottobre 2006
babelBabel è imperdibile; il ritmo narrativo è incalzante, toglie il fiato per l'intensità delle interpretazioni e per la lucida volontà di raccontare il babelico mondo che abitiamo.Inarritu fotografa, in stato di grazia, universi paralleli, accomunati dal fracasso della globalizzazione che avanza, inesorabile; l’america ricca e quella clandestina (la lezione di altman e di carver ben metabolizzata), l’africa dignitosa, pasolinianamente candida e violenta, e l’oriente ipertecnologico e muto di significati (per spietato contrappasso la sordità reale della protagonista, si scontra con l’effettiva incapacità di ascolto degli altri.anche in questo caso,nulla da invidiare alla lungimiranza struggente di kim ki-duk o di kitano).le tre storie, che si sviluppano per gemmazione, confluiscono nella babele di solitudine e incomunicabilità che finisce per essere (il più delle volte) la nostra vita, e il lietofine, quando e se arriva, non perdona e non risolve.la fine dell’infanzia, la fine dell’adolescenza, il limbo della maturità, il silenzio consapevole e inabile della vecchiaia, in questo film c’è davvero tutto, e senza una sola sbavatura: la leggerezza e il tormento, la salvezza e gli inferni a cui non rinunciamo, la solitudine e il privilegio del vivere.grande cinema, davvero.
venerdì, 27 ottobre 2006
oggi in aula docenti avvisano che è morto il padre di un alunno. in classe i volti sono cupi e interrogativi, la collega di italiano finge normalità, organizza la raccolta euro per il manifesto, annuncia alla classe che, comunque, oggi doveva interrogare, e lo fa. i ragazzi si guardano l'un l'altro rabbiosi, ma come, facciamo finta di niente!? il malcapitato bravo di turno ripete la lezione meccanicamente, nessuno lo ascolta, nemmeno la collega che sperava di non dover affrontare discorsi ingombranti ma è oppressa comunque dalla situazione. la prospettiva di due ore da passare, si fa insostenibile.uno degli alunni più indisciplinati della classe, si tira sulla testa il cappuccio della felpa e piange, in silenzio, nessuno lo consola, ha perso il padre anche lui,un paio di anni fa, stà rivivendo lo strazio della perdita, di riflesso.la collega non vede, o non vuole. dopo un pò, glielo faccio notare: devo proprio andarle fisicamente accanto e dirle che i.stà male e dovremmo fare qualcosa per lui.allora gli si accosta,finalmente.quando esce dalla classe per parlottare con le colleghe, mi avvicino anch'io a i. e provo a parlargli.non voglio fare un discorso di circostanza, dico poche cose a lui,sul fatto che può stare vicino a c. più di chiunque altro e aiutarlo, capirlo.poi mi rivolgo alla classe e ribadisco l'evidenza, la morte può arrivare per strade più violente e gratuite di quelle solite, la morte improvvisa di un genitore stroncato da un infarto è devastante per un ragazzo, non ci sono risposte, si può essere solidali, senza vittimismi, si deve essere consapevoli delle fasi del lutto (è un lutto anche la fine di un amore, la perdita di un amico,aggiungo) l'incredulità, la rabbia, l'accettazione sono le vie di fuga razionali, cito winnicot : vivere è la terapia che ha senso,la vita costringe/convince alla vita.in un silenzio davvero innaturale, stracarico di attese, finisco di parlare, sentendomi, inevitabilmente, un pò falsa, un pò retorica.mi viene in mente il sopravvissuto di scurati, che si affanna a veicolare senso e valori in mezzo ai suoi alunni,per poi annegare nella sua privata impotenza esistenziale.la collega rientra.non sa che fare, mi guarda,poi il colpo di genio, tira fuori un libretto che gira duranti i collegi, una raccolta di note disciplinari raccolte dai registri di mezza italia da un occulto compilatore,è un libro in cui gli studenti appaiono per quelli che sono, scanzonati e scemotti, di sicuro fantasioni e ironici, la categoria docenti,invece, risulta isterica e reazionaria, comica perchè inconsapevole di esserlo.l'atmosfera si alleggerisce, i ragazzi ridono, la collega fa notare a i. che mezzo libro ricalca le sue gesta, nulla di nuovo sotto il cielo, dunque, i.sorride.rivaluto subitaneamente la collega.senza discorsi, ha ottenuto il disgelo.
giovedì, 26 ottobre 2006
"bisogna essere sempre stupiti.quando diamo le cose per scontate, ci impediamo di essere felici."
crialese - intervista su duellanti
mercoledì, 25 ottobre 2006
da domani torno ad essere una studentessa universitaria.il giovedi è il mio giorno libero da scuola, ergo posso seguire una delle tre lezioni settimanali previste del corso di storia dell'arte a cui mi sono iscritta, in previsione di un eventuale futuro presunto concorso a cattedra/ corso riservato per conseguire l'abilitazione all'insegnamento della suddetta disciplina (già collezionate le altre).si tratta dei due esami di arte che avrei dovuto dare in tempi non sospetti, assieme agli altri del mio corso di laurea, ma erano tempi di fuffa idealista e preferì seguire corsi con docenti che mi ispiravano di più.il convivente ha subitaneamente smontato il mio entusiasmo in merito alla cosa, facendomi acidamente notare che alla mia età e con la mia (presunta) intelligenza, avrei dovuto insegnarci all'università, non tornarci da matricola, costingendomi al solito bilancio esistenzial-professionale tisico e sfiduciato.certo che,a stare alla sua analisi spietata,chi si prende una seconda laurea è un coglione e un fallito! chissà, forse è solo un pò invidioso, oppure no, ha ragione, e questo è solo un altro dei miei modi di riempire il tempo.però un pò di entusiasmo mi avanza.vedremo quanto dura...
martedì, 24 ottobre 2006
ho accettato di partecipare ad una gita di due giorni con tutti gli alunni diversamente abili della scuola.una cosa molto felliniana,del tipo pazzo in gita che fugge in cima all'albero ("voglio una donnaaa!).succederà di tutto.le colleghe che hanno organizzato l'evento (tutte specializzate sul sostegno) mi hanno detto che è un'esperienza unica, si torna rinfrancati e soddisfatti di aver dato a questi alunni un'opportunità così (io avevo, debolmente, obiettato che ho la sensazione di ghettizzare questi ragazzi più di quanto già sono, riempiendo un pulmann e portandoli in libera uscita). il mio alunno, che ha solo nove ore di sostegno e programmazione paritaria, nessun deficit fisico, solo un considerevole e spietato svantaggio scio-culturale, aveva detto di non voler andare "con quelli".già è difficile farsi accettare con l'ingombro di miseria che si porta dietro dalla nascita, figurarsi se va in gita con i ragazzi h! questa la pensata iniziale.poi ha cambiato idea, convinto un pò da me (dai andiamo, è tutto gratis, è un bel posto, una bella esperienza!), molto dal tutor h, un super macho che ha grande potere contrattuale con tutti gli alunni della mia scuola. e allora andiamo.a caserta.l'otto e il nove del mese a venire.sono in uno strano stato d'animo, ultimamente.un pò contemplativo, un pò positivo, possibilista (merito dello yoga?).non avrei accettato, in un momento diverso da questo.
lunedì, 23 ottobre 2006
mio cugino è molto pollo e sfigato per vocazione, sfoggia la cosa con un'ironia che non lo salva, ma lo rende simpatico. dev'essere una tara familiare, visto che abbiamo tanto in comune. oggi io, lui e il convivente siamo andati a fare due esami per la patente europea per il computer. il convivente non aveva studiato il modulo power point, confidando nel fatto che non sfigati, per fisiologico senso di colpa e antidoto alla insicurezza, in genere, studiamo tutto per bene. sediamo a tre pc vicini, l'atmosfera è rilassata e ridanciana.siamo tutti convinti di toglierci i due esami davanti. iniziamo dal modulo generale. il cugino sfoglia i suoi appunti, io beneficio della presenza del convi, che di informatica si intende parecchio. aspettiamo i risultati.il modulo è passato. attacchiamo con power point. il convi non l'ha mai usato, io ieri per la prima volta e per un paio d'ore, il cugino lo ha studiato per giorni. le domande sono piuttosto complesse,io e il cugino perdiamo terreno e tempo, il convi rompe che ci ha aiutato prima e vuole essere aiutato adesso, come da impegni presi. la verità è che se la cava benissimo anche da solo, per intuito e intelligenza, mentre il cugino arranca nonostante appunti e studio, ed io riconosco di esser stata superficiale nel considerare il peso di 'questo modulo.tempo scaduto, tutti scettici sull'esito finale. aspettiamo la correzione. il convivente ha passato il modulo power point, io e mio cugino, no. lo ridaremo tra due settimane.seguono polemiche varie, accuse, ironie mordaci del convivente sulle ansie da prestazione che si rifiondano a boomerang su chi ne soffre.così è, se vi pare.
giovedì, 19 ottobre 2006
lunedi e sabato yoga, martedi e giovedi cineforum, mercoledì e venerdì palestra, sabato e domenica pubbliche relazioni. programma settimanale al completo, nessun buco previsto. oggi mi chiama una ragazzina di nome rossella che non dice con chiarezza da chi ha avuto il mio numero e mi chiede se posso farle ripetizioni di latino, perchè domani ha compito in classe, gliel'hanno detto all'ultimo minuto e ora non sa come fare, posso farle questo favore? punto primo il tono la dice lunga sulla tipologia di ragazzina, è arrogante e pure stupida, se pensa che in un pomeriggio posso garantirla in qualsivoglia modo, punto secondo questa qui, nonostante i limiti evidenti fa l'ultimo anno del classico, e di certo di latino sa più di me, a meno che, data l'assoluto grado di deficienza della suddetta, finanche la sottoscritta può vantare competenze stratosferiche. tolta l'arroganza, mi ha ricordato me alla vigilia dei vari compiti in classe, abissi di panico, nonostante fossi una valida e volenterosa studentessa. ieri,alle dieci e mezzo, tornando dalla palestra, ho lanciato una sguardo alle finestre di casa mia.il convivente era rientrato e le luci di un bel giallo arancio erano tutte accese.mi si è stretto il cuore, la mia casa senza me, un pò come la mia vita senza me, funzionante e calda, palpitante di consuetudine.
domenica, 15 ottobre 2006
Non è proprio il giorno dei tuo compleanno, però è di domenica e le feste si fanno (...)
Ti han fatto il regalo, son stati carini,il disco di moda ed i cioccolatini,
la zia dalla porta ti manda i cugini, "perché non volete i bambini"? (...)
Non piangere il giorno del tuo compleanno, gli amici ti guardano, cosa diranno,
tra un po' se ne andranno e tuo padre starà alla T.V.
(...)Consolati e pensa che il tuo compleanno ritorna fra poco, soltanto fra un anno,
gli amici gentili un regalo faranno, ed il tuo tempo va
e non tornerà
il compleanno - guccini
mando un laconico sms agli amici soliti, avverto che ci vediamo per stare un pò assieme per un quasi compleanno (il mio), nel senso che ci sarà una torta, ma si può soprassedere sul regalo, che poi il compleanno sarebbe domani, ma la domenica e i compleanni mi deprimono, ergo, facciamo finta di niente, vediamoci e basta. passiamo la serata a domare i bambini che sono belli e vampirizzano attenzione e discorsi; l'amica più indelicata rimarca l'evidenza e suggerisce che mi tocca figliare, visto che sono l'unica che non ci ha ancora provato seriamente.la suddetta mi ha regalato un portachiavi. a me! fosse stato di hello kitt* avrei gradito, ma è di insulsa marca. meglio sarebbe stato non far regali, come da me suggerito. all'arrivo della torta soffoco in modo terroristico il tentativo di intonare la canzoncina di rito, e faccio spegnere la candeline alla bimba di turno, che gradisce la cosa più di me.osservo loro e me, smonto da me il mio cinismo. sono venuti, sono contenta. e poi il regalo più bello me lo son fatto da sola, con la lezione di yoga nel primo pomeriggio. domani stacco il telefono e non dico nulla al gruppo ,inconsapevole, di amici (senza figli) che viene a cena. Adda passa' 'a nuttata.
mercoledì, 11 ottobre 2006
metti una sera che stai già scazzata (il convivente è al bridge=scazzo garantito) metti un film che già sai, ti colpirà al cuore, ti impedirà smemoratezza e ti costringerà a fare un bilancio erotico-amoroso sporco, sconveniente, privatissimo.metti una visione tesa e consapevole. metti che ti identifichi perfettamente col protagonista ispettore (lo cascio non mi è mai sembrato così bello!), che indaga sul caso della studentessa masochista che si è fatta assassinare, lui, che ha una storia normale con contorno solito di malessere, e che smette di fare il garante della moralità, dimentica di farsi forte del fatto che «Noi siamo i chirurghi, non le viscere»,e scende all'inferno, dismette l'aureola di chi chi giudica e si salva, sceglie il suo personale girone e vi sprofonda consapevolmente, senza smettere di sapersi colpevole. metti lo sguardo di gesso del satiro danzante, riemerso dal mare nero della temperanza, a ricordare che vizio e lussuria sono l'altra faccia di equilibrio e amore. risultato certo: essere ancora intirizzita di livide atmosfere noir(bella fotografia di Daniele Ciprì), ossessive( musiche di Umebayashi ),e della sceneggiatura (volutamente) spezzata, a tratti lacunosa, pericolosamente vicina, per dannante ispirazione, alle perversioni coniugali ( oniriche e reali) di kubrickiana memoria in Eyes Wide Shut.
lunedì, 09 ottobre 2006
Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.
la notte nell'isola - neruda
venerdì, 06 ottobre 2006
"pressorè" mi apostrofa un alunno non mio, sfecciandomi accanto in bici, senza fermarsi un attimo e senza rinunciare a dami voce, per salutare. deve essere uno di quelli incrociati in occasione di una supplenza, uno di quelli che mi hanno studiato e subito hanno dedotto che non avevo polso ma ero giovane e simpatica, quantomeno curiosa, diversa dalgi altri, di sicuro. in genere quando vado via, dopo averli ammansiti per tutta l'ora con chiacchiere e giochini psicologici ,mi inseguono sulla soglia e mi chiedono: quanti anni ho, dove insegno (in che classe), sono fidanzata, posso prendere il posto della loro insegnante di italiano? l'ultima volta mi hanno attribuito con convinzione e in ordine sparso 18, 24, tra i 30 e i 40 anni (!!!). trentatré; confesso. sgranano gli occhi.finirà questa pacchia di non dimostrare l'età che ho, niente più limbo anagrafico, tentativo mimetico di rendermi indefinita.
martedì, 03 ottobre 2006
E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
e poi scuse e accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi ridi vivi o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore?
de andré - hotel supramonte
domenica, 01 ottobre 2006
Ti ho stretto in carezze contratte,
pulsanti,
da anemone di mare,
mentre ero in ascolto,
piena di una linfa
che non sapevo mia.
Io ero la viola, tu
la primula.
fare yoga è una via di mezzo tra dormire e fare l'amore. il senso di abbandono deve essere sintonizzato sul respiro, ti accorgi che funziona quando hai una ritrovata consapevolezza del tuo corpo, e mentre il maestro chiama all'appello tutta la tua anatomia (anca destra, fianco destro, omero, torace,cuore, ombelico, sesso) perchè tu possa guidare il respiro ovunque, senza più nulla trascurare, del corpo ritrovato ti liberi. le posizioni sono innaturali, all'inizio ci si sente costretti, tesi ad arco e in difetto, il respiro fatica a trovare spazio. poi ti accorgi che gli asana (posizioni yoga) fungono da correttivo a posture sbagliate, viziate dalla pigrizia e dalla fretta di vivere come viene. qualche riserva mi avanza; sentirmi respirare e rilassarmi è un fatto così intimo, che costa fatica anche solo pensare di farlo in mezzo agli altri.e invece...invece funziona così, anche perchè è un altro esercizio mentale, è una strana forma di condivisione con chi non conosci. alla fine ci si alza un pò ubriachi, mente ripulita e senso di leggerezza vertiginosa, si ridacchia con gli altri commentando il fatto che qualcuno si è addormentato ed è riuscito a svegliarsi puntuale, a lezione finita (risorse della mente!?),e che bisogna tornare fuori. seconda lezione e ho la (felice) sensazione di aver trovato una delle soluzioni possibili (oltre a dormire e fare l'amore) alla mia accidia.
domenica, 24 settembre 2006
crialeseNuovo Mondo è un film straordinario.non mi aspettavo niente di diverso da Crialese,già autore di Respiro,intensa favola crudele con la Golino radiosa e spettinata, (incompresa, nascosta, rinata). sceneggiatura e fotografia sapienti, tese a raccontare l' umanità anticonvenzionale di un popolino che vive una dimensione tanto arcaica da sfiorare l'irrealtà mitologica, tanto candido da credere alla favola del paese di cuccagna,tanto disarmato da darsi in pasto alla frenesia selettiva e spietata del nuovo -ingeneroso - mondo,dopo l'incubo collettivo (e solidale) della traversata oceanica. ancora una protagonista femminile incantevole, (im)perfetta incantatrice,solitaria maga risanata del Gioco del mondo di Cortazar. strepitose le intuizioni che si oggettivano nelle visioni oniriche; la fatica e l'aspettativa del vivere quotidiano, il disorientamento e la nebulosità di una nuotata senza direzione, se non l'unica possibile, nel fiume di latte dell'esistenza.
ricominciamo a vedere case.se riesco a comprare una casa, mi dico, forse riesco a dare un punto fermo alla mia vita.smetto di rimandare temporeggiare rimuovere, inizio a costruire. mi trascino dietro il convivente, che ha tentato di glissare sostenendo che meglio sarebbe stato lasciare a me la prima scrematura, e lui poteva affacciarsi a vedere le case papabili, invece di attraversarle tutte. la mia espressione, però, deve averlo dissuaso, così adesso quando gli annuncio appuntamenti con gli immobiliari, non fa più resistenza, e mi risponde con un laconico ok, e aggiunge "tanto non la troveremo mai, una casa che ti piace" e mi ricorda la storiella di quello in procinto di essere impiccato che aveva, però,ottenuto facoltà di scegliere un albero di suo gradimento , e finisce per sfinire gli aguzzini, facendogli fare strada su strada.
casa numero uno: ci accoglie la padrona di casa che si giustifica-presenta raccontando che è testimone di geova e deve seguire la comunità in altra sede, solo per questo lascia l'amato nido, e ha fretta, ma sul prezzo non si transige. la casa ha grandi stanze squadrate, buie e soffocanti, perchè gli affacci sono tutti interni, la cucina e il bagno hanno finiture di quarant'anni fa, mattonelle in dissesto, i muri sono grigi di fumo e polvere ( la cementeria è pericolosamente vicina, nonostante si sia in zona centrale).mi si stringe il cuore nella stanza delle bambine, nel disordine rimesso in ordine apparente, aleggiano come due fantasmini, foto incorniciate di sorrrisi in posa e animali di pezza, cuscini con gattino a coronare ogni copriletto. sono imbarazzata, entrare nelle case altrui mi incuriosisce (perec insegna), e mi addolora, perchè tutto è così nudo ed esposto, le nostre vite danno forma ai nostri spazi, i luoghi abitati confessano, ci inchiodano. impressione generale negativa, prezzo troppo alto, considerato che rifarei tutto, o non sopporterei viverci.
casa numero due: la ragazza dell'agenzia deve aver capito che tipa sono, stavolta ci ha preso, finalmente dice cose che hanno una qualche credibilità. vedrai- avvisa- questa è davvero bella, tutta ristrutturata, perfetta per una coppia giovane (ma possiamo ancora definirci una coppia giovane io e m.? abbiamo amici che hanno fatto in tempo a mettersi assieme, sposarsi, figliare e separarsi, tale è la durata della nostra storia!) la casa è nel centro storico, ho sempre rinunciato a priori pensando al fatto che non sappiamo montare una lampadina, figurarsi curare la manutenzione di un immobile da rifare. il prezzo è ottimo, per una casa ristrutturata e centrale, ma il prezzo comprende due ripide rampe di scale verticali, tipiche delle case di una volta, niente ascensore of course. la casa, poi, è su due piani, comunicanti attraverso scala di ferro battuto. finiture nuove di zecca, e, incredibilmente, di buon gusto. ci lascerebbero pure la cucina in muratura, visto che non possono portarsela dietro. è una casa nido, toni caldi e controsoffitto in legno scuro. potrei sorvolare sulle due rampe di scale, daccordo, ma un altro problema c'è; manca una stanza. la padrona di casa ammette di lasciare per via dei due figli, che non sa dove mettere, e che per il momento dormono con lei in camera da letto. in effetti, pur essendoci, lo spazio è mal diviso, e non si poteva far di meglio, si vede che l'intervento dell'architetto non è bastato. stanza da letto, bagno e salotto su un piano, cucina abitabile, bagno di servizio e verandina per metà coperta(pareti di vetro, listelli di legno a losanghe e cotto per pavimento), per metà scoperta (tripudio di rampicanti e visioni di ipotetiche cene all'aperto). bella.però,scomoda.un affar.forse.il rischio è che tra cinque anni avremo lo stesso problema della signora, due bambini in camera da letto, per mancanza di uno spazio loro- dico al convivente,che gongola perchè ho ipotizzato i due figli, io che,in genere, sono restia e nebulosa sulla questione. e poi la padrona di casa ha ammesso di non esserci praticamente vissuta in questa casa;date le due gravidanze, si è trasferita dalla madre. mi immagino incinta al settimo mese arrancare per le due rampe verticali a rischio della gravidanza,come la suddetta signora, e penso che se compriamo questa casa mi maledirò parecchio. però, peccato, era proprio bella.e scomoda.per questo costa poco...
domenica, 17 settembre 2006
ieri pomeriggio bagno di folla in fiera. m. mi molla all'ingresso e va in centro a leggere libri a scrocco alla feltri; dopo una settimana di lagna sul fatto che c'era la fiera e io non ci stavo andando, si è arreso all'evidenza e mi ci ha fisicamente portato (perchè da sola proprio non mi decidevo).sola e insoddisfatta, faccio il biglietto ed entro. giro tra gli stand e prendo visione di oggettistica e arredo etnico, arredo noblesse oblige, panini coi crauti, nuove carabattole da record dell'inutilità. la fiera è sempre la stessa da anni. ci compri più o meno le stesse cose da sempre.continui ad andarci perchè, ti ripeti, ha un valore affettivo, e consumistico, è il sostituto odierno delle ataviche fiere di paese (per intenderci quelle alla macondo, del tipo in cui "Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l'aveva condotto a conoscere il ghiaccio").e poi ci sono stata per la prima volta di nascosto, con l'amica del momento, a undici anni, senza dirlo a nessuno, se non a cose fatte (e significava aver preso treno autobus e vertigine di folla e merci in illegittima autonomia).anno dopo anno ho ripercorso i miei stessi passi, cazzeggiando. poi, alle soglie della convivenza,ho scovato, tra i mille, uno stand di mobilio eco-compatibile e anti campo magnetico, non trattato, se non a cere e pigmenti naturali,ed ho comprato un letto basso, di legno scuro e pesante, che a tutt'oggi più che a un letto giapponese, associo a una larga, quieta zattera in cui arenarsi.il convivente, in quella occasione c'era anche lui, poi ha tentato di dissuadermi dal tornare, ancora. e invece rieccomi, anche quest'anno.dopo due ore stremanti, portata dalla massa, con gli occhi pieni di cose che volentieri mi porterei a casa, mi lascio dissuadere dai pochi soldi che ho da spendere e dagli esigui spazi disponibili e , soprattutto, sono consapevole della fugace gratificazione ottenibile dall'acquisto compulsivo di qualsivoglia merce, compro solo: un sacchetto di gelatine alla frutta artigianali, marionette da dita e decorazioni indiane natalizie a fondo nero, con su cerbiatti volanti che paiono usciti dal pennello miniaturista di Marguerite, amante traditrice ne "la vita istruzioni per l'uso" di perec.
giovedì, 14 settembre 2006
L'autunno negli occhi l'estate nel cuore
la voglia di dare l'istinto di avere
e tu, tu lo chiami amore e non sai che cos'è
e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi il perché.
[Fabrizio De Andrè - Terzo intermezzo - da Tutti morimmo a stento]
mercoledì, 13 settembre 2006
incontro A. fermo nei pressi di una fontanina, al parco di fronte la stazione (come un pensionato-penso). mi si piazza di fronte e mi chiede se lo riconosco. non ci incrociamo da anni, ma sì, lo riconosco. è uno di quelli che si è perduto. di belle speranze, acume cinico, prospettive arroganti. ed ora eccolo qui. si è poi laureato, in psicologia, ma ci ha messo secoli, e qui non lavora, affianca il padre nell'attività di famiglia, uno di quei lavori dignitosi e grigi, ha a che fare con le pratiche automobilistiche, mi sa. in pochi minuti, dopo aver fatto il complimentoso ed aver appurato che convivo col compagno di sempre e insegno("pero sei sprecata, una come te!" e due! in pochi giorni), attacca un delirio sottilmente mascherato da conversazione tra persone intelligenti. in dieci, quindici minuti, mi parla della nonna morta del cancro paterno della malasanità che lo ha operato di emorroidi, devastandolo, di complotto politico ai danni dell'umanità ad opera di caste di origine semita, del cloro che ci mettono nell'acqua che crea avvelenamento lento e depauperamento delle capacità intellettive.semino il suo monologo di saggi luoghi comuni, pianto un paio di verità sul mio conto così complesse e sincere da risultare impenetrabili pure per me; il sole mi ferisce gli occhi, cerco le fronde degli alberi, mi sforzo di sentire le voci dei bambini dietro le finestre, ma non riesco, forse le elementari non sono ancora iniziate. le persone geniali, stà ancora dissertando A., si autodistruggono, basta niente. gli lancio uno sguardo dolce, capisce, e mi lascia andare. mi allontano con passo deciso, stringo con più decisione la borsa con le squadre e l'album da disegno comprate per G. , l'altro alunno di quest'anno. la madre mi ha chiamato a inizio mese, per chiedermi se doveva mandarlo a scuola ("ma mi mandi i carabinieri, se lo mando a lavorare pure la mattina?"), e poi si è sbilanciata a chiedermi di aiutarla a comprare il corredo scolastico ("vedi tu, io non ho soldi"). G. è il più grande di tre figli, ha quindici anni, lavora in una autofficina, per venti euro a settimana. la madre è disoccupata, il padre pure ed in più ha deciso di fregarsene di questa sua famiglia problematica e non dà più notizie di sè. g. ,coi fratelli e la madre, vive a casa dei nonni materni, in una casetta di due stanze, nel centro storico. il nonno è agli arresti domiciliari, per violenza e atti di libidine su disabile. uno dei fratelli di g. ha un grave handicap fisico, entra ed esce dagli ospedali da quando è nato. g. ha ottenuto l'insegnante di sostegno perchè disgrafico e dilessico, ma soprattutto per il gravissimo svantaggio socio culturale in cui è nato e cresciuto. a scuola si annoia a morte, anche quando ci sono io, è poco motivato, la sua curiosità è stata prosciugata da una vita che si è già manifestata in tutto la sua pesantezza. lo scorso anno, di lunedi mattina, mi diceva "speriamo che arrivi presto sabato!", perchè il sabato pomeriggio e la domenica, l'autofficina chiude e lui è libero. con l'equipe psico-pedagogica concordiamo che è un bene che venga a scuola, anche se viene emarginato da docenti (si, capita anche questo nelle nostre meravigliose ed efficienti scuole pubbliche) e dai compagni di classe; almeno stà lontano per mezza giornata dal suo vissuto disgraziato, e certe disgrazie(l'emarginazione) sono meno gravi di altre(l'indigenza). se avessi aspettato le nomine sulle mie materie, a quest'ora starei preparando versioni di latino e organizzando moduli interdisciplinari di storia della letteratura e linguaggio filmico, per classi di normodotati più o meno interessati (al voto, alle mie discipline) e G. sarebbe lontano anni luce da me. e però mi sento forte dal fatto che servo più ad un alunno come G. e se oggi, dopo esser sfuggita al vaniloquio di A.,psicologo imperfetto, che non basta neanche a se stesso, figurarsi agli altri, mi sono sentita tra i salvati, piuttosto che tra i sommersi,e sono contenta di me ( le mie seghe mentali non mi hanno strappato del tutto al senso), è grazie a questo.
lunedì, 11 settembre 2006
l'alunna S. non è diversa dagli altri, all'apparenza. non ci sono tracce di scialorrea, è solo una ragazzina, una comunissima adolescente, meno leccata e tirata delle altre, d’accordo, meno appariscente, meno oggettivamente bella (come le due in prima fila, una assomiglia a Keira Knightley, l'altra a laura palmer del serial di lynch, twin peaks)(però, bellezza a parte, si vede che sono tutte e due un pò stronze).non la avvicino più di tanto, è solo il primo giorno, non voglio rimarcare diversità. poi mi accorgo che non se ne fa un problema, anzi, probabilmente si aspetta l'insegnante di sostegno,è il suo terzo anno in questa scuola, e quindi l'evento non è certo traumatico.sono più spaventata io, di lei. siedo accanto ai docenti curricolari, parlo quasi niente, la classe osserva, studia le mosse. conosco gli effetti decisivi delle prime impressioni.sono stata una studentessa anch'io,liquidavo in fretta chi non mi convinceva del tutto.quando mi avvicino solo un attimo per darle la mano e dirle che quest'anno l'affiancherò, per aiutarla nello studio, come una qualunque adolescente mi sorride con gli occhi che brillano, da di gomito alla compagna che le siede accanto, e fa un piccolo applauso di consenso entusiasta.bene.la prima impressione è andata bene.un buon inizio.senza parole, però. quando una collega le chiede come ha passato l'estate, S. non proferisce parola, ma si fa capire lo stesso; non è andata al mare, si ritirava tardi la sera (spallucce e gesto con la mano per dire "me ne andavo in giro"), e poi si svegliava tardi al mattino (sorriso quasi di scusa e pollice alzato ad indicare l'ora della levata). della serie "strategie comunicative". vedremo come gestire contenuti didattici con modalità comunicative di questo tipo, una bella scommessa.
in sala insegnanti un tizio mi studia con più attenzione di altri. e poi mi chiede se non ci conosciamo. mentre quasi mi arrendo, capisco.è il mio professore di religione delle medie, l'immagine che ancora conservavo di lui, viene bruscamente sostituita da quest'altra; bianco e imbolsito,solo il sorriso buono, un pò troppo melò, non è cambiato.sono stata una alunna diligente e sveglia (mi son guastata con l'età), molto amata da alcuni insegnanti, molto ignorata dalla maggior parte dei compagni, ora so di cos'era fatta la mia diversità, mi è capitato di intravederla in alcuni dei ragazzi a cui ho insegnato, capita di essere precoci per alcuni aspetti (non tutti, eh!), e in genere la si paga cara. il prof si mostra contento, dice che sono uguale a come mi ricordava (mah, sono passati solo vent'anni), e che sono stata una delle sue allieve preferite. mi sento un pò in trappola, gli anni delle medie sono stati anni infami e nebulosi, e con questo qui avevo un rapporto un pò conflittuale, come con tutti i credenti praticanti ortodossi un pò untuosi.mi offre un caffè e mi bacia le guance. mi dice che si aspettava facessi un altro lavoro ( quale, di grazia? -avrei dovuto chiedere). sarà un caso che i ragazzini precoci e un pò sfigati, finiscono col fare gli insegnanti (vendetta, unica via di salvezza o ripiego lavorativo?).
domenica, 10 settembre 2006
la stella che non cmentre usciamo dalla sala incrociamo E. e R.. il parere su un film, a caldo, vale e non vale. si è sempre troppo presi dall'emotività del finale, o da quello in cui ci si è riflessi, personalizzando la visione. però tutte le volte che incrocio amici, mi sento un pò tenuta a dar spiegazioni (deformazione professionale?), soprattutto quando mi accorgo che stanno liquidando l'analisi in fretta, perchè si sono annoiati, il film era più o meno indigesto (nel senso di non facile, rasserenante), e loro hanno gia i loro problemi, ci manca solo rompersi le palle al cinema con le elucubrazioni e i cerebralismi di qualcun'altro. è in questi casi che mi ergo a paladina dei bei film difficili (che poi, i bei film, non possono non essere difficili). di certo risulto saccente, ma me ne frego, è più importante tentare di scuotere chi è distratto,o troppo pigro. E. non fa in tempo a confessare che il primo tempo era pesante, e durante il secondo si stava addormentando, che la investo con le mie considerazioni entusiastiche. le parlo della capacità e dell'onestà di sguardo del regista, mi sbilancio a citare la sapienza zen di cui è portavoce la giovane protagonista del film, portatrice sana (antieroica) di umanità e solitudine profonda, evoco la lezione neorealista, tra intimismo e volontà di testimonianza impietosa, la vita vera indagata in presa diretta, senza buonismi e senza vittimismi. E. si scuote, cita qualcuna delle massime-chiave di volta del film: "la via del ritorno è sempre più breve", "la canna da zucchero non è dolce da tutte e due le parti", per dimostrare di aver seguito con buona volontà. io incalzo, il nome del protagonista (buonavolontà, appunto) ,racchiude il senso propositivo del viaggio, ma non garantisce senso "a senso unico"; questo viaggio di conoscenza, alla scoperta della diversità di un orizzonte culturale lontano, talmente complesso da sembrare inconoscibile, permeato di contraddizioni irrisolvibili, diventa viaggio di autoconoscenza, e poi di riconoscimento nell'altro, diverso, e uguale. insomma questo qui era davvero un buon film, capito? E. e R. mi guardano tesi. torniamo a sorridere quando, davanti al portone di casa, ci raccontiamo cosa mangeremo per cena, evochiamo i disastri legati alla loro condizione di neo-sposi tra tripudio di pizze surgelate e incomprensibili defaiance della pentola a pressione.poi ci salutiamo. non riesco a non pensare che la prossima volta che mi incroceranno all'uscita da un cinema, mi eviteranno.
sabato, 09 settembre 2006
ieri primo ingresso (mesto) nella scuola in cui completo cattedra quest'anno. la preside, sormontata da gialla capigliatura laccata alla moratti, ci informa che ama profondamente i ragazzi disabili che frequentano la sua scuola, e guai a noi se li trattiamo male (sic!). poi vengono assegnati i casi. della mia nuova alunna vengo a sapere classe e nome, per avere maggiori informazioni avvicino la coordinatrice del gruppo h, e cerco di capire dalla faccia che fa il livello di gravità o facilità del caso. S. è dislalica, mi dice (traduco mentalmente: ha problemi di articolazione del linguaggio, non la capirò quando parla!). non mi è mai capitato un caso simile. la capacità affabulatoria è una delle frecce al mio arco, come farò con questa ragazzina, penso subito sgomenta? in realtà, riformulo la questione,lei parla e io non la capisco,non viceversa, spero.poi mi fiondo a leggere la diagnosi funzionale vergata dall'equipe psico-pedagogica. s. è in terapia farmacologica (antiepilettici), è timida, ansiosa, emarginata dal gruppo classe, ma tutto questo non inficia il livello cognitivo, è curiosa, non ha un basso livello di autostima, è attenta alle azioni degli altri, li osserva con ammirazione. è soggetta a scialorrea (sbava, traduco, sempre mentalmente) . conosco la scialorrea, è difficile non provare disgusto, le labbra socchiuse che non riescono a contenere la saliva, le parole che vengono fuori umide: ne ha sofferto mia nonna, quando era in terapia farmacologica da psicofarmaci, a volte è una conseguenza legata all'assunzione di medicinali ipnotici. un anno prima che morisse, dopo aver passato mesi a inseguirla per strada in vestaglia da notte, in preda ai suoi attacchi di demenza senile, i miei decisero di sedarla per poter tornare a vivere una vita normale. la nonna, a quel punto, non si precipitava più in strada per sfuggire agli immaginari attacchi bellici che le risuonavano nella testa, se ne stava buona e svagata sul divano, e, col fazzoletto, ogni tanto, si tamponava il fiume in piena di saliva filamentosa procurata dagli ipnotici. la scialorrea, applicata ad una ragazzina di sedici anni, non so immaginarla, ancora. mi faccio forza. mi dico che ho risorse affettive che in genere confortano e fanno sentire i miei alunni accettati, neanche io so come riesco ad esser credibile, con tutto il disincanto solito che mi recito come un mantra, per convincermi (rassicurarmi) che la vita è una fregatura, soprattutto.
in questa nuova scuola scopro, con disappunto, di avere per collega una vecchia amica che mi ero, volutamente, lasciata alle spalle. naturalmente lei mi vede e non mi molla più. mi trascina a casa sua per un succo di frutta, tiepido, avanzato ai figli cavallette. mi parla per ore dei casini che ha combinato in questa scuola con colleghi e preside, mi ammorba coi suoi problemi esistenziali, mi terrorizza per la costanza con cui crea situazioni squallide. registro stancamente che avevo fatto bene ad allontanarla, e ora dovrò, piano piano, neutralizzarla, di nuovo. nel mentre guardo la sua casa, sconclusionata, senza l'ombra di libri dvd cd foto stampe in giro, tutta mobili finto minimal chic e letto matrimoniale in pelle beige, cucina lineare e verdino muffa alle pareti, cotto e parquet per pavimento,penso che davvero, tutto torna, e mi sento gelare (chissà cosa racconta la mia casa ad occhi estranei).
unica nota positiva della giornata, i giochi sul pavimento con il piccolo di g. (che mi fa sorrisi molto convincenti ed entusiasti e mi chiama cantilenando "ananana"), e la lunga fiaba della buona notte ascoltata a sbafo, mentre g. lo cullava per addormentarlo. poi esco nella notte, sola,coi miei capelli sciolti, premendomi gli occhi senza palpebre,e nel tragitto fino all'auto mi recito eliot.
"Ho i nervi a pezzi stasera. Sì, a pezzi. Resta con me.
Parlami. Perché non parli mai? Parla.
A che stai pensando? Pensando a cosa? A cosa?
Non lo so mai a cosa stai pensando. Pensa."
Penso che siamo nel vicolo dei topi
Dove i morti hanno perso le ossa.
"Cos'è quel rumore?"
Il vento sotto la porta.
"E ora cos'è quel rumore? Che sta facendo il vento?"
Niente ancora niente.
E non sai
"Niente? Non vedi niente? Non ricordi
Niente?"
Ricordo
Quelle sono le perle che furono i suoi occhi.
"Sei vivo, o no? Non hai niente nella testa?"
Ma
0 0 0 0 that Shakespeherian Rag...
Così elegante
Così intelligente
"Che farò ora? Che farò?"
"Uscirò fuori così come sono, camminerò per la strada
"Coi miei capelli sciolti, così. Cosa faremo domani?
"Cosa faremo mai?"
L'acqua calda alle dieci.
E se piove, un'automobile chiusa alle quattro.
E giocheremo una partita a scacchi,
Premendoci gli occhi senza palpebre, in attesa che bussino alla porta.
(Thomas Stearns Eliot 'La terra desolata')
postato da esulipensieri | 12:47 | commenti
due volte battisti. due punti di vista. canzone dell'amore negato.
prendila cosi'
prendila cosi'
non possiamo farne un dramma
conoscevi gia' mi hai detto
i problemi miei di donna
certo che lo so', certo che lo so'
non ti preoccupare
tanto avro' da lavorare
forse e' tardi e rincasare vuoi
no che non vorrei
io sto bene in questo posto
no che non vorrei
questa sera e' ancora presto
ma che sciocca sei ma che sciocca sei
a parlar di rughe
a parlar di vecchie streghe
meno bella certo non sarai!
e siccome e' facile incontrarsi
anche in questa grande citta'
e tu sai che io potrei purtroppo
non esser piu' solo
cerca di evitare tutti i posti
che frequento e che conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi
per non ferirsi di piu'
lasciami giu' qui,
e' la solita prudenza
loro senza me
mi hai detto
e' un problema di coscienza
certo che lo so', certo che lo so'
non ti preoccupare,
tanto avro' da lavorare
forse e' tardi e rincasare vuoi
no che non vorrei,
io sto bene in questo posto
no che non vorrei,
dopo corro e faccio presto...
meno bella certo non sarai
e siccome e' facile incontrarsi,
anche in questa grande citta'
e tu sai che io potrei
purtroppo, anzi spero
non esser piu' solo
cerca di evitare tutti i posti
che frequento e che
conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi,
per non ferirsi di piu'.
prendila cosi',
non possiamo farne un dramma...
canzone dell'amore tradito e (ri)trovato
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Dove vai quando poi resti sola
il ricordo come sai non consola
Quando lei se ne andò per esempio
Trasformai la mia casa in tempio
E da allora solo oggi non farnetico più
a guarirmi chi fu
ho paura a dirti che sei tu
Ora noi siamo già più vicini
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
Le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto
Dove vai quando poi resti sola
senza ali tu lo sai non si vola
Io quel dì mi trovai per esempio
quasi sperso in quel letto così ampio
Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei
io la morte abbracciai
ho paura a dirti che per te
mi svegliai
Oramai fra di noi solo un passo
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto
sabato, 02 settembre 2006
il dado è tratto.ancora sostegno.anno terzo. prima riunione dipartimentale gruppo h.stessa scuola dello scorso anno, in cui ero riuscita a tirare avanti solo all'idea di non metterci più piede. mi ritroverò con i colleghi con cui non ho legato, con gli alunni sottoproletari (del tipo mutazione antropologica pasoliniana, cioè violenti e cinici, incattiviti da un sistema che ne governa i bisogni privandoli dell'anima). al coordinatore che mi chiede perchè ho preferito due scuole (nove ore qui più nove ore altrove) alla cattedra piena disponibile, non posso certo rispondere che meno ci resto in questa scuola, meglio stò. chi è causa del suo mal pianga se stesso. mai mancato di pianger su me stessa. anzi.
domenica, 27 agosto 2006
e insomma, leggere scurati prima dell'inizio di un nuovo anno scolastico, non è stata una buona idea.anche perchè il finale (per quanto mi riguarda) non ha liberato catarsi risolutive di tutto quel luttuoso meditare sui vissuti inconcludenti di noi insegnanti "giapponesi". l'aria si è freddata ( un anticipo d'autunno?). ieri sera incrociato il coordinatore del gruppo h della scuola in cui ho lavorato lo scorso anno, che, beninteso, aveva cercato di farmi fuori per favorire non so chi; mi ha apostrofato sinceramente interessato alle eventuali scelte di quest'anno ("tornerai?o ti sei spaventata?"). la scuola dello scorso anno era una delle peggiori in cui io sia mai incappata, alunni e docenti disperanti. lui, poi, era un coordinatore tronfio e ammanicato, molto ipocrita. potessi scegliere mi terrei lontana da entrambi.
è questo che fa più male. posso scegliere? sono io stessa a precludermi strade? come nel su citato romanzo, finisco per destinarmi a punizioni sottili e impietose, e provo pietà per il resto del mondo .
giovedì, 24 agosto 2006
riesco ad aggiornare il blog solo dal pc di studio.il vecchio pc stanziale a casa dei miei si rifiuta di caricare il programma, il portatile di casa mia non può navigare per mancanza di rete telefonica fissa. ed è un po snaturante scrivere solo a comando e non d'impulso, cosa che avrei fatto in abbondanza, data l'assenza dei miei e il cazzeggio nella mia stanza di adolescente e poi ragazza, dato che c'è noè da rassicurare da tutta questa solitudine forzata.ieri l'altro mi ha graffiato. orecchie indietro e occhi da tigre feroce. poi rimproverato, si è tenuto a debita distanza tutto il tempo, sotto un tavolo, con l'aria contrita.
il csa promette la pubblicazione dei calendari delle nomine a tempo determinato, e poi, immancabilmente, sfora, rimanda, senza neanche cercar scuse. di che morte morire quest'anno? sostegno, ancora, o disciplinari?scontenta di tutte e due le cose. il sostegno è poco stimolante(no, non dal punto di vista umano). e professionalmente frustrante per via della masnada di colleghi (e alunni) stronzi. con le disciplinari, data la mia posizione relativa, finirò sbattuta in posti scomodi e distanti, angosciata dalla mia sempre più fumosa dimestichezza nei confronti del latino (della letteratura italiana, giammai!). una collega più realista mi diceva di essere tranquilla, di non temere gli anni, trascorsi e ancora da trascorrere, sul sostegno, perchè immagina di arrivare prima o poi sulle disciplinari, per le (minate) vie promesse dal suo percorso di studi. vorrei essere serena anch'io. ma, evidentemente, non è nella mia natura esser serena.
stò leggendo "Il Sopravvissuto" di scurati. molto bello. molto (molto) triste. quest'uomo dalla scuola pubblica c'è realmente passato, l'ha respirata in tutte le sue contraddizioni, caricandosi pure del peso di una capacità di autoanalisi senza vie di scampo, impietosa,e perciò illuminante. che la bellezza (grandezza,importanza, valenza conoscitiva) di un libro-film-quadro-teorema sia anche triste, non è ossimorico, mi sa che finisce per essere condizione imprescindibile.
domenica, 20 agosto 2006
tornata dal viaggio, vengo assalita dalle proposte di passeggiate-all'-ombra delle amiche neo-mamme, rimaste in città coi pargoli troppo piccoli.annoiate, chiedono compagnia. dopo aver detto sì tante volte, ora come ora, soppeso attentamente la cosa. i figli delle mie amiche sono molto carini e bambineschi. e a me i bambini piacciono molto, mi hanno salvato in più di un'occasione da adulti insostenibili e noiosi. ho qualche riserva per quelli proprio piccini, quando strillano, mi verrebbe da fare una scena alla nanni moretti (in Bianca), quando afferra impotente un pianta in vaso, stecchita, e sbraita; "Cosa vuoi!! Piu' acqua, meno acqua, Più sole, meno sole!!!". in genere tranquilli, a volte vivaci in modo esemplare, mentre sei lì a chiederti a chi somigliano, fanno cose pericolosissime e cascano e si rompono, facendoti -sempre- sentire vagamente colpevole, mentre le madri, mezze infartuate, si fiondano su di loro a soppesare il danno. e però sono stanca di fare la zia a cui si affibbia la carrozzina, a cui si fa una testa cosi coi racconti delle audaci imprese e prove di inintellegibile intelligenza del pupo, racconti ribaditi allo stremo a tutti i malcapitati conoscenti incontrati sulla via, mentre si cazzeggia. stanca di sentir pronunciare la fatidica frase "non perchè è mio figlio ma è più bello-sveglio-strepitoso degli altri". mi da fastidio il confronto con il restante universo mondo di bambini, ingiustamente tacciato di inferiorità. è normale, mi rassicurava un'amica senza ancora bimbo a carico, sono i figli! che ti aspetti! mi aspetto meno narcisismo stucchevole, meno proiezioni insane, meno istinto competitivo già penzolante sulle testoline inconsapevoli. poi passo a considerare gli effetti della educazione democratica e anti competitiva che mi è stata impartita e mi sento incapace in partenza; dovessi fare un figlio e dovesse sembrarmi non superiore agli altri? sarebbe un pollo fatto e segnato fin dalla nascita!? orrenda prospettiva (non è forse vero che, a volte, baratterei volentieri gli esiti dolenti dell'educazione democratica con gli effetti di una impostazione narcistico-competitiva, tesa a fregare gli altri?). da qualche parte (cuore? testa?), però, si solleva una fievole protesta, che mi fa riflettere sul fatto che poi, un figlio così, furbo e stronzo, lo disconoscerei, e quindi ben venga se attinge dalla mia sensibilità ipertrofica, vorrà dire che sarò meno sola al mondo (o che avrò da consolare qualcun'altro, oltre me, dagli effetti devastanti della vita). non so più chi diceva; "non si dovrebbe dire: ho fatto un bambino. ma: è nato un bambino", si potrebbe controbilanciare meglio il senso di onnipotenza genitoriale, in una prospettiva più umile. alla fine, questi poveri figli (è il caso di dirlo!), non devono solo essere ricettacolo di nevrosi e aspettative genitoriali, sono piccole persone nuove, da accompagnare. con rispetto.
nonostante l'abbia ascoltata ossessivamente per mesi, mi fa sempre lo stesso, identico effetto...
http://www.warnerbrosrecords.com/damienrice/
sabato, 19 agosto 2006
terme_antichenell'hamam si entra con timidezza, consapevoli della propria estranietà, ignoranti della valenza rituale, purificatrice che il bagno turco assume per i locali. poi ci si affida alle inservienti, che sono brusche con le turiste, carezzevoli con le turche. strutturalmente scenografico, avvolgente di echi e vapore che si respira e non si vede, non può non incantare. sezioni separate per uomini e donne (figurarsi! con il maschilismo integralista dei musulmani non poteva essere altrimenti! per tutta la settimana ad istanbul, ho vibrato di indignazione ogni volta che incrociavamo le donne corvo, ammantate in neri panni che lasciavano appena intravedere gli occhi). ma in questo caso, va bene così.è più rilassante guardarsi attorno e rispecchiarsi nei profili esili o torniti di altre donne, riconoscere nei loro seni i tuoi, studiare le ombre, le ferite rimarginate (struggenti voli pindarici sulle pance rilassate di chi ha partorito, sui fianchi acerbi delle più giovani). un amico turco si meravigliava del fatto che volessi andarci sola (il compagno a seguito, nell'altra sezione, solo pure lui): "starai con l'occhio all'orologio, ti annoierai, noi ci andiamo con gli amici, per parlare, stare assieme", diceva. goffagine da prima volta a parte, appena mi hanno schiuso davanti il cuore pulsante dell'hamam, ho capito che sarebbe stata una delle cose di cui d'ora in avanti avrei avuto nostalgia.
al centro della stanza troneggia, appena sollevato dal pavimento, un enorme ottagono di marmo, su cui ci si stende (ci si arrende),stesi sulla schiena si incontra con lo sguardo la volta altissima e circolare, istoriata di piccole aperture a stella, dalle quali la luce esterna entra a fatica , tutto intorno nicchie rivestite dello stesso marmo grigio, corredate di fontane in cui si raccoglie il getto caldo e quello freddo che scorre incessante dai rubinetti di ottone lavorato. il rumore di fondo è una mescolanza perfetta degli echi dell'acqua e del chiacchiericcio delle inservienti, che si danno voce, mentre solo a gesti si fanno capire da chi non parla la loro lingua. le turiste,nude, hanno un aria davvero fragile, vulnerabile, tra le mani scure delle donne che lavorano sui loro corpi, massaggiando, storfinando, risciacquando con l'acqua recuperata dalle conche delle fontane.
la pelle respira calore e sospira sudore.grondante come una sirena in secca, la schiena aderente al ventre bollente dell'hamam, godo del senso di resa assoluta che mi ha invaso, mi sollevo incert
la piccola balena bianca è diventata un minuscolo bambino (o bambina!).durante l'ecografia, saltava come un cangurino, rimbalzava lento come il primo uomo sulla luna, galleggiava come un pesciolino perso in chissà quali profondità oceaniche, sperimentava le piccole braccia e gambe come se avesse già un'idea della loro utilità estrema, si portava le mani alla bocca e rispondeva spostandosi stizzito alle pressioni del ginecologo che lo sollecitava con l'ecografo. la translucenza è andata bene, le nuove analisi del sangue pure (il micio di casa non è un untore e i figli degli amici non mi hanno passato le malattie esantematiche che mi mancavano).il numero rosso di assistenza nazionale sulla assunzione medicinali in gravidanza, ha fornito notizie molto rassicuranti. mi sono incantata sulla sottile colonna vertebrale, netta e definita come quella dei fossili nelle rocce, e sul profilo già tanto umano da cercar le somiglianze. finalmente un pò di respiro. la moglie del salumaio di fiducia, quando ha saputo della gravidanza, mi ha posato le mani leggere sulla pancia, a mò di benedizione, e ha detto sorridendo " queste sì, che sono buone notizie!".giovedì, 18 gennaio 2007
la morale crudele, nella favola dell' utero vaso-culla, è che può diventare trappola mortale, per l'embrione. la mia formazione è stata laica e libertaria. mi hanno insegnato che la donna ha diritto di scelta, di gestire il proprio corpo, di esercitare il libero arbitrio nel rispetto di se stessa, in dispregio a qualunque imposizione dall'alto. qualche tempo fa cercavo immagini di embrioni di poche settimane per confrontarle con la foto ecografica della piccola balena bianca, sono finita in un sito dell'orrore,un sito anti abortista, ad alto tasso di delirio religioso, e con masochismo ingiustificato ho scorso immagini su immagini di piccoli feti straziati,mentre piangevo lacrime brucianti pensavo che era incredibile quanto piccoli e perfetti e indifesi possono essere gli embrioni di pochi mesi, e mi ripetevo che non lo immaginavo, che era terribile e ingiusto poter avere facoltà di decidere della vita e della morte di qualcuno, per quanto minuscolo potesse essere. e insomma, sono rimasta della mia idea solo per quel che riguarda casi estremi e necessari. alcune di quelle immagini non le scorderò finchè campo, ricalcavano la violenza secolare sugli indifesi, che è sempre la stessa, nessuna particolare distanza dall'orrore dei lager, dalla gratuità grottesca del male dell'uomo contro l'uomo. in questi ultimi due giorni mi sono ritrovata a soppesare con terrore, l'ipotesi di interrompere la gravidanza: temendo fossero vere le considerazioni dell'urologo sugli effetti devastanti dell' antivirale sull'embrione. la rabbia, feroce, nasceva dalla considerazione che una cosa sarebbe stata un'interruzione alla quarta settimana, appena preso atto della situazione e consultato il mio ginecologo, altra cosa sarebbe stato considerare (e attuare) quell'ipotesi alla dodicesima (adesso oggi). il ginecolgo non si scompose alla notizia,all'epoca, disse di non preoccuparsi; se mi avesse spiegato meglio, non avrei passato questi giorni infernali. la nuova ginecologa, consultata stamane, ha chiarito che sarebbe stata dello stesso parere, infatti i medicinali sono stati metabolizzati in un momento in cui l'embrione non esisteva quasi, e quindi i rischi sono quasi inesistenti, praticamente più o meno gli stessi corsi da qualsiasi donna gravida in circostanze normali. qualche notte fa, nel silenzio assoluto di un dormiveglia, mi è corso su per le vene, a sorpresa, ed è riecheggiato nella mia testa, il battito del cuore della piccola balena bianca; faceva da controcanto al mio, veniva da un punto imprecisato della pancia e correva correva velocissimo, ho inanellato un pensiero dopo l'altro, confermando a me stessa che non poteva essere il mio di cuore, ma quello di un altro, dentro di me.e adesso sono pianti di sollievo, tutte le volte che in una becera pubblicità televisiva, spunta un bimbino caracollante sui suoi stessi passi...
mercoledì, 17 gennaio 2007
la giornata si chiude sulle considerazioni terroristiche del medico del convivente, divenuto più credibile del ginecologo da quando mi ha consigliato di fare una banale urinocoltura e si è scoperto che ho una cistite asintomatica di quelle che ti fanno abortire. e dunque, siccome all'inizio della gravidanza (due mesi fa) non sapevo di essere gravida, ho diligentemente preso degli antivirali prescrittimi dal ginecologo , che ignorava che fossi incinta.a detta dell'urologo quegli antivirali costituiscono un fattore di rischio per la salute dell'embrione. il ginecologo, invece, all'epoca,quando gli comunicai l'esito del test di gravidanza, fu rassicurante e disse di non preoccuparsi e di andare avanti.ora, l'urologo mi diceva mestamente che secondo lui avrei dovuto abortire ("ma il ginecologo non te l'ha detto??"),e riprovare poi, che tanto siamo giovani.ecco, se va avanti così, impazzisco!
lunedì, 15 gennaio 2007
Zanzotto sui suoi versi: «Si è nel labirinto, si é “qui” per tentare di sapere da che parte si entra e si esce o si vola fuori. Per creare una prospettiva. Ciò avviene appunto nella tensione al linguaggio, nella poesia, nell'espressione. È il “sublime” e ridicolo destino di Munchhausen che si toglie dalla palude tirandosi per i capelli. Noi siamo Munchhausen, lo è la realtà...».
AL MONDO:
Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa che, cerca di, tendi a , dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso, in me stesso
Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu “santo” e “santificato”
un po’ più in là, da lato, da lato
Fa di (ex-de-ob-etc)-sistere
E oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.
venerdì, 12 gennaio 2007
il convivente è andato dal suo medico per un presunto problema di salute, poi risoltosi da sè.già che c'era, ha portato a far vedere le mie analisi; le sudette erano già passate al vaglio del ginecologo, che le aveva trovate perfette, nonostante la presenza di batteri nelle urine ("niente-tutto normale-tutte le donne incinte li hanno").il medico del convivente, invece, è impallidito e ha suggerito di fare subito un' urinocoltura, perchè, ha precisato, se c'è un'infezione, l'embrione corre seri rischi. sono andata dal mio medico curante per farmi prescrivere le nuove analisi approfondite e gli ho spiegato i fatti, lui ha glissato, parlato male del collega che mette ansia alle povere donne gravide (io) inutilmente, "ma si facesse i fatti suoi che si è pure laureato in dieci anni, ecc.ecc." ho ritirato stamattina i risultati delle analisi , ho un' infezione in corso, pericolosa se trascurata. cambio ginecologo? e già che ci sono, pure medico curante? mi avvilisce questa assoluta impotenza di fronte a situazioni che riguardano la salute di noi poveri mortali, che non abbiamo studiato medicina e non ci rivolgiamo necessariamente ai luminari più quotati. mi spaventa l'idea di non essere "adatta", fisiologicamente, a condurre in porto una gravidanza. insomma, la piccola balena bianca non naviga in buone acque; ho avuto un'infezione virale nel primo mese, ho in corso un'altra infezione batterica, che stavo trascurando dietro rassicurazione del ginecologo. ironia della sorte, in trentatre anni, si può dire che non avevo (quasi) mai avuto problemi di salute. magari son cose nornali, mai niente fila liscio, però ho davvero la sensazione che nella mia piccola pancia sporgente, qualcuno stia agitando una bandierina bianca, sarà lo sfinimento costante, il senso di vertigine, il battito accellerato, sarà il solito pessimismo cosmico che rimonta.
lunedì, 08 gennaio 2007
in un suo recente articolo (repubblica di ieri), marco lodoli, allude ai padri arcigni e distaccati, urlatori furibondi o ectoplasmi sconosciuti che ci sono toccati in sorte, e confronta la loro esperienza (ed i risultati conseguenti) con la sua odierna di padre, valutando che siamo diventati educatori deboli, che tentano di insegnare assecondando, e di imporsi cedendo. conclude scrivendo "oggi è il bambino stesso a ripudiare la sua condizione: vuole tutto e subito, vuole essere come i grandi, abolire prima possibile la sua meravigliosa vaghezza.vuole vuole vuole, e il desiderio brucia gli anni, veste i nostri pinocchietti di abiti firmati, li soffoca con mille oggetti inutili.il bambino ha vinto. o forse il bambino non c'è più". leggo l'articolo ,sgomenta, al convivente, che mi rimanda uno sguardo saputo che recita "a noi, no, non capiterà!" E, invece, mi immagino già a convincere l'attuale implume balenotto ad andare in spedizione alla città del sole, piuttosto che in un megastore della disney. a leggere la pimpa e rodari, invece che giocare alla playstation. poi penso che il giusto mezzo è nel non tiranneggiare e nel non essere tiranneggiati (come, nelle sequenze di caro diario, venivano tiranneggiati i genitori di figli unici, raccontati da nanni moretti - lodoli ammette di aver sghignazzato, come tutti i senza-figli, e di essercisi poi ritrovato in pieno, nella parte di genitore timoroso di produrre traumi,troppo permissivo e debole). non sarà per niente facile, insomma. comunque, sono in piena fase woody allen in manhattan, stilo elenchi mentali di cose emozionanti, tristi ma necessarie, molto belle e basta, e le dedico virtualmente alla piccola balena bianca, ( “Ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere: Il vecchio Groucho Marx, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, l’incisione di Potato Rag Blues, i film svedesi naturalmente, L’educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le incredibili mele e pere dipinte da Cezanne, i granchi da Sun Woo, il viso di Tracy”.) insomma, la vita non mi è mai sembrata più degna.
venerdì, 05 gennaio 2007
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
i figli cadevano dal calendario
Jugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio.
Čvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kašta
vašu ti baro nebo
avi ker.
kon ovla so mutavla
kon ovla
ovla kon aščovi
me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti.
(Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.)
Khorakhané (A forza di essere vento) - fabrizio de andré
struggimento legittimo e giustificato sulla puntata de la storia siamo noi dedicata a fabrizio de andré.
postato da esulipensieri | 12:45 | commenti
mercoledì, 03 gennaio 2007
ero convinta che mi sarei fatta un pianto, durante la visione del fagiolo pulsante. sono prevalsi lo stupore e l'allegria, quando sul monitor dell'ecografia è comparsa la piccola balena bianca, col minuscolo cuore di pixel che pulsava acquatico e mosso. un embrione di due mesi non è più un fagiolo pulsante (quella fase lì è già bella che superata,e ce la siamo persa), ora è un cavalluccio marino un pò tozzo, la testa angolata in modo strano rispetto al corpo, e piccoli accenni in boccio di future braccia e gambe, due per lato, in basso e in alto. ad un certo punto c'è stato anche un piccolo minuetto elettrico ("ma sei tu che lo muovi?" ho chiesto al ginecologo,che ha-prontamente- ribattuto che non tutto è merito suo!). adesso le nausee, il sonno profondo, la lacrima facile, l'odio per il tonno sott'olio, le abbuffate di cetriolini sott'aceto hanno ragione di essere, perchè sono pretese e segnali muti della piccola balena bianca. e mi sento responsabile della mia tristezza e delle mie paure di fronte a questo piccolo mammifero atavico, indaffarato a costruirsi, ripercorrendo le infinite strade evolutive che ci hanno portato fin qui.
lunedì, 01 gennaio 2007
la nausea è niente in confronto con la tendenza a lacrimare. lacrimo sugli sms di auguri, sulla paura che il micio di casa ha provato tutto ieri ad ogni botto (non faceva in tempo a raccogliere il coraggio per acciambellarsi sulle mie gambe, che ne esplodeva uno bello forte e lui filava sotto il lettone dei miei con la coda a procione), sull'affermazione del convivente a proposito del fatto che questo sarà -probabilmente- l'ultimo capodanno che facciamo noi due soli, sull'infelicissima storia d'amore raccontata da lurman in moulin rouge, rivisto dopo la mezzanotte con il gatto sotto il letto e il convivente a fianco, che dormiva, perchè si era bevuto troppo vino (io, si sa, non lo posso mica bere, e allora lui ha provveduto per tutti e due), ho ripianto pure sulle immagini di inizio d'anno nel mondo, mandate dal telegiornale dell'una, ora in cui siamo riemersi faticosamente alla ragione. non ho ancora capito bene questa storia dell'emotività a palla in gravidanza, fatto stà che mi ha investito come un treno in corsa.
in un suo recente articolo (repubblica di ieri), marco lodoli, allude ai padri arcigni e distaccati, urlatori furibondi o ectoplasmi sconosciuti che ci sono toccati in sorte, e li confronta la loro esperienza con la sua odierna di padre, valutando che siamo diventati educatori deboli, che tentano di insegnare assecondando, e di imporsi cedendo. conclude scrivendo "oggi è il bambino stesso a ripudiare la sua condizione: vuole tutto e subito, vuole essere come i grandi, abolire prima possibile la sua meravigliosa vaghezza.vuole vuole vuole, e il desiderio brucia gli anni, veste i nostri pinochietti di abiti firmati, li soffoca con mille oggetti inutili.il bambino ha vinto. o forse il bambino non c'è più". ecco, leggo l'articolo sgomenta al convivente, che mi rimanda uno sguardo saputo che recita "a noi, no, non capiterà." E, invece, mi immagino già a convincere l'attuale implume balenotto ad andare in spedizione alla città del sole, piuttosto che in un megastore della disney. a leggere la pimpa e rodari, invece che giocare alla playstation. poi penso che il giusto mezzo è nel non tiranneggiare e nel non essere tiranneggiati (come nelle sequenze di caro diario, venivano tiranneggiati i genitori di figli unici, raccontati da nanni moretti - lodoli racconta di aver sghignazzato, come tutti i senza figli, e di essercisi poi ritrovato in pieno, nella parte di genitore timoroso di produrre traumi,troppo permissivo e debole). non sarà per niente facile, insomma.
mercoledì, 27 dicembre 2006
regalo di natale; sono arrivate le nausee. non sono mattutine, durano tutto il giorno. ho preso due kg a furia di tamponare con crakers e formaggio.dormo come un orso in letargo avanzato (ore di veglia quotidiana complessive, sei circa), mi è venuta una inesprimibile idiosincrasia per il tonno sott'olio, solo l'idea di averne mangiato, in un passato nemmeno tanto remoto,mi fa star male.in compenso ho la pancia a singhiozzo, ci sono giorni che sembro incinta di quattro mesi, e giorni in cui è piatta come un orizzonte sul mare. mi lasciano interdetta le reazioni delle amiche a cui ho comunicato la notizia. una (con bimbo) si è commossa e mi ha fatto arrivare un plico contenente materiale che include un intero corso sull'allattamento naturale (lei non ha allattato) e un catalogo di carrozzine, dev'essersi confusa o voleva liberarsi di un pò di materiale, in fondo sono appena al secondo mese; un'altra(che non vuole bambini , al momento), dopo averlo saputo, non si è fatta più sentire.l'amica universitaria storica(che non riesce ad avere un bambino),ma che ,nell'invidiabile ordine, ha vinto il concorso, comprato casa, fatto il matrimonio dispendioso,dall'alto della sua vita ordinata e pianificata (rispetto alla mia ; non di ruolo, in affitto, convivente more uxorio), mi ha scritto un sms in cui si dichiara turbata e destabilizzata, ma-in fondo-contenta per me. son cose!
lunedì, 25 dicembre 2006
Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via
Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose
E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto
Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te
per te
elisa-Una Poesia Anche Per Te
sabato, 23 dicembre 2006
anche adesso che lo sanno tutte le amiche storiche, il vicino di casa e l'estetista, continuo a mormorare a mò di giustificazione che io proprio non mi sento incinta. unica nota stonata, indice di sicuro mutamento, il pianto che mi sale in gola tutte le volte che sfoglio i miei tre manuali con foto esaustive e senza veli del parto naturale.non si sa se lacrimo per il timore di quel che mi aspetta o perchè intuisco la portata del miracolo laico che mi attende... pe il resto il delirio consumistico non mi tange ( devo o no evitare gli assembramenti?), guardo e passo. farò giusto il solito salto finale in libreria, cercando di evitare, se possibile, la storia -ormai leggendaria- dello scorso natale; io e il convivente andammo nella stessa libreria in tempi sfasati e ci comprammo a vicenda due romanzi identici (quando si dice avere gli stessi gusti!). la nostra amica libraia trasecolò, si commosse all'evidenza e -visto che, nell'ordine, io ero andata in libreria dopo di lui- mi consigliò di scegliere qualcos'altro ("poi capirai perchè...").
mercoledì, 27 dicembre 2006
regalo di natale; sono arrivate le nausee. non sono mattutine, durano tutto il giorno. ho preso due kg a furia di tamponare con crakers e formaggio.dormo come un orso in letargo avanzato (ore di veglia quotidiana complessive, sei circa), mi è venuta una inesprimibile idiosincrasia per il tonno sott'olio, solo l'idea di averne mangiato, in un passato nemmeno tanto remoto,mi fa star male.in compenso ho la pancia a singhiozzo, ci sono giorni che sembro incinta di quattro mesi, e giorni in cui è piatta come un orizzonte sul mare. mi lasciano interdetta le reazioni delle amiche a cui ho comunicato la notizia. una (con bimbo) si è commossa e mi ha fatto arrivare un plico contenente materiale che include un intero corso sull'allattamento naturale (lei non ha allattato) e un catalogo di carrozzine, dev'essersi confusa o voleva liberarsi di un pò di materiale, in fondo sono appena al secondo mese; un'altra(che non vuole bambini , al momento), dopo averlo saputo, non si è fatta più sentire.l'amica universitaria storica(che non riesce ad avere un bambino),ma che ,nell'invidiabile ordine, ha vinto il concorso, comprato casa, fatto il matrimonio dispendioso,dall'alto della sua vita ordinata e pianificata (rispetto alla mia ; non di ruolo, in affitto, convivente more uxorio), mi ha scritto un sms in cui si dichiara turbata e destabilizzata, ma-in fondo-contenta per me. son cose!
lunedì, 25 dicembre 2006
Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via
Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose
E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto
Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te
per te
elisa-Una Poesia Anche Per Te
sabato, 23 dicembre 2006
anche adesso che lo sanno tutte le amiche storiche, il vicino di casa e l'estetista, continuo a mormorare a mò di giustificazione che io proprio non mi sento incinta. unica nota stonata, indice di sicuro mutamento, il pianto che mi sale in gola tutte le volte che sfoglio i miei tre manuali con foto esaustive e senza veli del parto naturale.non si sa se lacrimo per il timore di quel che mi aspetta o perchè intuisco la portata del miracolo laico che mi attende... pe il resto il delirio consumistico non mi tange ( devo o no evitare gli assembramenti?), guardo e passo. farò giusto il solito salto finale in libreria, cercando di evitare, se possibile, la storia -ormai leggendaria- dello scorso natale; io e il convivente andammo nella stessa libreria in tempi sfasati e ci comprammo a vicenda due romanzi identici (quando si dice avere gli stessi gusti!). la nostra amica libraia trasecolò, si commosse all'evidenza e -visto che, nell'ordine, io ero andata in libreria dopo di lui- mi consigliò di scegliere qualcos'altro ("poi capirai perchè...").
martedì, 19 dicembre 2006
alla fine l'ho detto. a scuola ai tutor del gruppo h ,che mi hanno fatto gli auguri("che bello,una notizia in tema col natale!"-ha detto il tutor uno, maschio; "ti stravolgerà la vita, ma poi è bello, vedrai!"ha detto la tutor due, femmina), per poi aggiungere parole di sconforto pessimistico sulle sorti dei due miei alunni("poveri e adesso come glielo diciamo!"), abbandonati al loro destino (e ad un nuovo insegnante) per il resto dell'anno, facendo alzare vertiginosamente il tasso del mio già consistente senso di colpa.l'ho detto al gruppo dello yoga e al maestro zen , durante la cena prenatalizia. la palestra che ospita il corso è, in realtà, una scuola di danza.prima dell'arrivo del nostro gruppo, armato di pedalini e copertine in pile, si susseguono orde di bimbe in età scolare, ed io non devo e non posso frequentare luoghi frequentati da bimbe in età da rosolia (visto che l'infezione- orrore!- permane nell'aria,in ambienti chiusi com'è questo, infettando chi non ce l'ha).l'ho detto alla mamma del convivente che è stata contenta, poi ha detto "vedrai quando ti rinfaccerà "chi ti ha detto di farmi venire al mondo!", ma poi quando sarà il momento farà figli pure lui" (si sente che è un maschio, ha aggiunto). adesso mancano le amiche, che sfotteranno; le cose vanno sempre così, chi si schernisce e fa la reticente (io), ci resta, chi ci prova e ci riprova e si danna, non resta incinta.crudeli leggi della vita!
sabato, 16 dicembre 2006
affannatissima a chiudere con la scuola; mi sa che mi sono persa un registro! cosa oltremodo grave. avrei dovuto smettere con la scuola da lunedi e invece andrò a far la questua in segreteria per un nuovo registro da ricompilare interamente, speriamo senza serie ripercussioni professionali. ieri al supermercato, in fila davanti cassa,ho individuato un bimbetto di quattro,cinque anni con macchiette sospette in viso (rosolia!),raggelata dall'orrore e in piena psicosi (MI-infetta-sento-che-mi stà-infettando!)ho mollato la spesa e sono uscita, rientrando solo dopo che lo sfigato piccolo è uscito mano a mano alla mamma. il ginecologo è riuscito a infondermi la psicosi in modo fantastico; scruto salami e crudi di parma, ammassati sul banco salumi, con occhio malevolo,e anche un pò schifato (io, che ne ho mangiati a quintali!), disdegno il caffè, mi disgusta anche solo l'idea degli alcolici. l'unica inveterata abitudine è l'impasto al micio di casa (non si sa se le coccole le faccio io a lui o lui a me,e questa promiscuità amorosa mi scioglie, non è possibile pagare un prezzo alto come la toxo per un simile amore!e poi questo è un gatto casalingo, abbiamo diviso interi gelati e non mi ha passato mai niente!). per il resto continuo a tenere la bocca chiusa, ma non vedo l'ora di gridarlo al mondo, anche perchè mi sembra di mentire a tutti;alla collega che x mi chiedeva se parteciperò alla pizza natalizia (pizza, non cene o pranzi, che noi insegnanti siamo sul povero andante!), alle alunne che mi chiedevano se sono in orario prima delle feste, "per farci gli auguri", alla collega di classe mi ha avvisato che mi porta le dispense del master che ci siamo divise la settimana prossima. a tutti dico di si, e invece so che non ci sarò, che rischio sulla mia pelle ad aggirarmi ancora per questi lidi, che dicembre mi pare un buon periodo per un'epidemia di rosolia collettiva ed io son qui a porgere il sistema immunitario senza anticorpi.epperò vorrei che tutto fosse tranquillo e regolare, e invece, no. poi mi sa che cambio nome al blog, per varie ragioni, e perchè voglio infondermi da me un pò di ottimismo...
mercoledì, 13 dicembre 2006
analisi perfette,a detta del ginecologo,che ha liquidato i valori cattivi ("l'allarme è rientrato") dell'infezione virale con leggerezza, ma mi ha ingiunto di non andare più al lavoro da domani e di abbandonare il gatto sul ciglio della via.sono risultata negativa alla rosolia e alla toxoplasmosi.ergo, secondo lui, devo evitare per sei mesi: bambini ("se ne vedi uno, inizia a correre il più lontano possibile"), scuola ("non ci mettere più piede") assembramenti (ha detto proprio così!) e gatti ("non li toccare, anzi non li avvicinare").tutto questo terrorismo mi ha lasciata interdetta, anche perchè prima delle analisi era molto più rilassato e permissivo.evidentemente il gioco si fa duro...al micio di casa non rinuncio di sicuro (che poi è a casa dei miei; vado , lo impasto, mi lavo le mani e me ne torno a casetta mia).il capitolo scuola mi ha lasciato di stucco;avevo deciso di continuare fino a disagi effettivi, l'idea di mollare i due alunni, di punto in bianco, mi fa star male.che farò? li affronterò? li eviterò? da un punto di vista umano e professionale, non credo sia possibile non parlar loro, spiegare come stanno le cose. però, davvero, non so come parare la loro tristezza e sindrome d'abbandono. tenere i bambini a distanza, significherà congelare le relazioni sociali con gli amici con figli a carico (tutti). infine, la questione assembramenti; rinunciare al giovedì in università, che include lo sbattimento soffocante del viaggio in treno, compressa nella vagonata di pendolari e studenti? vorrà dire che viaggerò in prima classe.ho iniziato a dare la notizia, timidamente.il primo è stato mio padre.non dimenticherò, finchè campo, la sua espressione di puro terrore misto a incredulità, come se un'eventualità del genere mai e poi mai avrebbe dovuto riguardarmi.
martedì, 12 dicembre 2006
andare al cinema è diventato problematico; emotività a palla, mento tremolante e occhi inondati di lacrime trattenute.e il film non era neanche di quelli tremendi (salvatore-questa è la vita, di gian paolo cugno), classica pellicola "carina", un pò scolastica, però tenera.è un'altra delle conseguenze in atto.domani le prime analisi serie e mirate.l' attesa sarà dolente come poche.
lunedì, 11 dicembre 2006
l'idea era di non dirlo.soprattutto a scuola.invece stamane alla prima ora, in aula docenti,l'ho confessato alla collega che è a disposizione con me ogni lunedi, dall' inizio dell'anno ( con cui si parla di bambini-suoi-tutte le volte che non ci tocca sostituire un collega assente in una classe ancora intorpidita dal sonno).non ho potuto evitarlo.me ne stavo boccheggiante, accanto alla finestra spalancata, lamentando la presenza di un odore "strano" nell'aula, verde in viso, col sudorino freddo da nausea e un mezzo crampo all'ovaio destro.lei mi ha guardato e ha detto le fatidiche parole"tale e quale a me, quando ero incinta".io ho risposto"appunto", e mi sono accasciata sulla sedia più vicina alla finestra.l'ho avvisata che non lo stò ancora dicendo in giro, è troppo presto, ecc.ecc. ma un sinistro luccichio nel suo sguardo mi ha lasciato intuire che l'avrebbe detto alla prima che varcava l'aula dopo di me...mi mancava solo di tenere a bada altrui commenti e considerazioni, ma non potevo star zitta!??! speriamo che la collega sia di quelle educate e poco pettegole (razza, peraltro, tanto rara!).e qui si apre il capitolo del continuo-o-no-ad-andare-a-scuola-? conosco colleghe che vanno in astenzione da subito, senza farsi venire il minimo dubbio.a dire il vero, quelle più aggressive, in tal senso, sono quelle che hanno alle spalle un episodio di aborto, non c'è da biasimarle.qualcuna ha un bimbo piccolo da accudire, e si garantisce così. io, al momento, tolta la stanchezza, la letargia e le nausee saltuarie e non invasive, stò bene, e il lavoro mi costa solo un pò di fatica in più.so che i miei alunni sono felici di avermi accanto, una sostituzione sarebbe un brutto colpo (superabile, per carità).tiro fino a natale, a gennaio dovrebbero esserci criteri più definiti per una decisione ponderata.
sabato, 09 dicembre 2006
fotogramma degno di comparire in una retrospettiva kubrikiana (2001: odissea nello spazio!). sarà che gli inizi, siano essi cosmici o biologici, si assomigliano tutti?comunque, questa è una camera gestazionale.naturalmente, fino ad una settimana fa, ne ignoravo anche solo l'esistenza.
giovedì, 07 dicembre 2006
troppo presto per tutto.aspettiamo le analisi.mi sono informata sulle nausee mattutine; stamattina quasi riuscivo a farmene venire una.il convivente vorrebbe impedirmi l'uso di internet, ma poi, la sera, si fa un sacco di risate a rilevare le mie chiavi di ricerca su google. a suo parere una depressa ante partum come me, non dovrebbe soffrire di depressione post partum, o, perlomeno,potrebbero non esserci differenze rilevanti.
martedì, 05 dicembre 2006
sono incinta.
non se n'è accorto il ginecologo, facendo l'ecografia.non me ne sono accorta io, che aspettavo il ciclo da un momento all'altro.in questo mese ho avuto comportamenti a rischio che vanno dall'aver mangiato quantitativi inusitati di insaccati, accarezzato ( e baciato) il gatto di casa e, soprattutto, ho preso gli antivirali prescritti dal suddetto ginecologo, che, in simili circostanze, bene non fanno. non so se questa gravidanza avrà corso.farò le analisi di rito, poi si vedrà.cerco di mantenere un qualche senso di distacco,mi illudo di poter reagire meglio,dovessero andare male le cose.non ne stiamo facendo parola con nessuno. scuola e famiglia non saranno informate fino a certezze (speriamo) acquisite.per il resto mi sento stranita e molto poco materna.non mi sento investita del miracolo della vita che rifà se stessa.ho una buffa, piccola pancia, un pò in fuori, soffro di stitichezza e indolenzimenti vari, continuo a pensare che avrò il ciclo, perchè i crampi soliti si ripetono da giorni.il convivente ha un'aria triste, vorrebbe essere felice, ma ancora non sappiamo come andrà a finire.
lunedì, 04 dicembre 2006
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te una donna
non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna
Se la luna piena
poi diviene
è perché il bambino
dorme bene
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
mecano lyrics
giovedì, 30 novembre 2006
finisce così una fase esistenziale; con un'attesa lunga un'ora, passata ad ingollare acqua e a guardare fuori dalla finestra, in un pozzo luce garbato, affatto squallido, mentre si aspetta che la vescica si riempia per poter fare l'ecografia, visto che si è sbagliato a far pipì prima di uscire di casa, per andare dal ginecologo. finisce che tremi sul lettino, nella stanza vuota, per tutto il tempo, perchè hai appena saputo che c'è qualcosa che non va e che non tronerà a posto con un ciclo di antibiotici.senti il dottore ricevere le altre, mentre aspetti,come ti ha detto di fare, ti senti vagamente colpevole e molto depressa, ti maledici perchè hai fatto la coraggiosa e sei andata a far la visita in solitudine.poi esci dallo studio con una consapevolezza amara, ti trascini dietro l'ingombro della tua infelicità, e pensi che, appunto, è finita una fase della tua vita.
martedì, 28 novembre 2006
odio andare dal ginecologo.la prima volta che ci sono andata avevo diciasette anni e una cistite.scelsi una dottoressa donna, perchè mi sembrò più giusto(sono una donna mi affido a una donna!). ci andai con mia mamma libertaria; mentre ero in bagno a sfilare gli slip (che poi voglio dire, è più imbarazzante uscire da un bagno senza mutande,che no. sfilarsele in solitudine a questo punto vale poco), sentii la ginecologa chiedere alla mamma libertaria se avevo già avuto rapporti prematrimoniali. mia madre soffocò una risata e le rispose di chiedere pure a me, che non c'erano problemi.la dottoressa si irrigidì tantissimo mi fece un male boia (zero sensibilità=zero delicatezza) e mi-ci liquidò sdegnata con una mega cura antibiotica (che ha funzionato) e un'espressione da "ecco che succede ad avere rapporti prematrimoniali". poi fu la volta di O., amico di famiglia del convivente. non l'ho più mollato, perchè garbato e ironico al punto giusto, ma tornarci mi disturba uguale. qualche anno fa,durante un mese estivo imprecisato e torrido, in occasione di qualche altro fastidio ginecologico, O. mi accolse e mi mostrò il suo più recente acquisto tecnologico; una telecamerina da perlustrazione interna con tanto di schermo a vista per le pazienti, siccome ero curiosa e mi pareva assurdo che lui vedesse quel che io non avevo visto mai, quando mi chiese se volevo dare un'occhiata, dissi di sì. il senso di estraneità che ho provato mi spaventa ancora.ero io, proiettata su schermo, il nascosto esibito, e non avevo idea di quel che vedevo, che, pure, mi apparteneva.le femministe nel sessantotto facevano sedute di autocoscienza con torce e speculum, ora come ora si deve sorvolare su considerazioni del tipo "davvero vuoi guardare, di solito le pazienti si rifiutano, perchè gli fa impressione?!". comunque, mi tocca tornarci, e non mi dispiacerà guardare e capire...
a pranzo con le colleghe: si parla male dei colleghi nemici assenti, si raccontano fatti propri (amori, figli,malattie, rinascite e affini), si fanno gaffes, si sorvola sull'ipocrisia dominante che tutti sempre coglie, si chiede a chi non ha figli come mai non si è decisa a procreare, ancora (domanda rivolta, nello specifico, a me), si torna a casa satolle e indecise sul giudizio complessivo da attribuire all'evento, si ha mal di pancia tutto il pomeriggio perchè si è mangiato strano e\o troppo.
domenica, 26 novembre 2006
llamicodifamiglia(appunti sparsi per chi ha già visto la pellicola, o non intende vederla).
geremia cuore d'oro è un sordido usuraio, avaro e laido, che avvelena lentamente le vite altrui, lui che una vita degna non ha. E' una galleria di personaggi inetti a finire nella sua rete; la vecchia che finge una malattia mortale per bruciare il prestito al bingo, la famigliola viziata e consumista che subisce impotente i meritati soprusi, il padre della sposa che vuole evitare l'umiliazione della mancata festa di nozze dell'unica figlia e non si accorge della caduta verticale di senso, nelle vite di chi gli sta accanto. straordinario l'incipit; introduzione agli interni ed alla vita infernale del protagonista attraverso lo sguardo desolato della rumena, disposta a tutto, ma non ad abbracciare la croce di un tale stagnante lago di squallore. poi la storia d'amore negato con la belle dame sans merci , violentata il giorno delle nozze,cinica a sufficienza da stabilire il prezzo del paradiso-giovinezza. di lei, il protagonista si innamora, al punto da crederle,quando lo insegue fin dentro la sua tana per confessargli amore; finirà, invece,per solidarizzare con il migliore amico (negato), che -come sempre dev'essere- diventa il peggiore traditore. incredibilmente ben tratteggiato il rapporto di odio-amore con la figura materna, tra incesto e promiscuità; lei muore quando lui disobbedisce, si normalizza, fa progetti, si destina alla sconfitta. sconfitta-emancipazione che condanna, e redime, come racconta la spiazzante sequenza finale; il viso affondato nella fontana nel risveglio-battesimo da persecutore a vittima, una sorta di iniziazione all'umanità degli sconfitti, che salva, appunto (bel monologo finale).
verghiano mazzarò,sbilenco gobbo di notre dame, hugoniano miserabile senza speranza, e, soprattutto, uomo del sottosuolo (dostoevskij più che kafka), geremia cuore d'oro spezza il cuore, per legittimo umano rifiuto, prima, per altrettanta umana compassione, poi. grande sorrentino.
cinema
Gli aerei stanno al cielo
come le navi al mare
come il sole all'orizzonte la sera
come è vero che non voglio tornare
a una stanza vuota e tranquilla
dove aspetto un amore lontano
e mi pettino i pensieri
col bicchiere nella mano.
Chi di voi l'ha vista partire
dica pure che stracciona era
quanto vento aveva nei capelli
se rideva o se piangeva
la mattina che prese il treno
e seduta accanto al finestrino
vide passare l'Italia ai suoi piedi
giocando a carte con il suo destino.
Ora i tempi si sa che cambiano
passano e tornano tristezza e amore
da qualche parte c'è una casa più calda
sicuramente esiste un uomo migliore.
Io nel frattempo ho scritto altre canzoni
di lei parlano raramente
ma non è vero che io l'abbia perduta
dimenticata come dice la gente.
de gregori - renoir
da piccola ho molto amato questa figura esile e testarda, vento nei capelli, affannata a giocare a carte col destino, mai dimenticata e mai perduta dall'amante abbandonato(?), rievocata sempre, perchè sempre tornano tristezza e amore.ora, a distanza di anni, penso di me che ho finito per ricalcarne i passi, e vestirne la confusione.chissà, sarà questo il ruolo delle canzoni nelle nostre vite, tra plagio esistenziale e suggestione sublimata? ci pensavo anche dopo aver visto "la signora della porta accanto" di truffaut; l'amante,ritrovata e respinta,all'amante rinunciatario, che le chiede con tiepido interesse cosa faccia tutto il giorno,confessa che ascolta alla radio canzoni d'amore, "più sono stupide, più sono vere".ma questa è un'altra storia.
sabato, 25 novembre 2006
invito a cena (di gala) dal gioielliere di famiglia, che aveva avvisato il convivente: "mi raccomando,formali!".naturalmente ci siamo presentati sull'informale disobbediente andante. ora, il masochismo del "vengo come sono potessi scegliere non ci verrei affatto ma visto che gli eventi(leggi dinamiche familiari) mi costringono beccati questa", si è rivelato infantilismo allo stato puro. la più anonima delle adolescenti invitate vestiva di velluto e luccicanze varie. le signore sembravano tutte un pò prostitute d'alto borgo, costrette a forza in mise seconda pelle in seta e velo, le più stilose avevano tunichette sbracciate di etro e gioielli sobri. abbiamo passato la serata a difenderci dagli sguardi di disapprovazione degli elegantoni, ad evitare l'espressione di schifo della padrona di casa che non ci ha rivolto la parola per tutta la sera e ad aggrapparci ai pochi inconsapevoli o coraggiosi,non si sa, vestiti casual.che poi ho fatto, senza volerlo, un discorso anche abbastanza impegnato con una di queste molto d'alto borgo e mi è parsa pure intelligente, non dico umile, no, ma forse fingeva; si sa, le capacità camaleontiche in questi ambienti sono un prerequisito.
stamane consegnata tuta all'alunno.nel pieno dell'entusiasmo e senza parole, ha messo mano alla cintura per svestirsi e provarla subito (!). inutile dire che il pensiero è andato alla povera supplente di nova milanese, ho redarguito l'alunno (te la provi a casa!), e non si sa se era più imbarazzato lui o più terrorizzata io.e vabbè.
mercoledì, 22 novembre 2006
sabato compleanno dell'alunno che seguo dallo scorso anno.mi ha parlato della scuola calcio a cui si è iscritto (gratuita, comunale), poi ha chiarito che non ha la tuta(come se non sapessi che è poverissimo e che dallo scorso anno gli ho visto addosso tre felpe, sempre quelle autunno inverno e primavera), ha ribadito (non ce n'era bisogno) che il suo compleanno si avvicina, ho raccolto la richiesta pensando amaramente al costo di una tuta da ginnastica decente. lo scorso anno gli ho regalato uno zaino leggero, da tifoso juventino, e me la sono cavata con una ventina di euro. quando sono passata a portarglielo a casa, la madre ha assistito all'apertura del pacco, e mi ha guardato ironica e delusa col fumetto che recitava "ma guarda questa, non abbiamo di che vestirci e regala uno zainetto!".l'alunno si è calato lo zaino fieramente ed è stato contento. stavolta mi attengo al buon senso e ai bisogni reali.ho girato la città alla ricerca di una tuta per un ragazzo di sedici anni.ho tastato tute molto economiche e sintetiche made in cina, ho considerato tute oviesse da qindici euro, poi sono andata nei negozi cari del centro, dove vado quando compro una tuta per me (tre volte in dieci anni, ad esser sincera).una tuta di marca, da ragazzino garantito qualunque, bella, costa quaranta cinquanta euro.è troppo, mi son detta, non devo fare assistenzialismo, non devo spendere il guadagno di una giornata di lavoro così, è sbagliato, forse è pure diseducativo, nessuno dei miei colleghi lo farebbe, sono la solita.poi l'ho comprata, sentendomi come quando allungo un uovo kinder ai bambini rom che si aspettano gli spiccioli del resto fuori dal supermercato.
martedì, 21 novembre 2006
unun'estate fa.
lunedì, 20 novembre 2006
collegio docenti.indecisa sul libro da portar dietro:poesia latina femminile o fruttero?purchè non mi agganci il solito collega appiccicoso, in vena di carinerie untuose...
giovedì, 16 novembre 2006
Oh Che Sarà
(C. Buarque de Hollanda - I.Fossati)
Ah che sarà che sarà che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste e nelle parole che accende candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza quel che non ha ragione ne mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio ne mai ce l'avrà quel che non ha misura.
Ah che sarà che sarà che vive nell'idea di questi amanti che cantano
i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici che sta nel dai e dai delle meretrici
nel piano derelitto dei bambini ah che sarà che sarà
quel che non ha decenza ne mai ce l'avrà
quel che non ha censura ne mai ce l'avrà quel che non ha ragione.
Ah che sarà che sarà che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare che tutte le campane andranno a cantare
e tutti i figli insieme a consacrare e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare perfino il Padre Eterno da cosi' lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire quel che non ha governo ne mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà quel che non ha giudizio.
Ah che sarà che sarà quel che non ha governo ne mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà quel che non ha giudizio.
Ah che sarà che sarà quel che non ha governo ne mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà quel che non ha giudizio.
è sempre un colpo al cuore, questa canzone...
martedì, 14 novembre 2006
esperimento yoga, ieri sera.venti persone in cerchio, il maestro invita chi ha voglia al centro.bisogna, ad occhi chiusi, abbandonarsi tra le braccia di tutti, e compiere il cerchio,rotolando da uno all'altro.all'inizio non mi va, poi vado nel mezzo.il maestro (che è poco guru, molto panettiere,panciuto, ma con un fascino tutto suo, da orso zen) mi posa le mani sulle spalle e mi imprime una rotazione.le mani di non so chi mi sorreggono, mi guidano, qualcuno mi accarezza, mi abbraccia, uno (è un uomo,scontato) mi solleva di peso per le ascelle e mi passa a quello a fianco, due mani mi prendono alla vita. giro, è tutta una vertigine, i sensi amplificati, il corpo in ascolto di questi contatti muti e anonimi.strana fiducia in tutti questi estranei ed ancor più strano senso di protagonismo.alla fine torno tra le mani aperte e ferme del maestro,che blocca la vertigine, riapro gli occhi, mentre ancora tutto gira.e mi godo un inedito senso di leggerezza.
lunedì, 13 novembre 2006
va, esattamente, così.
Sopra le nuvole c'é il sereno
ma il nostro amore non appartiene al cielo.
Noi siamo qui tra le cose di tutti i giorni
i giorni e i giorni grigi.
Aria di neve sul tuo viso, le mie parole
sono parole amare senza motivo.
Prima o poi tra le nostre mani
più niente resterà.
E' una vita impossibile
questa vita insieme a te.
Tu non ridi non piangi non parli più
e non sai dirmi perché.
Lungo la strada del nostro amore
ho già inventato mille canzoni nuove per i tuoi occhi.
Più di mille canzoni nuove
che tu non canti mai.
battiato- aria di neve
domenica, 12 novembre 2006
la gita è andata molto bene, solo, ha avuto una conclusione da cardiopalma che ha tolto a tutti noi docenti responsabili cinque anni di vita.a me più di tutti, visto che ciascuno di noi seguiva da vicino due ragazzi, ed è stato uno dei miei a sparire dall'autobus. dopo l'ultima pausa in autogrill, prima di partire in direzione di casa, ho dato la solita occhiata pacificante ai due miei; c'erano, mi son messa l'anima in pace e sono crollata in uno stato comatoso tra dormiveglia e chicchiere molto intime e solidali con l'amica di stanza e posto a sedere. sono stata l'ultima a scendere, appena arrivati: aspettavo che i ragazzi mettessero giacconi e zaini, verificavo che non lasciassero nulla. appena messo piede sull'asfalto sono stata accolta dal padre dell'alunno scomparso e dal tutor che me l'aveva affidato, che mi chiedevano, appunto, dove fosse A. l'autobus era vuoto, nel gruppo dei ragazzi a terra non c'era traccia di A., in più, le colleghe scese prima di me e il padre stesso dicevano di non averlo visto scendere. inutile dire che sono andata istantaneamente in cortocircuito, non fidandomi nemmeno del mio stesso controllo precedente. mi si è dipinta sulla faccia l'espressione di quella che ha lasciato il ragazzo all'autogrill, ed, errore fatale, ho iniziato a chiedere agli altri, alunni e docenti, se avessero visto o no A. sul pulman con noi. i colleghi mi guardavano con disprezzo rabbioso. alla fine abbiamo avuto conferma dal padre, che nel frattempo era tornato a casa sua, che A., eludendo la sorveglianza di tutti, colleghe, padre, responsabile (io) che si attardava sul pulman, si era preso il suo borsone e si era diretto di gran lena a casa , senza salutare nessuno, vai a capire perchè. la coscienza mi rimorde, perchè so di aver sbagliato, mi è sembrato tranquillo (normale!) e mi sono dedicata più agli altri. l'ho trascurato, concentrata com'ero sul mio alunno di sempre (che ha dato non pochi numeri), pensando che poteva cavarsela anche da solo. per due giorni ho fatto amicizia con chiunque, tranne che con questo ragazzo ombra, che mai mi ha cercato e che sempre si è sottratto.se almeno nelle due ore del viaggio di ritorno gli avessi rivolto la parola,non avrei dubitato nemmeno per un attimo della sua presenza sul pulman, invece avevo rimandato al momento in cui ci saremmo salutati, ed ecco il risultato. il commento dell'altro alunno affidatomi è stato; "pressorè,tu non c'entri, quello è proprio un fesso!", che detto da un alunno diversamente abile a una docente che si spaccia per normodotata,in quel momento in preda ad un attacco di demenza precoce, è un vero nonsense...dubito che ripeterò l'esperienza. ne sarà pure valsa la pena da un punto di vista umano, ma già faccio fatica ad essere responsablie di me stessa, figurarsi di qualcun'altro.
martedì, 07 novembre 2006
insomma, domani alle sei si parte. oggi riunione preventiva con tutti gli alunni diversamente abili che partecipano alla gita.fa sempre effetto vederli tutti assieme, e non timidamente mescolati (ma distinti) nella folla degli altri studenti. contenti e ridanciani.i maschi a far gruppo da una parte, le femmine dall'altro.normali, mi ritrovo a pensare, anche se non vorrei, perchè questa inutile categoria resiste e nuoce a tutti, ed è una maledetta sovrastruttura inestirpabile. i due più gravi, l'alunno down e la piccola dal viso arrossato e spigoloso,si siedono avanti: a un certo punto lui le passa il braccio intorno alle spalle, con aria protettiva. le colleghe sceme si lanciano stupidi sguardi d'intesa , le solite pessimiste cosmiche (io) provano una fitta d'ansia mista a dolore. dividerò la stanza con la collega coetanea, ultima arrivata, simpatica.realizzo che non dormo con estranei da anni ed anni, dai tempi delle camerate femminili negli ostelli della gioventù, preziosa soluzione votata al risparmio, in inter rail.intima promiscuità di respiri sonno e risveglio, se mi fermo a pensare mi irrigidisco, la butterò sul ridere, sono una che si adatta, da sempre.e poi è da vedere, se i ragazzi ci fanno dormire...avviso la madre del mio alunno che passo a prenderlo io (non mi fido, roba che non lo manda all'ultimo minuto),lei approfitta per chiedermi venti euro, per comprargli le scarpe, dice, che tra un pò è il compleanno.le rispondo che in questo non posso aiutarla, provo la solita stretta di colpevole impotenza di cui sopra. perderò la lezione di storia dell'arte del giovedì,la colazione solitaria al bar di fronte l'università, il senso di tempo sospeso e vita riavvolta su se stessa, che provo tutte le volte, in mezzo alle matricole, tra cui mi mimetizzo alla perfezione.ieri una delle colleghe di sostegno in classe con me,mi si è avvicinata con aria mistreriosa, per parlare: è incinta, non verrà più per quest'anno.la guardo curiosa, alla ricerca di indizi.non è cambiata, all'apparenza, e invece la vita le pulsa dentro e si compone, inizia.mi sento svuotata di progettualità.ha un anno meno di me, e questo è il suo terzo figlio.mi parla di una gravidanza finita a metà, lo schermo dell'ecografo acceso, senza preavviso, sul piccolo feto morto, a galla nel liquido amniotico in modo visibilmente innaturale, del marito svenuto, prima che il ginecologo potesse intervenire, dire anche solo una parola, o restituire al buio pietoso la forma irrisolta del figlio mancato.le colleghe che incontro si raccontano attraverso la vita dei figli; è l'età, questa, in cui il sistema va in questa direzione.dopo i trenta, ci si aspetta che una donna sia sposata, ed allevi figli.tutto questo,invece, non mi riguarda, ancora.mi chiedo se mai mi riguarderà.mi chiedo cos'è che voglio, davvero.e se gli altri agiscono per desiderio, per impulso, per superficialità, o che altro.
lunedì, 06 novembre 2006
Certo ci fu qualche tempesta
anni d'amore alla follia.
Mille volte tu dicesti basta
mille volte io me ne andai via.
Ed ogni mobile ricorda
in questa stanza senza culla
i lampi dei vecchi contrasti
non c'era più una cosa giusta
avevi perso il tuo calore
ed io la febbre di conquista.
Mio amore mio dolce meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
So tutto delle tue magie
e tu della mia intimità
sapevo delle tue bugie
tu delle mie tristi viltà.
So che hai avuto degli amanti
bisogna pur passare il tempo
bisogna pur che il corpo esulti
ma c'é voluto del talento
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.
Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
Il tempo passa e ci scoraggia
tormenti sulla nostra via
ma dimmi c'é peggior insidia
che amarsi con monotonia.
Adesso piangi molto dopo
io mi dispero con ritardo
non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso
scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra.
Mon amour
mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour
de l'aube claire jusqu'à la fin du jour
je t'aime encore, tu sais, je t'aime.
la canzone dei vecchi amanti - battiato
un'amica mi ha chiesto, mentre la ascoltavamo, se questa canzone è riferibile solo a due amanti o anche a due sposati. è lo stesso, le ho risposto.è lo stesso.
domenica, 05 novembre 2006
ieri serata con i nuovi borghesi.il soprannome l'ho affibbiato io, un pò di tempo fa perchè: sono ricchi, molto affermati e senza necessità di far pìù scalate (leggi: arrivati), liberi professionisti con figli e nonostante tutto irrequieti, tardo adolescenziali, cinici e annoiati.nuovi borghesi, appunto. c'era il cardiologo con la bella moglie emiliana che ancora conserva l'accento dopo anni di vita nel profondo sud; si è comprato una mega moto e fa strani giri insensati "solo per provarla che tanto finchè arrivo nei posti, il tempo a disposizione è passato e devo tornare indietro" (sic!).il suddetto mi si appiccica addosso ogni volta che mi incontra, stringe troppo quando saluta,cerca di catalizzare la mia attenzione per tutto il tempo, mi lancia striscianti sguardi lubrichi: è, insomma, uno di quelli che vanno dietro a tutte pur di avvilire l'incolpevole, affidabile moglie, che tutto osserva senza battere ciglio.c'erano l'assicuratore e sua moglie, che non possono avere figli,e che adottano i figli degli altri anche solo per lo spazio di una serata, con composta dignità e contenuta nevrosi.c'era la collega che ha lottato anni per avere un bimbo ed ora che il bimbo c'è, si circonda di baby sitter, perchè ha paura a restar sola col piccolo.e poi noi, io e il convivente, così vicini così lontani, solitari e un pò ottusi (io), testardi e solidi (il convivente), indispensabili l'uno all'altra, nonostante i sedici anni di strada comune (o per colpa dei sedici anni di strada comune),nonostante tutto.freak a modo nostro,pure noi.inevitabilmente.
lunedì, 30 ottobre 2006
babelBabel è imperdibile; il ritmo narrativo è incalzante, toglie il fiato per l'intensità delle interpretazioni e per la lucida volontà di raccontare il babelico mondo che abitiamo.Inarritu fotografa, in stato di grazia, universi paralleli, accomunati dal fracasso della globalizzazione che avanza, inesorabile; l’america ricca e quella clandestina (la lezione di altman e di carver ben metabolizzata), l’africa dignitosa, pasolinianamente candida e violenta, e l’oriente ipertecnologico e muto di significati (per spietato contrappasso la sordità reale della protagonista, si scontra con l’effettiva incapacità di ascolto degli altri.anche in questo caso,nulla da invidiare alla lungimiranza struggente di kim ki-duk o di kitano).le tre storie, che si sviluppano per gemmazione, confluiscono nella babele di solitudine e incomunicabilità che finisce per essere (il più delle volte) la nostra vita, e il lietofine, quando e se arriva, non perdona e non risolve.la fine dell’infanzia, la fine dell’adolescenza, il limbo della maturità, il silenzio consapevole e inabile della vecchiaia, in questo film c’è davvero tutto, e senza una sola sbavatura: la leggerezza e il tormento, la salvezza e gli inferni a cui non rinunciamo, la solitudine e il privilegio del vivere.grande cinema, davvero.
venerdì, 27 ottobre 2006
oggi in aula docenti avvisano che è morto il padre di un alunno. in classe i volti sono cupi e interrogativi, la collega di italiano finge normalità, organizza la raccolta euro per il manifesto, annuncia alla classe che, comunque, oggi doveva interrogare, e lo fa. i ragazzi si guardano l'un l'altro rabbiosi, ma come, facciamo finta di niente!? il malcapitato bravo di turno ripete la lezione meccanicamente, nessuno lo ascolta, nemmeno la collega che sperava di non dover affrontare discorsi ingombranti ma è oppressa comunque dalla situazione. la prospettiva di due ore da passare, si fa insostenibile.uno degli alunni più indisciplinati della classe, si tira sulla testa il cappuccio della felpa e piange, in silenzio, nessuno lo consola, ha perso il padre anche lui,un paio di anni fa, stà rivivendo lo strazio della perdita, di riflesso.la collega non vede, o non vuole. dopo un pò, glielo faccio notare: devo proprio andarle fisicamente accanto e dirle che i.stà male e dovremmo fare qualcosa per lui.allora gli si accosta,finalmente.quando esce dalla classe per parlottare con le colleghe, mi avvicino anch'io a i. e provo a parlargli.non voglio fare un discorso di circostanza, dico poche cose a lui,sul fatto che può stare vicino a c. più di chiunque altro e aiutarlo, capirlo.poi mi rivolgo alla classe e ribadisco l'evidenza, la morte può arrivare per strade più violente e gratuite di quelle solite, la morte improvvisa di un genitore stroncato da un infarto è devastante per un ragazzo, non ci sono risposte, si può essere solidali, senza vittimismi, si deve essere consapevoli delle fasi del lutto (è un lutto anche la fine di un amore, la perdita di un amico,aggiungo) l'incredulità, la rabbia, l'accettazione sono le vie di fuga razionali, cito winnicot : vivere è la terapia che ha senso,la vita costringe/convince alla vita.in un silenzio davvero innaturale, stracarico di attese, finisco di parlare, sentendomi, inevitabilmente, un pò falsa, un pò retorica.mi viene in mente il sopravvissuto di scurati, che si affanna a veicolare senso e valori in mezzo ai suoi alunni,per poi annegare nella sua privata impotenza esistenziale.la collega rientra.non sa che fare, mi guarda,poi il colpo di genio, tira fuori un libretto che gira duranti i collegi, una raccolta di note disciplinari raccolte dai registri di mezza italia da un occulto compilatore,è un libro in cui gli studenti appaiono per quelli che sono, scanzonati e scemotti, di sicuro fantasioni e ironici, la categoria docenti,invece, risulta isterica e reazionaria, comica perchè inconsapevole di esserlo.l'atmosfera si alleggerisce, i ragazzi ridono, la collega fa notare a i. che mezzo libro ricalca le sue gesta, nulla di nuovo sotto il cielo, dunque, i.sorride.rivaluto subitaneamente la collega.senza discorsi, ha ottenuto il disgelo.
giovedì, 26 ottobre 2006
"bisogna essere sempre stupiti.quando diamo le cose per scontate, ci impediamo di essere felici."
crialese - intervista su duellanti
mercoledì, 25 ottobre 2006
da domani torno ad essere una studentessa universitaria.il giovedi è il mio giorno libero da scuola, ergo posso seguire una delle tre lezioni settimanali previste del corso di storia dell'arte a cui mi sono iscritta, in previsione di un eventuale futuro presunto concorso a cattedra/ corso riservato per conseguire l'abilitazione all'insegnamento della suddetta disciplina (già collezionate le altre).si tratta dei due esami di arte che avrei dovuto dare in tempi non sospetti, assieme agli altri del mio corso di laurea, ma erano tempi di fuffa idealista e preferì seguire corsi con docenti che mi ispiravano di più.il convivente ha subitaneamente smontato il mio entusiasmo in merito alla cosa, facendomi acidamente notare che alla mia età e con la mia (presunta) intelligenza, avrei dovuto insegnarci all'università, non tornarci da matricola, costingendomi al solito bilancio esistenzial-professionale tisico e sfiduciato.certo che,a stare alla sua analisi spietata,chi si prende una seconda laurea è un coglione e un fallito! chissà, forse è solo un pò invidioso, oppure no, ha ragione, e questo è solo un altro dei miei modi di riempire il tempo.però un pò di entusiasmo mi avanza.vedremo quanto dura...
martedì, 24 ottobre 2006
ho accettato di partecipare ad una gita di due giorni con tutti gli alunni diversamente abili della scuola.una cosa molto felliniana,del tipo pazzo in gita che fugge in cima all'albero ("voglio una donnaaa!).succederà di tutto.le colleghe che hanno organizzato l'evento (tutte specializzate sul sostegno) mi hanno detto che è un'esperienza unica, si torna rinfrancati e soddisfatti di aver dato a questi alunni un'opportunità così (io avevo, debolmente, obiettato che ho la sensazione di ghettizzare questi ragazzi più di quanto già sono, riempiendo un pulmann e portandoli in libera uscita). il mio alunno, che ha solo nove ore di sostegno e programmazione paritaria, nessun deficit fisico, solo un considerevole e spietato svantaggio scio-culturale, aveva detto di non voler andare "con quelli".già è difficile farsi accettare con l'ingombro di miseria che si porta dietro dalla nascita, figurarsi se va in gita con i ragazzi h! questa la pensata iniziale.poi ha cambiato idea, convinto un pò da me (dai andiamo, è tutto gratis, è un bel posto, una bella esperienza!), molto dal tutor h, un super macho che ha grande potere contrattuale con tutti gli alunni della mia scuola. e allora andiamo.a caserta.l'otto e il nove del mese a venire.sono in uno strano stato d'animo, ultimamente.un pò contemplativo, un pò positivo, possibilista (merito dello yoga?).non avrei accettato, in un momento diverso da questo.
lunedì, 23 ottobre 2006
mio cugino è molto pollo e sfigato per vocazione, sfoggia la cosa con un'ironia che non lo salva, ma lo rende simpatico. dev'essere una tara familiare, visto che abbiamo tanto in comune. oggi io, lui e il convivente siamo andati a fare due esami per la patente europea per il computer. il convivente non aveva studiato il modulo power point, confidando nel fatto che non sfigati, per fisiologico senso di colpa e antidoto alla insicurezza, in genere, studiamo tutto per bene. sediamo a tre pc vicini, l'atmosfera è rilassata e ridanciana.siamo tutti convinti di toglierci i due esami davanti. iniziamo dal modulo generale. il cugino sfoglia i suoi appunti, io beneficio della presenza del convi, che di informatica si intende parecchio. aspettiamo i risultati.il modulo è passato. attacchiamo con power point. il convi non l'ha mai usato, io ieri per la prima volta e per un paio d'ore, il cugino lo ha studiato per giorni. le domande sono piuttosto complesse,io e il cugino perdiamo terreno e tempo, il convi rompe che ci ha aiutato prima e vuole essere aiutato adesso, come da impegni presi. la verità è che se la cava benissimo anche da solo, per intuito e intelligenza, mentre il cugino arranca nonostante appunti e studio, ed io riconosco di esser stata superficiale nel considerare il peso di 'questo modulo.tempo scaduto, tutti scettici sull'esito finale. aspettiamo la correzione. il convivente ha passato il modulo power point, io e mio cugino, no. lo ridaremo tra due settimane.seguono polemiche varie, accuse, ironie mordaci del convivente sulle ansie da prestazione che si rifiondano a boomerang su chi ne soffre.così è, se vi pare.
giovedì, 19 ottobre 2006
lunedi e sabato yoga, martedi e giovedi cineforum, mercoledì e venerdì palestra, sabato e domenica pubbliche relazioni. programma settimanale al completo, nessun buco previsto. oggi mi chiama una ragazzina di nome rossella che non dice con chiarezza da chi ha avuto il mio numero e mi chiede se posso farle ripetizioni di latino, perchè domani ha compito in classe, gliel'hanno detto all'ultimo minuto e ora non sa come fare, posso farle questo favore? punto primo il tono la dice lunga sulla tipologia di ragazzina, è arrogante e pure stupida, se pensa che in un pomeriggio posso garantirla in qualsivoglia modo, punto secondo questa qui, nonostante i limiti evidenti fa l'ultimo anno del classico, e di certo di latino sa più di me, a meno che, data l'assoluto grado di deficienza della suddetta, finanche la sottoscritta può vantare competenze stratosferiche. tolta l'arroganza, mi ha ricordato me alla vigilia dei vari compiti in classe, abissi di panico, nonostante fossi una valida e volenterosa studentessa. ieri,alle dieci e mezzo, tornando dalla palestra, ho lanciato una sguardo alle finestre di casa mia.il convivente era rientrato e le luci di un bel giallo arancio erano tutte accese.mi si è stretto il cuore, la mia casa senza me, un pò come la mia vita senza me, funzionante e calda, palpitante di consuetudine.
domenica, 15 ottobre 2006
Non è proprio il giorno dei tuo compleanno, però è di domenica e le feste si fanno (...)
Ti han fatto il regalo, son stati carini,il disco di moda ed i cioccolatini,
la zia dalla porta ti manda i cugini, "perché non volete i bambini"? (...)
Non piangere il giorno del tuo compleanno, gli amici ti guardano, cosa diranno,
tra un po' se ne andranno e tuo padre starà alla T.V.
(...)Consolati e pensa che il tuo compleanno ritorna fra poco, soltanto fra un anno,
gli amici gentili un regalo faranno, ed il tuo tempo va
e non tornerà
il compleanno - guccini
mando un laconico sms agli amici soliti, avverto che ci vediamo per stare un pò assieme per un quasi compleanno (il mio), nel senso che ci sarà una torta, ma si può soprassedere sul regalo, che poi il compleanno sarebbe domani, ma la domenica e i compleanni mi deprimono, ergo, facciamo finta di niente, vediamoci e basta. passiamo la serata a domare i bambini che sono belli e vampirizzano attenzione e discorsi; l'amica più indelicata rimarca l'evidenza e suggerisce che mi tocca figliare, visto che sono l'unica che non ci ha ancora provato seriamente.la suddetta mi ha regalato un portachiavi. a me! fosse stato di hello kitt* avrei gradito, ma è di insulsa marca. meglio sarebbe stato non far regali, come da me suggerito. all'arrivo della torta soffoco in modo terroristico il tentativo di intonare la canzoncina di rito, e faccio spegnere la candeline alla bimba di turno, che gradisce la cosa più di me.osservo loro e me, smonto da me il mio cinismo. sono venuti, sono contenta. e poi il regalo più bello me lo son fatto da sola, con la lezione di yoga nel primo pomeriggio. domani stacco il telefono e non dico nulla al gruppo ,inconsapevole, di amici (senza figli) che viene a cena. Adda passa' 'a nuttata.
mercoledì, 11 ottobre 2006
metti una sera che stai già scazzata (il convivente è al bridge=scazzo garantito) metti un film che già sai, ti colpirà al cuore, ti impedirà smemoratezza e ti costringerà a fare un bilancio erotico-amoroso sporco, sconveniente, privatissimo.metti una visione tesa e consapevole. metti che ti identifichi perfettamente col protagonista ispettore (lo cascio non mi è mai sembrato così bello!), che indaga sul caso della studentessa masochista che si è fatta assassinare, lui, che ha una storia normale con contorno solito di malessere, e che smette di fare il garante della moralità, dimentica di farsi forte del fatto che «Noi siamo i chirurghi, non le viscere»,e scende all'inferno, dismette l'aureola di chi chi giudica e si salva, sceglie il suo personale girone e vi sprofonda consapevolmente, senza smettere di sapersi colpevole. metti lo sguardo di gesso del satiro danzante, riemerso dal mare nero della temperanza, a ricordare che vizio e lussuria sono l'altra faccia di equilibrio e amore. risultato certo: essere ancora intirizzita di livide atmosfere noir(bella fotografia di Daniele Ciprì), ossessive( musiche di Umebayashi ),e della sceneggiatura (volutamente) spezzata, a tratti lacunosa, pericolosamente vicina, per dannante ispirazione, alle perversioni coniugali ( oniriche e reali) di kubrickiana memoria in Eyes Wide Shut.
lunedì, 09 ottobre 2006
Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.
la notte nell'isola - neruda
venerdì, 06 ottobre 2006
"pressorè" mi apostrofa un alunno non mio, sfecciandomi accanto in bici, senza fermarsi un attimo e senza rinunciare a dami voce, per salutare. deve essere uno di quelli incrociati in occasione di una supplenza, uno di quelli che mi hanno studiato e subito hanno dedotto che non avevo polso ma ero giovane e simpatica, quantomeno curiosa, diversa dalgi altri, di sicuro. in genere quando vado via, dopo averli ammansiti per tutta l'ora con chiacchiere e giochini psicologici ,mi inseguono sulla soglia e mi chiedono: quanti anni ho, dove insegno (in che classe), sono fidanzata, posso prendere il posto della loro insegnante di italiano? l'ultima volta mi hanno attribuito con convinzione e in ordine sparso 18, 24, tra i 30 e i 40 anni (!!!). trentatré; confesso. sgranano gli occhi.finirà questa pacchia di non dimostrare l'età che ho, niente più limbo anagrafico, tentativo mimetico di rendermi indefinita.
martedì, 03 ottobre 2006
E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
e poi scuse e accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi ridi vivi o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore
ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore?
de andré - hotel supramonte
domenica, 01 ottobre 2006
Ti ho stretto in carezze contratte,
pulsanti,
da anemone di mare,
mentre ero in ascolto,
piena di una linfa
che non sapevo mia.
Io ero la viola, tu
la primula.
fare yoga è una via di mezzo tra dormire e fare l'amore. il senso di abbandono deve essere sintonizzato sul respiro, ti accorgi che funziona quando hai una ritrovata consapevolezza del tuo corpo, e mentre il maestro chiama all'appello tutta la tua anatomia (anca destra, fianco destro, omero, torace,cuore, ombelico, sesso) perchè tu possa guidare il respiro ovunque, senza più nulla trascurare, del corpo ritrovato ti liberi. le posizioni sono innaturali, all'inizio ci si sente costretti, tesi ad arco e in difetto, il respiro fatica a trovare spazio. poi ti accorgi che gli asana (posizioni yoga) fungono da correttivo a posture sbagliate, viziate dalla pigrizia e dalla fretta di vivere come viene. qualche riserva mi avanza; sentirmi respirare e rilassarmi è un fatto così intimo, che costa fatica anche solo pensare di farlo in mezzo agli altri.e invece...invece funziona così, anche perchè è un altro esercizio mentale, è una strana forma di condivisione con chi non conosci. alla fine ci si alza un pò ubriachi, mente ripulita e senso di leggerezza vertiginosa, si ridacchia con gli altri commentando il fatto che qualcuno si è addormentato ed è riuscito a svegliarsi puntuale, a lezione finita (risorse della mente!?),e che bisogna tornare fuori. seconda lezione e ho la (felice) sensazione di aver trovato una delle soluzioni possibili (oltre a dormire e fare l'amore) alla mia accidia.
domenica, 24 settembre 2006
crialeseNuovo Mondo è un film straordinario.non mi aspettavo niente di diverso da Crialese,già autore di Respiro,intensa favola crudele con la Golino radiosa e spettinata, (incompresa, nascosta, rinata). sceneggiatura e fotografia sapienti, tese a raccontare l' umanità anticonvenzionale di un popolino che vive una dimensione tanto arcaica da sfiorare l'irrealtà mitologica, tanto candido da credere alla favola del paese di cuccagna,tanto disarmato da darsi in pasto alla frenesia selettiva e spietata del nuovo -ingeneroso - mondo,dopo l'incubo collettivo (e solidale) della traversata oceanica. ancora una protagonista femminile incantevole, (im)perfetta incantatrice,solitaria maga risanata del Gioco del mondo di Cortazar. strepitose le intuizioni che si oggettivano nelle visioni oniriche; la fatica e l'aspettativa del vivere quotidiano, il disorientamento e la nebulosità di una nuotata senza direzione, se non l'unica possibile, nel fiume di latte dell'esistenza.
ricominciamo a vedere case.se riesco a comprare una casa, mi dico, forse riesco a dare un punto fermo alla mia vita.smetto di rimandare temporeggiare rimuovere, inizio a costruire. mi trascino dietro il convivente, che ha tentato di glissare sostenendo che meglio sarebbe stato lasciare a me la prima scrematura, e lui poteva affacciarsi a vedere le case papabili, invece di attraversarle tutte. la mia espressione, però, deve averlo dissuaso, così adesso quando gli annuncio appuntamenti con gli immobiliari, non fa più resistenza, e mi risponde con un laconico ok, e aggiunge "tanto non la troveremo mai, una casa che ti piace" e mi ricorda la storiella di quello in procinto di essere impiccato che aveva, però,ottenuto facoltà di scegliere un albero di suo gradimento , e finisce per sfinire gli aguzzini, facendogli fare strada su strada.
casa numero uno: ci accoglie la padrona di casa che si giustifica-presenta raccontando che è testimone di geova e deve seguire la comunità in altra sede, solo per questo lascia l'amato nido, e ha fretta, ma sul prezzo non si transige. la casa ha grandi stanze squadrate, buie e soffocanti, perchè gli affacci sono tutti interni, la cucina e il bagno hanno finiture di quarant'anni fa, mattonelle in dissesto, i muri sono grigi di fumo e polvere ( la cementeria è pericolosamente vicina, nonostante si sia in zona centrale).mi si stringe il cuore nella stanza delle bambine, nel disordine rimesso in ordine apparente, aleggiano come due fantasmini, foto incorniciate di sorrrisi in posa e animali di pezza, cuscini con gattino a coronare ogni copriletto. sono imbarazzata, entrare nelle case altrui mi incuriosisce (perec insegna), e mi addolora, perchè tutto è così nudo ed esposto, le nostre vite danno forma ai nostri spazi, i luoghi abitati confessano, ci inchiodano. impressione generale negativa, prezzo troppo alto, considerato che rifarei tutto, o non sopporterei viverci.
casa numero due: la ragazza dell'agenzia deve aver capito che tipa sono, stavolta ci ha preso, finalmente dice cose che hanno una qualche credibilità. vedrai- avvisa- questa è davvero bella, tutta ristrutturata, perfetta per una coppia giovane (ma possiamo ancora definirci una coppia giovane io e m.? abbiamo amici che hanno fatto in tempo a mettersi assieme, sposarsi, figliare e separarsi, tale è la durata della nostra storia!) la casa è nel centro storico, ho sempre rinunciato a priori pensando al fatto che non sappiamo montare una lampadina, figurarsi curare la manutenzione di un immobile da rifare. il prezzo è ottimo, per una casa ristrutturata e centrale, ma il prezzo comprende due ripide rampe di scale verticali, tipiche delle case di una volta, niente ascensore of course. la casa, poi, è su due piani, comunicanti attraverso scala di ferro battuto. finiture nuove di zecca, e, incredibilmente, di buon gusto. ci lascerebbero pure la cucina in muratura, visto che non possono portarsela dietro. è una casa nido, toni caldi e controsoffitto in legno scuro. potrei sorvolare sulle due rampe di scale, daccordo, ma un altro problema c'è; manca una stanza. la padrona di casa ammette di lasciare per via dei due figli, che non sa dove mettere, e che per il momento dormono con lei in camera da letto. in effetti, pur essendoci, lo spazio è mal diviso, e non si poteva far di meglio, si vede che l'intervento dell'architetto non è bastato. stanza da letto, bagno e salotto su un piano, cucina abitabile, bagno di servizio e verandina per metà coperta(pareti di vetro, listelli di legno a losanghe e cotto per pavimento), per metà scoperta (tripudio di rampicanti e visioni di ipotetiche cene all'aperto). bella.però,scomoda.un affar.forse.il rischio è che tra cinque anni avremo lo stesso problema della signora, due bambini in camera da letto, per mancanza di uno spazio loro- dico al convivente,che gongola perchè ho ipotizzato i due figli, io che,in genere, sono restia e nebulosa sulla questione. e poi la padrona di casa ha ammesso di non esserci praticamente vissuta in questa casa;date le due gravidanze, si è trasferita dalla madre. mi immagino incinta al settimo mese arrancare per le due rampe verticali a rischio della gravidanza,come la suddetta signora, e penso che se compriamo questa casa mi maledirò parecchio. però, peccato, era proprio bella.e scomoda.per questo costa poco...
domenica, 17 settembre 2006
ieri pomeriggio bagno di folla in fiera. m. mi molla all'ingresso e va in centro a leggere libri a scrocco alla feltri; dopo una settimana di lagna sul fatto che c'era la fiera e io non ci stavo andando, si è arreso all'evidenza e mi ci ha fisicamente portato (perchè da sola proprio non mi decidevo).sola e insoddisfatta, faccio il biglietto ed entro. giro tra gli stand e prendo visione di oggettistica e arredo etnico, arredo noblesse oblige, panini coi crauti, nuove carabattole da record dell'inutilità. la fiera è sempre la stessa da anni. ci compri più o meno le stesse cose da sempre.continui ad andarci perchè, ti ripeti, ha un valore affettivo, e consumistico, è il sostituto odierno delle ataviche fiere di paese (per intenderci quelle alla macondo, del tipo in cui "Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre l'aveva condotto a conoscere il ghiaccio").e poi ci sono stata per la prima volta di nascosto, con l'amica del momento, a undici anni, senza dirlo a nessuno, se non a cose fatte (e significava aver preso treno autobus e vertigine di folla e merci in illegittima autonomia).anno dopo anno ho ripercorso i miei stessi passi, cazzeggiando. poi, alle soglie della convivenza,ho scovato, tra i mille, uno stand di mobilio eco-compatibile e anti campo magnetico, non trattato, se non a cere e pigmenti naturali,ed ho comprato un letto basso, di legno scuro e pesante, che a tutt'oggi più che a un letto giapponese, associo a una larga, quieta zattera in cui arenarsi.il convivente, in quella occasione c'era anche lui, poi ha tentato di dissuadermi dal tornare, ancora. e invece rieccomi, anche quest'anno.dopo due ore stremanti, portata dalla massa, con gli occhi pieni di cose che volentieri mi porterei a casa, mi lascio dissuadere dai pochi soldi che ho da spendere e dagli esigui spazi disponibili e , soprattutto, sono consapevole della fugace gratificazione ottenibile dall'acquisto compulsivo di qualsivoglia merce, compro solo: un sacchetto di gelatine alla frutta artigianali, marionette da dita e decorazioni indiane natalizie a fondo nero, con su cerbiatti volanti che paiono usciti dal pennello miniaturista di Marguerite, amante traditrice ne "la vita istruzioni per l'uso" di perec.
giovedì, 14 settembre 2006
L'autunno negli occhi l'estate nel cuore
la voglia di dare l'istinto di avere
e tu, tu lo chiami amore e non sai che cos'è
e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi il perché.
[Fabrizio De Andrè - Terzo intermezzo - da Tutti morimmo a stento]
mercoledì, 13 settembre 2006
incontro A. fermo nei pressi di una fontanina, al parco di fronte la stazione (come un pensionato-penso). mi si piazza di fronte e mi chiede se lo riconosco. non ci incrociamo da anni, ma sì, lo riconosco. è uno di quelli che si è perduto. di belle speranze, acume cinico, prospettive arroganti. ed ora eccolo qui. si è poi laureato, in psicologia, ma ci ha messo secoli, e qui non lavora, affianca il padre nell'attività di famiglia, uno di quei lavori dignitosi e grigi, ha a che fare con le pratiche automobilistiche, mi sa. in pochi minuti, dopo aver fatto il complimentoso ed aver appurato che convivo col compagno di sempre e insegno("pero sei sprecata, una come te!" e due! in pochi giorni), attacca un delirio sottilmente mascherato da conversazione tra persone intelligenti. in dieci, quindici minuti, mi parla della nonna morta del cancro paterno della malasanità che lo ha operato di emorroidi, devastandolo, di complotto politico ai danni dell'umanità ad opera di caste di origine semita, del cloro che ci mettono nell'acqua che crea avvelenamento lento e depauperamento delle capacità intellettive.semino il suo monologo di saggi luoghi comuni, pianto un paio di verità sul mio conto così complesse e sincere da risultare impenetrabili pure per me; il sole mi ferisce gli occhi, cerco le fronde degli alberi, mi sforzo di sentire le voci dei bambini dietro le finestre, ma non riesco, forse le elementari non sono ancora iniziate. le persone geniali, stà ancora dissertando A., si autodistruggono, basta niente. gli lancio uno sguardo dolce, capisce, e mi lascia andare. mi allontano con passo deciso, stringo con più decisione la borsa con le squadre e l'album da disegno comprate per G. , l'altro alunno di quest'anno. la madre mi ha chiamato a inizio mese, per chiedermi se doveva mandarlo a scuola ("ma mi mandi i carabinieri, se lo mando a lavorare pure la mattina?"), e poi si è sbilanciata a chiedermi di aiutarla a comprare il corredo scolastico ("vedi tu, io non ho soldi"). G. è il più grande di tre figli, ha quindici anni, lavora in una autofficina, per venti euro a settimana. la madre è disoccupata, il padre pure ed in più ha deciso di fregarsene di questa sua famiglia problematica e non dà più notizie di sè. g. ,coi fratelli e la madre, vive a casa dei nonni materni, in una casetta di due stanze, nel centro storico. il nonno è agli arresti domiciliari, per violenza e atti di libidine su disabile. uno dei fratelli di g. ha un grave handicap fisico, entra ed esce dagli ospedali da quando è nato. g. ha ottenuto l'insegnante di sostegno perchè disgrafico e dilessico, ma soprattutto per il gravissimo svantaggio socio culturale in cui è nato e cresciuto. a scuola si annoia a morte, anche quando ci sono io, è poco motivato, la sua curiosità è stata prosciugata da una vita che si è già manifestata in tutto la sua pesantezza. lo scorso anno, di lunedi mattina, mi diceva "speriamo che arrivi presto sabato!", perchè il sabato pomeriggio e la domenica, l'autofficina chiude e lui è libero. con l'equipe psico-pedagogica concordiamo che è un bene che venga a scuola, anche se viene emarginato da docenti (si, capita anche questo nelle nostre meravigliose ed efficienti scuole pubbliche) e dai compagni di classe; almeno stà lontano per mezza giornata dal suo vissuto disgraziato, e certe disgrazie(l'emarginazione) sono meno gravi di altre(l'indigenza). se avessi aspettato le nomine sulle mie materie, a quest'ora starei preparando versioni di latino e organizzando moduli interdisciplinari di storia della letteratura e linguaggio filmico, per classi di normodotati più o meno interessati (al voto, alle mie discipline) e G. sarebbe lontano anni luce da me. e però mi sento forte dal fatto che servo più ad un alunno come G. e se oggi, dopo esser sfuggita al vaniloquio di A.,psicologo imperfetto, che non basta neanche a se stesso, figurarsi agli altri, mi sono sentita tra i salvati, piuttosto che tra i sommersi,e sono contenta di me ( le mie seghe mentali non mi hanno strappato del tutto al senso), è grazie a questo.
lunedì, 11 settembre 2006
l'alunna S. non è diversa dagli altri, all'apparenza. non ci sono tracce di scialorrea, è solo una ragazzina, una comunissima adolescente, meno leccata e tirata delle altre, d’accordo, meno appariscente, meno oggettivamente bella (come le due in prima fila, una assomiglia a Keira Knightley, l'altra a laura palmer del serial di lynch, twin peaks)(però, bellezza a parte, si vede che sono tutte e due un pò stronze).non la avvicino più di tanto, è solo il primo giorno, non voglio rimarcare diversità. poi mi accorgo che non se ne fa un problema, anzi, probabilmente si aspetta l'insegnante di sostegno,è il suo terzo anno in questa scuola, e quindi l'evento non è certo traumatico.sono più spaventata io, di lei. siedo accanto ai docenti curricolari, parlo quasi niente, la classe osserva, studia le mosse. conosco gli effetti decisivi delle prime impressioni.sono stata una studentessa anch'io,liquidavo in fretta chi non mi convinceva del tutto.quando mi avvicino solo un attimo per darle la mano e dirle che quest'anno l'affiancherò, per aiutarla nello studio, come una qualunque adolescente mi sorride con gli occhi che brillano, da di gomito alla compagna che le siede accanto, e fa un piccolo applauso di consenso entusiasta.bene.la prima impressione è andata bene.un buon inizio.senza parole, però. quando una collega le chiede come ha passato l'estate, S. non proferisce parola, ma si fa capire lo stesso; non è andata al mare, si ritirava tardi la sera (spallucce e gesto con la mano per dire "me ne andavo in giro"), e poi si svegliava tardi al mattino (sorriso quasi di scusa e pollice alzato ad indicare l'ora della levata). della serie "strategie comunicative". vedremo come gestire contenuti didattici con modalità comunicative di questo tipo, una bella scommessa.
in sala insegnanti un tizio mi studia con più attenzione di altri. e poi mi chiede se non ci conosciamo. mentre quasi mi arrendo, capisco.è il mio professore di religione delle medie, l'immagine che ancora conservavo di lui, viene bruscamente sostituita da quest'altra; bianco e imbolsito,solo il sorriso buono, un pò troppo melò, non è cambiato.sono stata una alunna diligente e sveglia (mi son guastata con l'età), molto amata da alcuni insegnanti, molto ignorata dalla maggior parte dei compagni, ora so di cos'era fatta la mia diversità, mi è capitato di intravederla in alcuni dei ragazzi a cui ho insegnato, capita di essere precoci per alcuni aspetti (non tutti, eh!), e in genere la si paga cara. il prof si mostra contento, dice che sono uguale a come mi ricordava (mah, sono passati solo vent'anni), e che sono stata una delle sue allieve preferite. mi sento un pò in trappola, gli anni delle medie sono stati anni infami e nebulosi, e con questo qui avevo un rapporto un pò conflittuale, come con tutti i credenti praticanti ortodossi un pò untuosi.mi offre un caffè e mi bacia le guance. mi dice che si aspettava facessi un altro lavoro ( quale, di grazia? -avrei dovuto chiedere). sarà un caso che i ragazzini precoci e un pò sfigati, finiscono col fare gli insegnanti (vendetta, unica via di salvezza o ripiego lavorativo?).
domenica, 10 settembre 2006
la stella che non cmentre usciamo dalla sala incrociamo E. e R.. il parere su un film, a caldo, vale e non vale. si è sempre troppo presi dall'emotività del finale, o da quello in cui ci si è riflessi, personalizzando la visione. però tutte le volte che incrocio amici, mi sento un pò tenuta a dar spiegazioni (deformazione professionale?), soprattutto quando mi accorgo che stanno liquidando l'analisi in fretta, perchè si sono annoiati, il film era più o meno indigesto (nel senso di non facile, rasserenante), e loro hanno gia i loro problemi, ci manca solo rompersi le palle al cinema con le elucubrazioni e i cerebralismi di qualcun'altro. è in questi casi che mi ergo a paladina dei bei film difficili (che poi, i bei film, non possono non essere difficili). di certo risulto saccente, ma me ne frego, è più importante tentare di scuotere chi è distratto,o troppo pigro. E. non fa in tempo a confessare che il primo tempo era pesante, e durante il secondo si stava addormentando, che la investo con le mie considerazioni entusiastiche. le parlo della capacità e dell'onestà di sguardo del regista, mi sbilancio a citare la sapienza zen di cui è portavoce la giovane protagonista del film, portatrice sana (antieroica) di umanità e solitudine profonda, evoco la lezione neorealista, tra intimismo e volontà di testimonianza impietosa, la vita vera indagata in presa diretta, senza buonismi e senza vittimismi. E. si scuote, cita qualcuna delle massime-chiave di volta del film: "la via del ritorno è sempre più breve", "la canna da zucchero non è dolce da tutte e due le parti", per dimostrare di aver seguito con buona volontà. io incalzo, il nome del protagonista (buonavolontà, appunto) ,racchiude il senso propositivo del viaggio, ma non garantisce senso "a senso unico"; questo viaggio di conoscenza, alla scoperta della diversità di un orizzonte culturale lontano, talmente complesso da sembrare inconoscibile, permeato di contraddizioni irrisolvibili, diventa viaggio di autoconoscenza, e poi di riconoscimento nell'altro, diverso, e uguale. insomma questo qui era davvero un buon film, capito? E. e R. mi guardano tesi. torniamo a sorridere quando, davanti al portone di casa, ci raccontiamo cosa mangeremo per cena, evochiamo i disastri legati alla loro condizione di neo-sposi tra tripudio di pizze surgelate e incomprensibili defaiance della pentola a pressione.poi ci salutiamo. non riesco a non pensare che la prossima volta che mi incroceranno all'uscita da un cinema, mi eviteranno.
sabato, 09 settembre 2006
ieri primo ingresso (mesto) nella scuola in cui completo cattedra quest'anno. la preside, sormontata da gialla capigliatura laccata alla moratti, ci informa che ama profondamente i ragazzi disabili che frequentano la sua scuola, e guai a noi se li trattiamo male (sic!). poi vengono assegnati i casi. della mia nuova alunna vengo a sapere classe e nome, per avere maggiori informazioni avvicino la coordinatrice del gruppo h, e cerco di capire dalla faccia che fa il livello di gravità o facilità del caso. S. è dislalica, mi dice (traduco mentalmente: ha problemi di articolazione del linguaggio, non la capirò quando parla!). non mi è mai capitato un caso simile. la capacità affabulatoria è una delle frecce al mio arco, come farò con questa ragazzina, penso subito sgomenta? in realtà, riformulo la questione,lei parla e io non la capisco,non viceversa, spero.poi mi fiondo a leggere la diagnosi funzionale vergata dall'equipe psico-pedagogica. s. è in terapia farmacologica (antiepilettici), è timida, ansiosa, emarginata dal gruppo classe, ma tutto questo non inficia il livello cognitivo, è curiosa, non ha un basso livello di autostima, è attenta alle azioni degli altri, li osserva con ammirazione. è soggetta a scialorrea (sbava, traduco, sempre mentalmente) . conosco la scialorrea, è difficile non provare disgusto, le labbra socchiuse che non riescono a contenere la saliva, le parole che vengono fuori umide: ne ha sofferto mia nonna, quando era in terapia farmacologica da psicofarmaci, a volte è una conseguenza legata all'assunzione di medicinali ipnotici. un anno prima che morisse, dopo aver passato mesi a inseguirla per strada in vestaglia da notte, in preda ai suoi attacchi di demenza senile, i miei decisero di sedarla per poter tornare a vivere una vita normale. la nonna, a quel punto, non si precipitava più in strada per sfuggire agli immaginari attacchi bellici che le risuonavano nella testa, se ne stava buona e svagata sul divano, e, col fazzoletto, ogni tanto, si tamponava il fiume in piena di saliva filamentosa procurata dagli ipnotici. la scialorrea, applicata ad una ragazzina di sedici anni, non so immaginarla, ancora. mi faccio forza. mi dico che ho risorse affettive che in genere confortano e fanno sentire i miei alunni accettati, neanche io so come riesco ad esser credibile, con tutto il disincanto solito che mi recito come un mantra, per convincermi (rassicurarmi) che la vita è una fregatura, soprattutto.
in questa nuova scuola scopro, con disappunto, di avere per collega una vecchia amica che mi ero, volutamente, lasciata alle spalle. naturalmente lei mi vede e non mi molla più. mi trascina a casa sua per un succo di frutta, tiepido, avanzato ai figli cavallette. mi parla per ore dei casini che ha combinato in questa scuola con colleghi e preside, mi ammorba coi suoi problemi esistenziali, mi terrorizza per la costanza con cui crea situazioni squallide. registro stancamente che avevo fatto bene ad allontanarla, e ora dovrò, piano piano, neutralizzarla, di nuovo. nel mentre guardo la sua casa, sconclusionata, senza l'ombra di libri dvd cd foto stampe in giro, tutta mobili finto minimal chic e letto matrimoniale in pelle beige, cucina lineare e verdino muffa alle pareti, cotto e parquet per pavimento,penso che davvero, tutto torna, e mi sento gelare (chissà cosa racconta la mia casa ad occhi estranei).
unica nota positiva della giornata, i giochi sul pavimento con il piccolo di g. (che mi fa sorrisi molto convincenti ed entusiasti e mi chiama cantilenando "ananana"), e la lunga fiaba della buona notte ascoltata a sbafo, mentre g. lo cullava per addormentarlo. poi esco nella notte, sola,coi miei capelli sciolti, premendomi gli occhi senza palpebre,e nel tragitto fino all'auto mi recito eliot.
"Ho i nervi a pezzi stasera. Sì, a pezzi. Resta con me.
Parlami. Perché non parli mai? Parla.
A che stai pensando? Pensando a cosa? A cosa?
Non lo so mai a cosa stai pensando. Pensa."
Penso che siamo nel vicolo dei topi
Dove i morti hanno perso le ossa.
"Cos'è quel rumore?"
Il vento sotto la porta.
"E ora cos'è quel rumore? Che sta facendo il vento?"
Niente ancora niente.
E non sai
"Niente? Non vedi niente? Non ricordi
Niente?"
Ricordo
Quelle sono le perle che furono i suoi occhi.
"Sei vivo, o no? Non hai niente nella testa?"
Ma
0 0 0 0 that Shakespeherian Rag...
Così elegante
Così intelligente
"Che farò ora? Che farò?"
"Uscirò fuori così come sono, camminerò per la strada
"Coi miei capelli sciolti, così. Cosa faremo domani?
"Cosa faremo mai?"
L'acqua calda alle dieci.
E se piove, un'automobile chiusa alle quattro.
E giocheremo una partita a scacchi,
Premendoci gli occhi senza palpebre, in attesa che bussino alla porta.
(Thomas Stearns Eliot 'La terra desolata')
postato da esulipensieri | 12:47 | commenti
due volte battisti. due punti di vista. canzone dell'amore negato.
prendila cosi'
prendila cosi'
non possiamo farne un dramma
conoscevi gia' mi hai detto
i problemi miei di donna
certo che lo so', certo che lo so'
non ti preoccupare
tanto avro' da lavorare
forse e' tardi e rincasare vuoi
no che non vorrei
io sto bene in questo posto
no che non vorrei
questa sera e' ancora presto
ma che sciocca sei ma che sciocca sei
a parlar di rughe
a parlar di vecchie streghe
meno bella certo non sarai!
e siccome e' facile incontrarsi
anche in questa grande citta'
e tu sai che io potrei purtroppo
non esser piu' solo
cerca di evitare tutti i posti
che frequento e che conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi
per non ferirsi di piu'
lasciami giu' qui,
e' la solita prudenza
loro senza me
mi hai detto
e' un problema di coscienza
certo che lo so', certo che lo so'
non ti preoccupare,
tanto avro' da lavorare
forse e' tardi e rincasare vuoi
no che non vorrei,
io sto bene in questo posto
no che non vorrei,
dopo corro e faccio presto...
meno bella certo non sarai
e siccome e' facile incontrarsi,
anche in questa grande citta'
e tu sai che io potrei
purtroppo, anzi spero
non esser piu' solo
cerca di evitare tutti i posti
che frequento e che
conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi,
per non ferirsi di piu'.
prendila cosi',
non possiamo farne un dramma...
canzone dell'amore tradito e (ri)trovato
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Dove vai quando poi resti sola
il ricordo come sai non consola
Quando lei se ne andò per esempio
Trasformai la mia casa in tempio
E da allora solo oggi non farnetico più
a guarirmi chi fu
ho paura a dirti che sei tu
Ora noi siamo già più vicini
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
Le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto
Dove vai quando poi resti sola
senza ali tu lo sai non si vola
Io quel dì mi trovai per esempio
quasi sperso in quel letto così ampio
Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei
io la morte abbracciai
ho paura a dirti che per te
mi svegliai
Oramai fra di noi solo un passo
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto
sabato, 02 settembre 2006
il dado è tratto.ancora sostegno.anno terzo. prima riunione dipartimentale gruppo h.stessa scuola dello scorso anno, in cui ero riuscita a tirare avanti solo all'idea di non metterci più piede. mi ritroverò con i colleghi con cui non ho legato, con gli alunni sottoproletari (del tipo mutazione antropologica pasoliniana, cioè violenti e cinici, incattiviti da un sistema che ne governa i bisogni privandoli dell'anima). al coordinatore che mi chiede perchè ho preferito due scuole (nove ore qui più nove ore altrove) alla cattedra piena disponibile, non posso certo rispondere che meno ci resto in questa scuola, meglio stò. chi è causa del suo mal pianga se stesso. mai mancato di pianger su me stessa. anzi.
domenica, 27 agosto 2006
e insomma, leggere scurati prima dell'inizio di un nuovo anno scolastico, non è stata una buona idea.anche perchè il finale (per quanto mi riguarda) non ha liberato catarsi risolutive di tutto quel luttuoso meditare sui vissuti inconcludenti di noi insegnanti "giapponesi". l'aria si è freddata ( un anticipo d'autunno?). ieri sera incrociato il coordinatore del gruppo h della scuola in cui ho lavorato lo scorso anno, che, beninteso, aveva cercato di farmi fuori per favorire non so chi; mi ha apostrofato sinceramente interessato alle eventuali scelte di quest'anno ("tornerai?o ti sei spaventata?"). la scuola dello scorso anno era una delle peggiori in cui io sia mai incappata, alunni e docenti disperanti. lui, poi, era un coordinatore tronfio e ammanicato, molto ipocrita. potessi scegliere mi terrei lontana da entrambi.
è questo che fa più male. posso scegliere? sono io stessa a precludermi strade? come nel su citato romanzo, finisco per destinarmi a punizioni sottili e impietose, e provo pietà per il resto del mondo .
giovedì, 24 agosto 2006
riesco ad aggiornare il blog solo dal pc di studio.il vecchio pc stanziale a casa dei miei si rifiuta di caricare il programma, il portatile di casa mia non può navigare per mancanza di rete telefonica fissa. ed è un po snaturante scrivere solo a comando e non d'impulso, cosa che avrei fatto in abbondanza, data l'assenza dei miei e il cazzeggio nella mia stanza di adolescente e poi ragazza, dato che c'è noè da rassicurare da tutta questa solitudine forzata.ieri l'altro mi ha graffiato. orecchie indietro e occhi da tigre feroce. poi rimproverato, si è tenuto a debita distanza tutto il tempo, sotto un tavolo, con l'aria contrita.
il csa promette la pubblicazione dei calendari delle nomine a tempo determinato, e poi, immancabilmente, sfora, rimanda, senza neanche cercar scuse. di che morte morire quest'anno? sostegno, ancora, o disciplinari?scontenta di tutte e due le cose. il sostegno è poco stimolante(no, non dal punto di vista umano). e professionalmente frustrante per via della masnada di colleghi (e alunni) stronzi. con le disciplinari, data la mia posizione relativa, finirò sbattuta in posti scomodi e distanti, angosciata dalla mia sempre più fumosa dimestichezza nei confronti del latino (della letteratura italiana, giammai!). una collega più realista mi diceva di essere tranquilla, di non temere gli anni, trascorsi e ancora da trascorrere, sul sostegno, perchè immagina di arrivare prima o poi sulle disciplinari, per le (minate) vie promesse dal suo percorso di studi. vorrei essere serena anch'io. ma, evidentemente, non è nella mia natura esser serena.
stò leggendo "Il Sopravvissuto" di scurati. molto bello. molto (molto) triste. quest'uomo dalla scuola pubblica c'è realmente passato, l'ha respirata in tutte le sue contraddizioni, caricandosi pure del peso di una capacità di autoanalisi senza vie di scampo, impietosa,e perciò illuminante. che la bellezza (grandezza,importanza, valenza conoscitiva) di un libro-film-quadro-teorema sia anche triste, non è ossimorico, mi sa che finisce per essere condizione imprescindibile.
domenica, 20 agosto 2006
tornata dal viaggio, vengo assalita dalle proposte di passeggiate-all'-ombra delle amiche neo-mamme, rimaste in città coi pargoli troppo piccoli.annoiate, chiedono compagnia. dopo aver detto sì tante volte, ora come ora, soppeso attentamente la cosa. i figli delle mie amiche sono molto carini e bambineschi. e a me i bambini piacciono molto, mi hanno salvato in più di un'occasione da adulti insostenibili e noiosi. ho qualche riserva per quelli proprio piccini, quando strillano, mi verrebbe da fare una scena alla nanni moretti (in Bianca), quando afferra impotente un pianta in vaso, stecchita, e sbraita; "Cosa vuoi!! Piu' acqua, meno acqua, Più sole, meno sole!!!". in genere tranquilli, a volte vivaci in modo esemplare, mentre sei lì a chiederti a chi somigliano, fanno cose pericolosissime e cascano e si rompono, facendoti -sempre- sentire vagamente colpevole, mentre le madri, mezze infartuate, si fiondano su di loro a soppesare il danno. e però sono stanca di fare la zia a cui si affibbia la carrozzina, a cui si fa una testa cosi coi racconti delle audaci imprese e prove di inintellegibile intelligenza del pupo, racconti ribaditi allo stremo a tutti i malcapitati conoscenti incontrati sulla via, mentre si cazzeggia. stanca di sentir pronunciare la fatidica frase "non perchè è mio figlio ma è più bello-sveglio-strepitoso degli altri". mi da fastidio il confronto con il restante universo mondo di bambini, ingiustamente tacciato di inferiorità. è normale, mi rassicurava un'amica senza ancora bimbo a carico, sono i figli! che ti aspetti! mi aspetto meno narcisismo stucchevole, meno proiezioni insane, meno istinto competitivo già penzolante sulle testoline inconsapevoli. poi passo a considerare gli effetti della educazione democratica e anti competitiva che mi è stata impartita e mi sento incapace in partenza; dovessi fare un figlio e dovesse sembrarmi non superiore agli altri? sarebbe un pollo fatto e segnato fin dalla nascita!? orrenda prospettiva (non è forse vero che, a volte, baratterei volentieri gli esiti dolenti dell'educazione democratica con gli effetti di una impostazione narcistico-competitiva, tesa a fregare gli altri?). da qualche parte (cuore? testa?), però, si solleva una fievole protesta, che mi fa riflettere sul fatto che poi, un figlio così, furbo e stronzo, lo disconoscerei, e quindi ben venga se attinge dalla mia sensibilità ipertrofica, vorrà dire che sarò meno sola al mondo (o che avrò da consolare qualcun'altro, oltre me, dagli effetti devastanti della vita). non so più chi diceva; "non si dovrebbe dire: ho fatto un bambino. ma: è nato un bambino", si potrebbe controbilanciare meglio il senso di onnipotenza genitoriale, in una prospettiva più umile. alla fine, questi poveri figli (è il caso di dirlo!), non devono solo essere ricettacolo di nevrosi e aspettative genitoriali, sono piccole persone nuove, da accompagnare. con rispetto.
nonostante l'abbia ascoltata ossessivamente per mesi, mi fa sempre lo stesso, identico effetto...
http://www.warnerbrosrecords.com/damienrice/
sabato, 19 agosto 2006
terme_antichenell'hamam si entra con timidezza, consapevoli della propria estranietà, ignoranti della valenza rituale, purificatrice che il bagno turco assume per i locali. poi ci si affida alle inservienti, che sono brusche con le turiste, carezzevoli con le turche. strutturalmente scenografico, avvolgente di echi e vapore che si respira e non si vede, non può non incantare. sezioni separate per uomini e donne (figurarsi! con il maschilismo integralista dei musulmani non poteva essere altrimenti! per tutta la settimana ad istanbul, ho vibrato di indignazione ogni volta che incrociavamo le donne corvo, ammantate in neri panni che lasciavano appena intravedere gli occhi). ma in questo caso, va bene così.è più rilassante guardarsi attorno e rispecchiarsi nei profili esili o torniti di altre donne, riconoscere nei loro seni i tuoi, studiare le ombre, le ferite rimarginate (struggenti voli pindarici sulle pance rilassate di chi ha partorito, sui fianchi acerbi delle più giovani). un amico turco si meravigliava del fatto che volessi andarci sola (il compagno a seguito, nell'altra sezione, solo pure lui): "starai con l'occhio all'orologio, ti annoierai, noi ci andiamo con gli amici, per parlare, stare assieme", diceva. goffagine da prima volta a parte, appena mi hanno schiuso davanti il cuore pulsante dell'hamam, ho capito che sarebbe stata una delle cose di cui d'ora in avanti avrei avuto nostalgia.
al centro della stanza troneggia, appena sollevato dal pavimento, un enorme ottagono di marmo, su cui ci si stende (ci si arrende),stesi sulla schiena si incontra con lo sguardo la volta altissima e circolare, istoriata di piccole aperture a stella, dalle quali la luce esterna entra a fatica , tutto intorno nicchie rivestite dello stesso marmo grigio, corredate di fontane in cui si raccoglie il getto caldo e quello freddo che scorre incessante dai rubinetti di ottone lavorato. il rumore di fondo è una mescolanza perfetta degli echi dell'acqua e del chiacchiericcio delle inservienti, che si danno voce, mentre solo a gesti si fanno capire da chi non parla la loro lingua. le turiste,nude, hanno un aria davvero fragile, vulnerabile, tra le mani scure delle donne che lavorano sui loro corpi, massaggiando, storfinando, risciacquando con l'acqua recuperata dalle conche delle fontane.
la pelle respira calore e sospira sudore.grondante come una sirena in secca, la schiena aderente al ventre bollente dell'hamam, godo del senso di resa assoluta che mi ha invaso, mi sollevo incert
