la scuola in cui sono entrata in ruolo ha una sede centrale ed una sezione staccata. la sezione staccata è ospitata da un santuario, fuori città, con locali e mensa un tempo destinati ad ospitare seminaristi; oggi raccoglie tre classi (prima, seconda e terza media) in cui si concentrano ragazzini ai margini, spediti là da genitori indigenti, o comunque in pieno svantaggio socio-culturale, nella speranza di risparmiare sui pasti dei figli o, come mi raccontava un collega, con l'aspettativa /pretesa che qualcun'altro li "raddrizzi". questa sezione staccata è un ghetto vero e proprio, nessun genitore che meriti questo appellativo dovrebbe mandarci un figlio: studiare lì è sinonimo di emarginazione sociale, ed è una mezza condanna ad una forma di isolamento didattico praticamente punitivo. la sede che mi hanno assegnato è in questa famigerata sezione staccata. l'ultima arrivata, si sa, non può ambire a diversa sorte. tutti quelli che vengono "distaccati", appena possibile chiedono di essere trasferiti. è, sicuramente,una conseguenza dell'alta concentrazione di "ragazzi terribili" . come in tutte le scuole di frontiera, lavorare con alunni già provati dalla fatica di vivere è una sfida enorme. e sono pochi i docenti capaci.ancora meno quelli motivati. oggi mi ci hanno spedito per una supplenza. una collega mi ci ha accompagnato in auto, perchè io, in centrale, ci vado a piedi. mi ha lasciato in piena campagna, dopo avermi mostrato dove suonare ("insisti! che non sentono..."). il portone dell'ex- seminario si è aperto e mi ha inghiottito. era l'ultim'ora, mi ha investito l'odore dolciastro del ragù che saliva dalle cucine. ho attraversato un chiostro squadrato con al centro un roseto stentato e due alberelli spauriti. ho sentito subito gli schiamazzi dei ragazzi, le urla dei colleghi per tenerli a bada. mi è venuto incontro un ragazzino esile, carino,con le braccia piene di bruciature e tagli: "che sei una professoressa?", ha subito chiesto. il ragazzino, A., era piantonato a vista da un educatore da cui stava, palesemente, scappando. forte della mia minima esperienza di insegnamento, ho tentato la carta del "metodo franti" che consiste nel farsi amico, responsabilizzandolo/gratificandolo, il "ragazzo selvaggio " di turno. ha funzionato.per un pò. l'educatore ha commentato a mezza voce: " ma guarda un pò, con una collega giovane, sarà la novità, ha voglia di stare!". in classe, mi sono presentata come una possibile docente per l'anno scolastico a venire, ed ho proposto un'attività legata al programma svolto dalla collega di italiano:un esercizio di scrittura creativa sulla modalità del racconto di fantascienza, (la sottoscritta si è proposta nelle vesti di una supplente aliena, sbarcata in un mattino qualunque, come quello che stavano vivendo, a loro il destino di eroici salvatori del pianeta). non si tenevano per l'entusiasmo...A. ha retto il gioco per una mezz'ora, poi si è stufato, ha realizzato che mi dedicavo troppo al resto della classe, ed ha iniziato a dare testate nel muro, calci ai compagni. il resto della lezione è stato all'insegna del più miserevole dei fallimenti. nessuna strategia possibile. me li son persi, quasi tutti, dalle mani. A. aveva dato il segnale del trionfo dell'anarchia sulla novità, pur se entusiasmante. prima di lasciarli, a campanella suonata, una delle poche ragazzine, con aria da martire sconfitta, abituata a saltar lezione a causa delle intemperanze dei compagni, ha fatto la seguente considerazione :" hai visto, professorè, adesso non ci vorrai più venire a scuola qua...".
