il rientro è stato meno traumatico del previsto. dato che siamo a maggio, non son tornata sulle mie classi,per garantire la continuità didattica ad alunni e collega che mi ha sostituito, ma sono a disposizione per le supplenze. in questi due giorni nessun collega assente, quindi ho bivaccato in sala insegnanti, ho bevuto i caffè radioattivi della macchinetta, fatto amicizia con le bidelle, fatto conoscenza con i colleghi. i ragazzi li osservo da lontano, ancora non ci sono stati incontri ravvicinati, che poi, nelle vesti di supplente non è che ci sia grande soddisfazione.la scuola è così: manchi da un pò e ti manca, ci torni e pensi, peccato che tutto rimanga sempre uguale ! forse è questo immobilismo che l'affonda, questi docenti disincantati del tipo "questo-è-l'ultimo-anno-mi-sono-proprio-rotta", questi prof "già-è-suonata-che-palle-si-rientra-in-classe".del resto, per quanto bello, questo mestiere riserva dei periodi bui, faticosi, se non si istaurano buone dinamiche coi ragazzi, o con i colleghi. mi sembra di dover imparare tutto da zero, l'approccio, i contenuti, le strategie...e pensare che manco da ottobre scorso, sembrano secoli, mi sembra di essere tornata da un viaggio siderale. non lavoro alle medie da sette anni, a questa taglia di alunni non sono più abituata, i maschi sono buffi, in bilico verso l'adolescenza, le ragazzine più sveglie, smaliziate. avere attorno colleghi vivaci, culturalmente ed emotivamente, è il non plus ultra nella scuola, forse più che in altri ambiti lavorativi, perchè si innesca il circolo virtuoso dell'ironia , dell' entusiasmo, ci si sostiene al bisogno, i ragazzi se ne accorgono e ne beneficiano anche loro.il falcotto, a casa con la nonna, stà benone, gongola di gioia quando rientro ed è un colpo di spugna ai dubbi e alla fatica che il ritorno alla normalità comporta.
