e fu così che il falcotto venne operato. portato in ospedale di buon mattino, affidato alle braccia dell'infermiera ( "me lo dia, signora. ma è buono, non piange neanche un pò..."), mentre animalescamente, con due zampate, avrei voluto portarmelo via, fuggendo dalla prima finestra utile; portato in sala operatoria con sul faccino l'interrogativo esplicito "ma chi è questa infermiera qui? e perchè la mia mamma mi ci ha lasciato ?" .di verde vestita (speravo di essere presente, invece no, per entrare in reparto chirurgia ti addobbano così, in automatico ), dopo aver fatto ciao con la mano tremante al mega professore che faceva capolino ("non si preoccupi ,sigora, è una sciocchezza..."), è incominciato il calvario: dietro la porta chiusa, si è levato il pianto disperato del falcotto, ormai consapevole dei mala tempora. ora so, che una delle controindicazioni della maternità ,oltre ad andare in giro per mesi come una naufraga spettinata, non sempre lucidissima, causa notti spezzate continuativamente, è questo lacerante senso di impotenza, questo cortocircuito cardiaco e mentale, quando il tuo bambino è in pericolo. il pianto si è affievolito subito, per effetto dell'anestesia (blanda, breve, giusto per consentire al mega professore di affondare un sondino in ciascun dotto lacrimale, per sbloccarlo), di rimando, però, ho incominciato io atremare e a mandar giù i singhiozzi che mi scuotevano, coi respiri a metà, con la testa svuotata e le orecchie tese. è durato poco, ma è durato un'eternità. quando me l'hanno restituito, il falcotto era un mucchietto angelicato e sedato tra le braccia della stessa infermiera dell'andata, gli occhietti chiusi, orlati di sangue, il broncio offeso di chi, pure nel sonno, pensa "ma vedi 'sti stronzi.ma chi me lo doveva dire, oggi!". col cuore oppresso da mostruose paure ("svegliati, falcotto, svegliati! sono io, sono qui..."), l'ho raccolto tra le braccia come in tutte le cristologiche raffigurazioni della Pietà. tempo due minuti, e il falcotto strillava tutto il suo sdegno e la sua paura, aggrappandosi al mio collo, ma con gli occhi ben chiusi, a negarmi lo sguardo. "adesso ce ne andiamo, bambino. è tutto fatto, è tutto finito". cantare la ninna nanna che gli canto da otto mesi, per convincerlo a tornare fiducioso, tranquillo, è stata una fatica d'ercole, perchè la voce mi si spezzava dalla pena. poi, per quanto incazzato, il falcotto è tornato se stesso, ha smesso di piangere, ha voluto che gli consegnassi, per consolazione, tutto il materiale paramedico (sicuramente radioattivo, quantomeno non più sterile) presente nella stanzetta post operatoria.certo, ogni tanto si ricordava dell'affronto subito, e riattaccava disperato, tanto che , a un certo punto, ci hanno mandato via, visto che angosciavamo tutti i degenti che ancora dovevano passare dalle mani d'oro del mega professore, che mi ha liquidato dicendo "l'ostruzione c'era, abbastanza seria.speriamo non recidivi", mi sono sentita rispondere un cortese: "speriamo di no,certo", non riporto per pudore i commenti mentali, censurati dietro una così garbata considerazione. a quel punto era fatta, non a caso, è ricomparso il convivente, scomparso nei meandri dell'accettazione fin dal nostro arrivo in ospedale. il falcotto, appena l'ha visto, ha ricominciato a piangere, dando a intendere, pur senza parole, "adesso torni! sapessi cosa mi hanno fatto!". il commento del convivente è stato il seguente:- "dài, era proprio una cazzata, hai visto?! il falcotto non ha sofferto per niente. e tu fai sempre troppe storie!".
