accetto l'invito di b., ex compagna di banco del liceo, che ha due piccolini di due e quattro anni. ci siamo perse da tanto di quel tempo, che non la vedo da quando partorì il grande;andai a farle visita in ospedale e l'idea di un figlio mio non mi sfiorava minimanente, tuttalpiù mi immalinconiva l'evidenza del mio rifiuto della cosa. il marito di b. lavora fuori, torna nei fine settimana, e solo allora si occupa dei figli. appena fatto il mio ingresso a casa di b., vengo presa d'assalto dai suoi bambini, che, sfrenati dalla novità della visita, tentano di smontare il passeggino del falcotto, mentre il poverino ci stà ancora seduto sopra; presi da violento attacco di gelosia, procedono all'annientamento del sudetto falcotto, non appena mi distraggo minimamente dal fargli attenta guardia. con b. iniziamo mille discorsi, ma non ne concludiamo nessuno, veniamo interrotte dal piccolo di due anni che tenta di marchiare a sangue il falcotto con un mattoncino lego, dal grande di quattro che lo terrorizza urlandogli nell'orecchio, dal grande che tenta una manovra di soffocamento del piccolo in un momento in cui io e il falcotto tiriamo un sospiro di sollievo data la distrazione generale, dal piccolo che si strozza con un biscotto, ma viene prontamente rovesciato a testa in giù e indotto a vomitare nel lavello della cucina. la visita dura un'oretta; il falcotto guarda sbalordito i due baccanti in erba, acchiappa minuscoli pezzi di giochini sparsi sul tavolo e tenta di mandarne giù qualcuno, poi all'ennesima bravata, non si sa se del grande o del piccolo dei baccanti, attacca ad urlare disperato rendendo noto agli astanti che smetterà solo quando portato in salvo, fuori da lì. colgo al volo l'occasione e vado via di corsa. b. si giustifica debolmente: il piccolo è geloso, il grande è troppo vivace. non posso fare a meno di pensare che questi sono i guasti del non aver polso coi figli, in aggiunta ad una figura paterna latitante. il falcotto appena fuori si acquieta, accetta di buon grado le mie scuse e la promessa solenne di evitare i figli di b. per i prossimi venti anni, infine si addormenta, sfinito dagli eventi. per la legge del contrappasso dantesco: sono sette ore sette che il falcotto, in preda a deliri non meglio identificati, sfinisce la sottoscritta frignando, dimenandosi, rifiutandosi di dormire. la domanda sorge spontanea: l'esito di quali guasti stò già scontando?
