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   pessimismo cosmico riveduto e corretto

 



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sabato, 31 maggio 2008
 

ultime ore di delirante supplenza : i ragazzini hanno portato bustoni di porcherie radioattive, "per festeggiare" la fine della scuola. o l'inizio delle vacanze. tutti e due, và. siccome sono fortunella, mi son toccate le ultime ore, dell'ultimo (presunto, visto che la scuola finisce il nove o giù di lì) giorno di scuola. di sabato.la supplenza in seconda è più o meno volata ( nonostante i continui "possiamo mangiare-giocare a carte- andare in giro nelle altre classi - insultare i primini"...). in terza hanno ascoltato attenti quello che avevo da raccontare, seri e responsabili, dato l'esame finale alle porte. i primini sono sempre i peggiori, i meno scolarizzati, quelli senza freno, i "chissenefregasiamoancorapiccoli", si son fatti battaglia a furia di lanci di patatine e wafer, hanno smontato un paio di sedie, hanno tentato gavettoni a base di coca cola, in piena furia liberatoria da anno scolastico finito. il suono della campanella ha liberato più me che loro; i docenti che uscivano dalle altre classi avevano la mia stessa espressione dipinta sul volto, a metà tra sfinimento da anarchia adolescenziale e impotenza professionale ("echedobbiamofareèl'ultimogiorno!"). in sala insegnanti mi guardano male: per una volta, non avendo seguito alcuna classe mia, non mi toccano le scartoffie finali, relazioni e annessi e connessi da scrutinio imminente. questo ritorno al lavoro è stata una grande prova generale: il falcotto non ha risentito della mia mancanza più di tanto, quando rientro, o gli vado incontro, al parchino dietro casa, mi indica con l'indice teso, giusto un pò stupito ("ah, eccola  là! mancava giusto qualcuno..."), soprattutto contento, però. è andata bene, perchè tornare al lavoro si doveva. è andata così e così, perchè mi son girata tutte (ma tutte) le classi possibili, e non sempre è stato divertente, che con i supplenti, si sa, gli alunni tendono a dare il peggio di sè. insomma, è andata. e meno male che è già finita...

postato da fiammetta73 | 15:29 | commenti (7)


mercoledì, 21 maggio 2008
 

la scuola in cui sono entrata in ruolo ha una sede centrale ed una sezione staccata. la sezione staccata è ospitata da un santuario, fuori città, con locali e mensa  un tempo destinati ad ospitare seminaristi; oggi raccoglie tre classi (prima, seconda e terza media) in cui si concentrano ragazzini ai margini, spediti là da genitori indigenti, o comunque in pieno svantaggio socio-culturale, nella speranza di risparmiare sui pasti dei figli o, come mi raccontava un collega, con l'aspettativa /pretesa che qualcun'altro li "raddrizzi". questa sezione staccata è un ghetto vero e proprio, nessun genitore che meriti questo appellativo dovrebbe mandarci un figlio: studiare lì è sinonimo di emarginazione sociale, ed è una mezza condanna ad una forma di isolamento didattico praticamente punitivo. la sede che mi hanno assegnato è in questa famigerata sezione staccata. l'ultima arrivata, si sa, non può ambire a diversa sorte. tutti quelli che vengono "distaccati", appena possibile chiedono di essere trasferiti.  è, sicuramente,una conseguenza dell'alta concentrazione di "ragazzi terribili" . come in tutte le scuole di frontiera, lavorare con alunni già provati dalla fatica di vivere è una sfida enorme. e sono pochi i docenti capaci.ancora meno quelli motivati. oggi mi  ci hanno spedito per una supplenza. una collega mi ci ha accompagnato in auto, perchè io, in centrale, ci vado a piedi. mi ha lasciato in piena campagna, dopo avermi mostrato dove suonare ("insisti! che non sentono..."). il portone dell'ex- seminario si è aperto e mi ha inghiottito. era l'ultim'ora, mi ha investito l'odore dolciastro del ragù che saliva dalle cucine. ho attraversato un chiostro squadrato con al centro un roseto stentato e due alberelli spauriti. ho sentito subito gli schiamazzi dei ragazzi, le urla dei colleghi per tenerli a bada. mi è venuto incontro un ragazzino esile, carino,con le braccia piene di bruciature e tagli: "che sei una professoressa?", ha subito chiesto. il ragazzino, A., era piantonato a vista da un educatore da cui stava, palesemente, scappando. forte della mia minima esperienza di insegnamento, ho tentato la carta del "metodo franti" che consiste nel farsi amico, responsabilizzandolo/gratificandolo, il "ragazzo selvaggio " di turno. ha funzionato.per un pò. l'educatore ha commentato a mezza voce: " ma guarda un pò, con una collega giovane, sarà la novità, ha voglia di stare!". in classe, mi sono presentata come una possibile docente per l'anno scolastico a venire, ed ho proposto un'attività legata al programma svolto dalla collega di italiano:un esercizio di scrittura creativa sulla modalità del racconto di fantascienza,  (la sottoscritta si è proposta nelle vesti di una supplente aliena, sbarcata in un mattino qualunque, come quello che stavano vivendo, a loro il destino di eroici salvatori del pianeta). non si tenevano per l'entusiasmo...A. ha retto il gioco per una mezz'ora, poi si è stufato, ha realizzato che mi dedicavo troppo al resto della classe, ed ha iniziato a dare testate nel muro, calci ai compagni. il resto della lezione è stato all'insegna del più miserevole dei fallimenti. nessuna strategia possibile. me li son persi, quasi tutti, dalle mani. A. aveva dato il segnale del trionfo dell'anarchia sulla novità, pur se entusiasmante. prima di lasciarli, a campanella suonata, una delle poche ragazzine, con aria da martire sconfitta, abituata a saltar lezione a causa delle intemperanze dei compagni, ha fatto la seguente considerazione :" hai visto, professorè, adesso non ci vorrai più venire a scuola qua...".

postato da fiammetta73 | 20:59 | commenti (2)


martedì, 20 maggio 2008
 

il rientro è stato meno traumatico del previsto. dato che siamo a maggio, non son tornata sulle mie classi,per garantire la continuità didattica ad alunni e collega che mi ha sostituito, ma sono a disposizione per le supplenze. in questi due giorni nessun collega assente, quindi ho bivaccato in sala insegnanti, ho bevuto i caffè radioattivi della macchinetta, fatto amicizia con le bidelle, fatto conoscenza con i colleghi. i ragazzi li osservo da lontano, ancora non ci sono stati incontri ravvicinati, che poi, nelle vesti di supplente non è che ci sia grande soddisfazione.la scuola è così: manchi da un pò e ti manca, ci torni e pensi, peccato che tutto rimanga sempre uguale ! forse è questo immobilismo che l'affonda, questi docenti disincantati del tipo "questo-è-l'ultimo-anno-mi-sono-proprio-rotta", questi prof "già-è-suonata-che-palle-si-rientra-in-classe".del resto, per quanto bello, questo mestiere riserva dei periodi bui, faticosi, se non si istaurano buone dinamiche coi ragazzi, o con i colleghi. mi sembra di dover imparare tutto da zero, l'approccio, i contenuti, le strategie...e pensare che manco da ottobre scorso, sembrano secoli, mi sembra di essere tornata da un viaggio siderale. non lavoro alle medie da sette anni, a questa taglia di alunni non sono più abituata, i maschi sono buffi, in bilico verso l'adolescenza, le ragazzine più sveglie, smaliziate. avere attorno colleghi vivaci, culturalmente ed emotivamente, è il non plus ultra nella scuola, forse più che in altri ambiti lavorativi, perchè si innesca il circolo virtuoso dell'ironia , dell' entusiasmo, ci si sostiene al bisogno, i ragazzi se ne accorgono e ne beneficiano  anche loro.il falcotto, a casa con la nonna, stà benone, gongola di gioia quando rientro ed è un colpo di spugna ai dubbi e alla fatica che il ritorno alla normalità comporta.

postato da fiammetta73 | 19:57 | commenti


domenica, 18 maggio 2008
 

lunedi torno al lavoro.per impedirmi di cambiare idea l'ho detto all'universo mondo: lo sa pure la signora della salumeria.in segreteria hanno accolto la notizia con un laconico: "ah, si è decisa!", che tradotto voleva significare: "facessero così tutte quelle con un figlio a carico, si fermerebbe il mondo". forse ci ho messo davvero troppo, forse ho fatto bene a prendermi i miei tempi, rispettando quelli del falcotto. certo è che oggi, per strada, un'amica a cui raccontavo del panico da rientro, mi ha tolto le parole di bocca, raccontandomi di se, finendo per parlarmi di me ("tornare a lavoro è necessario, perchè a un certo punto, ci si abbruttisce, ci si rintana nella condizione di madre come in una trappola.tornare alla normalità è sano e giusto..."). ho tirato giù il guardaroba estivo, solo per constatare che non mi va più niente.ho fatto un giro di negozi, solo per concludere che così come sono adesso non mi piaccio, e non ho voglia di un guardaroba adattato a taglie che mai erano state mie. la mia quarta da lattazione è tornata seconda, e non ha un'aria felice, l'era del topless è decisamente tramontata... (commento fors'anche ragionevole, ma poco amorevole, neanche un pò rassicurante, del convivente ; "ti volevi conservare integra per la tomba? hai allattato tuo figlio, che vuoi di più?"). stamattina sono passata da scuola per stabilire l'orario, c'era la collega che mi ha sostituito tutto l'anno, giovane, fresca e carina. mi sono sentita goffa, esposta e anche piuttosto rincoglionita (per forza! non leggo un libro o anche solo un giornale da nove mesi). vuoi vedere che, fino alla fine, mi viene una depressione post post partum e post allattamento?!

postato da fiammetta73 | 00:14 | commenti (9)


venerdì, 09 maggio 2008
 

santa.tetta

appena nato, il falcotto aveva guance da putto michelangiolesco.il convivente racconta che lui ed i miei, sbalordirono di fronte a tanta rosea ciccia, chiedendosi come mai potessi aver contenuto un neonato così grassoccio.sarà perchè stava tanto bene in pancia, da esserci rimasto due settimane più del previsto, fatto stà, che il falcotto si era incicciottato parecchio. avevo già deciso che lo avrei allattato: negli ultimi mesi di gravidanza, mi venivano fuori le famigerate goccine di colostro, che macchiavano di giallino i rinforzatissimi reggiseni premaman . ne ero fiera; era un buon segno, la santa tetta si preparava volenterosa all'erogazione di sano latte materno. dubbi non ne avevo. appena nato, il falcotto, per quanto ci provasse, non riusciva ad attaccarsi al seno.o forse ero io che, per quanto ci provassi, non riuscivo a farlo attaccare.e poi faceva un male boia, i capezzoli si spaccarono subito, di colostro non ne usciva granchè, o comunque non abbastanza, e il piccolino piangeva forte. "ha fame!", dicevano le infermiere, "gli diamo l'aggiunta, non vede che ha fame!". qualcuna tentò manovre più o meno violente, acchiappando con furia la tetta, reticente alla montata lattea, spingendo a forza il capezzolo nella boccuccia disperata del falcotto. piangeva il falcotto per l'impossibilità, piangevo io per la frustrazione e per le ragadi. la ferita del cesareo faceva male , non riuscivo a tenere mio figlio tra le braccia come avrei voluto, rifiutavo gli antidolorifici in flebo, perchè io dovevo allattare, perchè io volevo allattare. ogni tanto le infermiere portavano via il falcotto urlante, a quel punto, sicuramente affamato, e lo riportavano quieto:- "ha bevuto 50 ml di latte artificiale, signora!il calo fisiologico ormai è troppo consistente.gli stiamo dando la giunta ...non si preoccupi, crescono bene lo stesso!".quando ci dimisero, delle guance michelangiolesche  non c'era più ombra.eppure la salvezza arrivò proprio col ritorno a casa.il dolore e la frustrazione, gestiti privatamente, si mutarono in cocciutaggine. chiamai a rapporto tutte le amiche, le zie, la suocera. "insegnatemi!" imploravo. la suocera tuonava: "insisti, devi soffrire, è così che funziona, anche io, sai, per tutti  i miei figli, sapessi quanto ho penato!". le zie dicevano: "mah, chissà, per noi è stato più facile, meno drammatico,  poi  è passato tanto di quel tempo...". le amiche che non avevano mai iniziato suggerivano: "smetti di soffrire, tanto non serve, la montata non verrà più. ". le amiche che avevano allattato insistevano: "non mollare, vedrai, devi avere pazienza.e forza.".  consultavo freneticamente i siti sull'argomento(e i blog, grazie m@w, grazie my ). poi, dopo quasi una settimana, finalmente, la svolta. una telefonata ad una consulente della lega del latte , che suggerì di affittare un tiralatte elettrico, in farmacia, per favorire la montata, che altrimenti mai sarebbe arrivata, visto che il piccolo non si attaccava.  infine, una cara amica , che venne in visita col suo incantevole bambino di due anni,allattato al seno. ci rimboccammo le maniche (virtualmente, perchè era agosto, e si moriva dal caldo), ci chiudemmo in camera , io, lei ed il falcotto urlante.e mi spiegò.il falcotto succhiò e succhiò.la montata lattea, piano piano, si fece consistente.era fatta. ha fatto male ancora a lungo.sbagliavamo ancora qualcosa, io e il mio bambino, ma togliemmo di mezzo il biberon, e dopo un paio di mesi sembrava che non avessimo fatto altro tutta la vita, tanto che il falcotto pretendeva la santa tetta ogni due ore.e poi ci sono stati gli ingorghi, e la dieta forzata(niente caffè, latticini, pomodori, kiwi, peperoncino, sennò erano colichette sicure e notti bianche). anche smettere non è stato facile: soprattutto la tetta destra non ne voleva sapere di interrompere l'erogazione,  e son stati dolori pure lì. il falcotto, invece, suo malgrado, ha accettato la cosa, anzi, in quest'ultimo periodo, sembrava non amare più la santa tetta come un tempo, all'occorrenza la mordeva con i suoi due denti di sotto e la mollava ancora mezza piena. allattare è stato difficile.allattare è stato bellissimo. spiegare perchè, è puro sfoggio retorico. mi piace credere che il sorrisone estatico che il falcotto direziona alle mie tette, quando gli capitano a tiro, è di grata intesa. ho smesso perchè dovevo, e va bene così.sono contenta.pure il falcotto, è chiaro, ha apprezzato. lo sapevo che sarebbe venuto fuori un post fiume,che mi sarei sarei fatta un pianto, ora che è finita: la santa tetta non eroga più.

postato da fiammetta73 | 22:29 | commenti (6)


domenica, 04 maggio 2008
 

il primo maggio ci siamo decisi a fare una gita fuori porta,ospiti di amici che non vedevamo da troppo tempo.per tutto il viaggio, il falcotto ha dormito sodo, dando chiaramente ad intendere che non avrebbe chiuso più occhio per l'intera giornata, se non sulla via del ritorno, in tarda serata. appena arrivati a casa dell'amica ospitante, abbiamo compiuto le operazioni di carico scarico del falcotto passegginomunito e del suo corredo vario (sacca con le copertine per giocare a terra, palletta,biberon, attrezzatura pro pappa, ecc.ecc.), accompagnati dal coretto ironico degli amici in questione, affacciati in gran pompa,per l'occasione,  al balcone  ("su dàì, in fondo non siete cambiati ,siete praticamente uguali!certo uno in più, però, c'è!", "ma dov'è che l'avete preso quel bambino lì?" "finiti i tempi in cui si viaggiava leggeri, eh?"). l'amica ospitante, non si sa se per rappresaglia,o se per meglio valorizzare la nostra ineluttabile metamorfosi in Genitori, ha invitato amici, vicini e lontani, tutti rigorosamente senza prole. era presente un'umanità varia, tenera e molto precaria: l'amico artista gay, in esilio volontario a roma per esigenze affettive, la coppia di amici conviventi, in esilio volontario a milano per esigenze lavorative, la coppia di amici onnipresenti in ogni frangente esistenziale della mia amica storica e del di lei marito. il falcotto si è comportato benone: ha fatto quattro cacche radioattive, ha sbafato con gusto quello che gli abbiamo proposto, è stato palleggiato e complimentato un pò da tutti, ha strappato parecchi capelli alle ragazze distratte da afflato materno, tirato giù gli occhiali agli uomini, tentato di arraffare, quando a portata di tavola, tazzine piene di caffè bollente, piatti del servizio buono e coltelli, non ha dormito niente per nove ore filate.è stato strano. ritrovarsi con persone la cui vita non è cambiata ai livelli in cui si è rovesciata la mia, strano dover incassare le domandine di rito del tipo ; "ma allora, adesso, la tua vita è questa qui?!"(punta di malinconica partecipazione), "e ti senti mamma?"(punta di incredulità), "certo che mi parevi una da depressione post partum!"(punta di velenosa acredine).è stato strano sentirmi rispondere, pacata, che sì, la mia vita è questa qui, niente lampedusa in dammuso e istanbul last minute,come qualche estate fa, ma solo finchè il falcotto non cresce un pò, che poi ne faremo un piccolo viaggiatore scaltro, e no, non mi sento mamma,o sì, non so, mi fa ancora strano pure a me, e no, che depressione vuoi avere, non c'è tempo, anzi, sarà colpa dell'ormone della gravidanza prima e della lattazione poi, ma io non sono mai stata più tranquilla di così, il mondo mi pare un posto niente male da far conoscere, con le sue giornate di vento, gli alberi e noè il gatto a casa dei nonni, e insomma, va bene così. certo, mi sarebbe piaciuto restare a sentire i commenti incisivi dei senza prole,una volta usciti di scena noi.e magari commentare pure io; mi sarebbe piaciuto guardarmi vivere, da esterna a ruoli e aspettative.invece,  col falcotto al limite, per non aver dormito per tante ore filate,  ( che pure ha trovato residue forze per  fare il suo bravo giro di ciao con la manozza a michetta), ci siamo ricaricati l'ambaradam in auto e siamo tornati al nido."è andata bene, eh?" è stato il commento del convivente, il più gradito.

postato da fiammetta73 | 00:49 | commenti (8)




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