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sabato, 29 marzo 2008
rispondo, con ovvio ritardo, all'invito di momatwork .sdogano sette segreti sette, ma forse spezzo la simpatica catena del meme, in quanto incolpevolmente rigiro la cosa ad alcune tra le mie dieci bloggers preferite che, in merito, hanno già dato (la sudetta m@w , tachipirina, my, le inquiline, mignolo col prof), mancano all'appello (se hanno voglia e tempo, sono invitate a sdoganare pure loro...) mafalda, adrenalina,pulcetta, piccolafiammiferaia, alkanna.
1. ho diviso con noè il gatto più di un gelato (una lappata per uno), (prima di restare incinta, eh! per quanto, mi rendo conto, la cosa può far schifo ugualmente ai più...), nella speranza di prendermi la toxoplasmosi.naturalmente, noè il gatto giammai è stato portatore di malattie, anzi, si spera non abbia preso qualcosa dalla sottoscritta, piuttosto. 2. quando ero piccola ho rischiato di morire annegata; la cosa è passata parecchio sotto silenzio, però. è probabile che mia mamma, a cui raccontai il fattaccio, all'epoca, non mi credette. avrò avuto otto nove anni, eravamo in vacanza in un qualche residence con piscina, c'era una folla ridanciana di bambini e adulti a mollo, ed ,improvvisamente, causa tuffo sbilanciato da bordo vasca, cozzai la testa e all'ossigeno si sostituì una fiascata di acqua clorata. credo di aver visto davvero passare, come in un superotto, la mia breve infanzia in vorticosi fotogrammi colorati, e ricordo pure di aver pensato che in tutto quel casino nessuno si sarebbe accorto di niente e quindi potevo starmene tranquilla a bere un altro pò e lasciarmi andare (ebbrezza pre-annegamento?), invece mi ritrovai, tremante, a vomitare parte della piscina fuori della stessa, grazie ad un ragazzino poco più grande di me, che, dopo avermi tirata fuori, sparì com'era venuto. 3. ho subito un paio di episodi sgradevoli ad opera di compagne di scuola stronze (vedi anche: bullismo), potessi tornare indietro, mi darei un sacco di buoni consigli, invece ho sofferto come un cane bastonato, e il ricordo dei fatti ancor m'offende. 4. da sette mesi e due settimane, in questa casa, sottopongo il convivente alla seguente dieta; risotto alle zucchine, pasta al sugo.non ci sono variazioni sul tema, solo, le pietanze vengono preparate a giorni alterni. da quando è nato il falcotto, infatti, prima a causa delle sue colichette, poi a causa della perenne mancanza di tempo (figurarsi di inventiva), non ho avuto modo di cucinare altro. sarà per questo che il convivente è l'unico tra i nostri amici, a non essersi imbolsito con la vita (pseudo)matrimoniale: vuoi vedere che questo è il segreto della giusta alimentazione?! 5. in tanti anni di storia-strada comune, non ho mai ballato un lento col convivente. ci siamo vergognati come ladri, le rare volte in cui l'occasione si è presentata: di sicuro l'effetto che faremmo è scimmietta(io,1.60)-appesa-al-palo(lui,1.92). 6. ho tanto desiderato che il falcotto non somigliasse a me, non mi dilungo sui motivi, perchè si scantonerebbe nella psicoanalisi selvaggia. ora che ho davanti l'evidenza, un pò mi pento.devo averlo desiderato un pò troppo, dati i risultati.settimo ed ultimo segreto. a volte ho seri dubbi di riuscire ad essere una buona madre. anzi, già la definizione "buona madre", mi fa tremare le vene ai polsi...
giovedì, 20 marzo 2008
le vene dei bambini sono invisibili ad occhio nudo.l'infermiere che è venuto stamane, alle sei del mattino, a fare il prelievo al falcotto, ha dovuto stringergli il braccino nel laccio emostatico a lungo, e poi ha cercato sottopelle, come un cieco alle prese con un libro in braille.aspettare che lo stantuffo della siringa indietreggiasse all'arrivo del sangue, è stato il meno.il terribile è stato tenere il falcotto impotente e molto piangente, inchiodato al tavolo, ben steso, col braccino paonazzo, in tre adulti.lo pensavo anche prima, ma adesso ho la certezza assoluta; un adulto in grado di infierire volontariamente su un bambino, facendogli del male, è marcio fino al midollo e non meriterebbe nemmeno un processo, ma il carcere a vita o la clinica psichiatrica, e basta. comunque, dopo essere stata il carnefice di mio figlio (per dieci minuti e a fin di bene, of course) ed aver collaborato con l'infermiere a bucargli la venuzza, giusto il tempo di salutare (" ciao, grazie, che mestiere infelice il tuo"), ed un bel pianto liberatorio me lo son fatto pure io.
giovedì, 13 marzo 2008
il falcotto è sano come un pesce.solo, da quando è nato, a periodi alterni, ha avuto gli occhietti arrossati e lacrimosi. il pediatra dagli occhi belli ci spiegò che si trattava di una sciocchezza; molti bambini hanno questo problema, bisognava aspettare e fare massaggini per sbloccare i dotti lacrimali un pò ostruiti. il problema, però, non si è risolto.anzi, la situazione è peggiorata.a sera il falcotto ha gli occhi pesti di un pugile. al mattino le secrezioni gli appiccicano le ciglia. l'oculista della mia infanzia,debitamente consultato, ha suggerito il sondaggio dei dotti, il mega oculista universitario,interpellato in seconda istanza, ha confermato.bisognerà stordire il falcotto con una anestesia blanda (mascherina), infilare nei dotti (minuscoli buchini da cui sgorgano le lacrime) un lungo ago metallico, e aspettare che l'occhio ripristini il cicolo virtuoso lacrimare. "è una sciocchezza, vedrà"- ha sostenuto il mega oculista universitario. sarà, ma per procedere all'anestesia blanda bisognerà fare un prelievo di sangue,per verificare che i valori siano a posto, e solo l'idea mi fa star male.quanto mi faccia male l'idea del sondaggio, è cosa non misurabile a parole e sensazioni. "siete sfortunati,in genere, al novantanovepercento si risolve da sè.voi rientrate nell'unpercento..."- ha constatato il nuovo pediatra anzianotto (quello occhi belli era uno strafico, ma parecchio stronzo). questo problema dei dotti ostruiti, infine, l'abbiamo avuto, da piccoli, sia io, sia il convivente.al convivente passò senza interventi esterni.a me,invece, il sondaggio fu fatto all'età di tre anni. ne ho un ricordo vivissimo: ricordo l'ago infinito e il dolore, il pianto di disperazione ed il regalo fattomi dopo, per tranquillizzarmi (che, per quanto piccola potessi essere, aveva già il sapore amaro del compromesso).i miei ricordi più lontani, sono quelli legati a dolore e angoscia; l'altro episodio dolente, è quello relativo ad un tonsillectomia. ho perfetta memoria della blanda anestesia ansiogena, e poi della corsa di mia madre a fianco della barella su cui ululavo la mia paura, col sangue vivo del taglio appena fatto, che mi gorgogliava in gola assieme al pianto. ora tocca a mio figlio. forse è ancora talmente piccolo da non conservare memoria di eventi invasivi come questo.me lo ripeto, ma non ci credo.queste sensazioni finiranno da qualche parte, nel suo subconscio, e lì resteranno a inquinargli un pò l'infanzia.
lunedì, 03 marzo 2008
un tempo i compleanni dei bambini si festeggiavano in casa.di questi tempi si festeggiano 1.in ludoteca o in masseria, se si è genitori volenterosi e un pò squattrinati 2. nelle sale ricevimenti, se si è genitori ricchi e privi di inventiva. sarà perchè le case sono troppo piccole,inadatte a contenere il danno di gruppi vandalici di bambini con al seguito genitori criticoni, sarà perchè le mamme sono già abbastanza stressate e desiderose di risparmiarsi l'ennesima fatica.fatto stà che il falcotto è stato invitato alla festa di compleanno di un bimbino unenne, in una delle sale ricevimenti più kitsch (e costosa) della città. non ci siamo tirati indietro, perchè si trattava di cari amici, nonchè colleghi del convivente. la scelta del regalo è stata, come al solito, un pò problematica, ero decisa a buttare un pò di denari in uno dei giochi fracassoni tutti plastica e trilli ossessivi tanto apprezzati dalle mamme pseudo tecnologiche , poi non ce l'ho fatta, e ho comprato uno xilofono di legno. la sala ricevimenti era decisamente troppo grande, livida di luci azzurrate e quadri orrorifici, il festeggiato era raffreddato marcio e molto piagnoso, ma estremamente elegante; i bambini invitati si stringevano smarriti attorno alle due animatrici, i genitori , liberati dall'onere dell'accudimento filiale, si raggruppavano a discutere, monotematici, delle gioie e dolori del crescere i figli. si è mangiato come ad un matrimonio ed, in effetti, aleggiava la sensazione inquietante che una coppia di sposi dovesse fare il suo ingresso da un momento all'altro. il clou della serata è stato raggiunto quando uno dei bambini, nonchè cuginetto dell'unenne, ha preso a male parole una delle due animatrici (brave) in quanto un pò (parecchio, và) sovrappeso, apostrofandola;- "vattene a casa, panzona! fai schifo!".i genitori del garbato bambino sorridevano tirati ma fieri del carattere volitivo del piccolo, anzichè prenderlo a pedate nel sedere. a fine serata, l'unenne ha spento la sua brava candelina, rischiando di ustionarsi le manine nel tentativo di acchiappare la fiamma ballerina e tutti l'hanno immortalato con i loro cellulari.il festeggiato ha ricevuto in dono vestitini firmati e cavallucci di legno principeschi, che niente lasciavano all'immaginazione, per quanto apparivano perfetti; lo xilofono di legno ha indotto la nosta amica a lanciarmi uno sguardo interrogativo, tanto che,un pò vergognosa, sono intervenuta in sua difesa, sostenendo con mezze parole la portata creativa degli strumenti musicali che vedono il bambino partecipe, e non sopraffatto dalle suonerie elettriche. non ho ben capito se i bambini presenti si siano divertiti o meno. i bambini, in genere,prima che l'adolescenza li sferzi con tempeste ormonali e tormenti consumistici, hanno tante vie di fuga: sono essi stessi vie di fuga dalle brutture.il falcotto, degno figlio nostro, ha pianto parecchio,lanciava i suoi strilli sdegnosi, mettendo in fuga i più, sia perchè tanto fracasso gli impediva di farsi il suo sacrosanto sonnellino della sera, sia perchè deve aver colto il gelo dei sorrisi di cortesia atteggiata dei troppi volti sconosciuti. il falcotto è nato il sedici d'agosto: i suoi saranno compleanni da festeggiare in riva al mare, o in certe notti appena un pò fresche e stellate, lontanissimo da tutto questo, si spera.
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