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giovedì, 20 dicembre 2007
giornata tipo mia e del falcotto: verso le quattro, giusto prima che albeggi,prima tetta del giorno.a volte però, capita di esser graziati, si dorme per cinque-sei ore filate, ci si sveglia molto rigenerati, anche se destinati a sentirsi uno straccio già verso il primo pomeriggio.dalla prima tetta in poi, il falcotto, guidato da misterioso orologio mentale, reclamerà il cibo ogni due ore.nelle due ore tra una poppata e l'altra, il piccolo deve fare il ruttino, essere cambiato, essere giocato (cantato, intrattenuto, spupazzato), essere consolato, essere addormentato (a volte ci si riesce, a volte no, e si ricomincia con la poppata e via dicendo...).nei ritagli di tempo si deve uscire a far la spesa (nei casi disperati, incaricare il convivente, che lamenterà scarsa organizzazione da parte della sottoscritta ), cucinare, mangiare,caricare la lavarice, la lavastoviglie, e poi tentare di stendere i panni, poi forse stirare, magari andare al bagno, non dico a darsi una lavata, ma ad espletare bisogni fisiologici.verso le sei-sette di sera, scatta l'ora x; il falcotto piange e piange come un dannato, non si capisce perchè (coliche, primi denti, nervosismo accumulato in giornata?), proprio allora arrivano, non invitati, gli Zii, a "dare una mano". guardano esterefatti il falcotto urlante e sparano a raffica considerazioni del tipo; "forse il tuo latte non basta?ma quanto piange questo bambino? ma forse sei tu nervosa?gli hai passato il nervosismo?". e in effetti, sempre più nervosa diventi, ed esci di casa al galoppo, con gli Zii alle calcagna ("ma sei sicura?non farà troppo freddo per uscirlo?"), il falcotto sempre più urlante nella carrozzina, ma almeno sei fuori di casa e si sente meno nella confusione e nel traffico, non ti rimbomba la testa fino allo sfinimento.l'ultima tetta è quella della mezzanotte e mezza, poi segue il gran pianto finale prima del sonno, si prega il convivente di farlo, almeno, addormentare, si ingoia a fatica la sua nota a margine ("ma tutto io devo fare?sono stanco, vado a lavorare, io!"), si crolla addormentati. verso le quattro, giusto prima che albeggi, si ricomincia.
mercoledì, 12 dicembre 2007
ricominciamo a vedere case.paghiamo un fitto che è l'equivalente di un mutuo, il secondo sarebbe certo più auspicabile del primo...son ricadute che durano poco, dati i prezzi di mercato.prima mi sforzavo, immaginando di vivere in certe stanze vuote, coi muri da buttar giù e le mattonelle di bagno e cucina da rifare.la cosa che costava più fatica, era eliminare virtualmente da quelle abitate-arredate, le cose disturbanti, che mi rendevano immediatamente antipatica la casa (mobilio iper kirsch, fotona incorniciata d'oro del Matrimonio e-o cristo e padrepio a grandezza naturale nella stanza dei bambini). adesso il pensiero va al falcotto caracollante su una biciclettina lungo un corridoio, o alla stanza con l'affaccio più bello in cui sistemare il suo lettino. nelle case in vendita, abitate anche da bambini,mi incanto davanti alle immagini rosee dei neonati.che mi stia (finalmente!) venendo fuori un tardivo istinto materno?
lunedì, 03 dicembre 2007
la mia amica g. ci ha invitato al compleanno del suo piccolino che compie tre anni.lei è raffreddata, il piccolino è stato raffreddato e ancora tossisce, tra gli invitati ci sarebbero stati anche amici con al seguito la loro bimbina, che va lal nido, ed il suo fratellino di diciotto mesi, raffreddati. g. ha messo le mani avanti, descrivendo nei particolari la sintomatologia di ciascun invitato, per poi concludere; "se avessi avuto un bimbo di tre mesi, avrei voluto che mi si avvisasse.vedi tu che devi fare...".il Grande quesito esistenziale numero uno è, dunque, stato: portiamo il falcotto (ad ammalarsi?) oppure no? il convivente era favorevole a far parecipare il falcotto agli eventi mondani, anche se a rischio, come in questo caso.io ripetevo che per ammalarsi c'è sempre tempo e forse è bene iniziare dopo i quattro mesi. alla fine si è deciso di lasciare il falcotto a casa con la nonna. siamo andati alla festa con una nostalgia struggente del falcotto cucita addosso, nemmeno parlare di lui tutto il tempo è bastato a stemperarla, nemmeno far chiacchiere con gli altri bambini e carezzare loro le guance, è bastato a lenire l'assenza del nostro .alla fine, davanti alla padrona di casa che ci osservava sgomenta, abbiamo trangugiato torta e spumante e siamo andati via a razzo, manco fossimo cenerentola allo scoccare della mezzanotte, perchè erano scadute le due ore di intervallo tra una poppata e l'altra.a casa, il falcotto dormiva beato: non si torceva istericamente dalla fame, come avevamo prospettato. il giorno dopo, col piccolo al seguito, siamo stati all'iper a far spesa. in serata era bello che raffreddato. è -ormai- certo che la prossima volta parteciperà con noi agli eventi mondani, così da assecondare il destino beffardo. il Grande quesito esistenziale numero due, ha riguardato il regalo da fare al figlio di g. . alla fine ho optato per questo. il piccolino ha ricevuto anche quest'altro insopportabile, rumorosissimo presente e, con mia grande delusione, l'ha di gran lunga preferito, tanto che mi sarei ripresa indietro il mio puzzle di casette in legno così da metterlo da parte per il futuro falcotto treenne.comunque non demordo, continuerò a regalare libri e Giocattoli Veri, non pulsantiere isteriche, finto educative, con questo cavolo di odioso coso giallo che campeggia ovunque.
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