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mercoledì, 28 novembre 2007
e va bene, ammettiamolo: sono stanca, sono (praticamente sempre) in debito di sonno, vorrei mettermi una gonna ogni tanto, ma non ho tempo per infilarmi in uno scomodo collant, ho paura che cineforum libri entusiasmo per il lavoro (lavoro? arghhhh!) siano ormai un retaggio del passato, che mai più tornerà. sono caduta nell'errore fatale di annullami nell'accudimento del falcotto?quanto questa vita di poppate e casalinghitudine è una scelta, quanto una (auto) imposizione?sarà che i cambiameni costano fatica, e bisogna darsi tempo, ma ho la sensazione strisciante di esser scesa dalla giostra del mondo, sono qui che guardo, non avrò più tempo per fare ancora un giro. come si compensa, come si metabolizza il sacrificio del proprio tempo, quando si ha un figlio?certo, ci sono queste mattine, ancora sporche di notte , in cui mi trascino, un pò sonnambolica, sulla prima sedia utile, per dare la prima tetta della giornata, affondo il naso tra i capellini del falcotto e registro che sa di caramello latte cagliato e anche un pò di cacca.poi ci sono gli sguardi lunghissimi che mi fa mentre poppa, sguardi da triglia sognante, da innamorato, mi faceva notare un'amica, così, senza filtri, spiazzanti per la fiducia quieta, assoluta, di cui sono colmi,e poi certi sorrisoni spalancati, struggenti, che recitano muti "ti riconosco, sono contento di essere qui".sì,questo ripaga parecchio.per quanto, una dormitina ogni tanto, non guasterebbe...
sabato, 17 novembre 2007
"gli tenga bene la gamba, signora, sennò gli faccio male!", l'infermiera ne buca tante di coscette, ma questa era la prima volta mia e del falcotto; il suo pianto disperato, alla prima e seconda punturona vaccinante, mi si è infilato sotto pelle ed è arrivato alla cicatrice del cesareo, che ha iniziato a tirare spasmodicamente. sono passati tre mesi. tre mesi fa il falcotto veniva spinto fuori dalla mia pancia e dava voce, col suo unico strillo sdegnato, al mio grido mancato. ieri finivano pure i tre mesi di astensione obbligatoria da scuola. quando ho chiesto al pediatra di produrre il certificato di un mese, concesso alla lavoratrice madre come da contratto, per malattia del bambino (stipendio pieno e nessuna visita di controllo a casa), mi ha risposto che è contro i suoi principi mentire sullo stato di salute del bambino. "se il piccolo è sano e tu sei una mamma che lavora, torna al lavoro", mi ha detto. "ma non eri favorevole all'allattamento al seno?come faccio a tornare al lavoro col piccolo che strepita per la tetta ogni due ore?". ha risposto, distrattamente, di dargli "una - due poppate di latte artificiale". per riuscire ad allattare senza sudare freddo per il dolore ci son voluti due mesi, circa. non potrò allattare ad oltranza, perchè la gravidanza ha fatto venir fuori un problema latente, da trattare con una terapia farmacologica piuttosto forte.ho deciso di rimandare la cura per poter allattare il pipo per almeno altri tre mesi, anche a costo di andare in detrazione stipendio. e stò, seriamente, pensando di cambiare pediatra.
mercoledì, 07 novembre 2007
stamane il convivente sosteneva di volersi ritagliare degli spazi; vorrebbe tornare a praticare sport e a frequentare settimanalmente il circolo del bridge. gli ho fatto notare che io di spazi non ne ho più, che quando si fa un figlio la vita cambia, soprattutto quando il figlio ha pochi mesi. lui ha ribattuto che se fossi una brava compagna, dovrei gioire di vederlo impegnato nelle attività che ama, e fare in modo che le pratichi come prima. la lite non ha tardato a prender piede, testimone inconsapevole il falcotto, dormiente in quanto scarrozzato. ed io? non ho diritto a ritagliarmi più un bel niente,io? devo starmene tranquilla col piccolo alla tetta, e se la cosa non dovesse bastarmi-piacermi? per il convivente anch'io dovrei fare quel che più mi piace, anzi lui ne sarebbe ben contento. come faccio ad allattare il falcotto ogni due ore se riprendo i cineforum, le chiacchiere con le amiche fuori porta, le maratone da lettrice incallita? "ma tu sei la mamma! che vuoi che ti dica?regolati..." ,concude lui. il sottointeso è che è da madri snaturate andarsene a spasso, soprattutto se il prezzo da (far) pagare è un biberoncino di latte artificiale, anzichè la tetta santa. la morale è sempre quella; io sono portata (e scelgo, anche) a sacrificare il mio tempo, lui è libero di non farlo, in quanto meno indispensabile.
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