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martedì, 23 ottobre 2007
la strada per l'ipermercato fiancheggia il lungomare.in genere, siccome il tempo non è mai abbastanza e il pan ci manca, visto che fare un pò di spesa è diventata un'impresa con l'arrivo del falcotto, faccio fare al piccolo la passeggiata consumistica. cammino un pò per arrivarci (evito i negozi sotto casa, la sedentarietà mi stà ammazzando) , poi, mentre sfilo tra i banconi straripanti insulse merci, mi intristisco a pensare che il piccolo viene condotto tra la folla stordita dalla spesa compulsiva, invece che in luoghi più ameni, nel mentre scocca l'ora della tetta e me ne torno a casa,mesta, col pò di spesa che riesco a portarmi dietro. qualche giorno fa ho deciso di portare il falcotto a vedere il mare,snobbando l'iper e rimandando la soluzione della cena. il nostro mare non è un mare degno di nota, è stato a lungo bistrattato dalla mega Fabbrica cittadina e dall'abusivismo edilizio, ma nei pomeriggi d'ottobre regala comunque l'orizzonte aperto, azzurro, l'aria splendente di nuvole rade e sfilacciate, la compagnia dei ragazzini appartati e dei signori con cane saltellante ai piedi delle onde. "mamma ti ha portato al mare", ho sussurrato al falcotto, che dormiva sodo, come sempre, quando viene scarrozzato. mi è suonato tanto strano. mi ha commosso l'idea, mi ha atterrito il senso di responsabilità, mi ha incantato il pensiero di dover iniziare questo figlio alle cose della vita e del mondo, mi sono sentita desolatamente sola, eppure in compagnia per sempre. poi il signore col cane mi è passato di fianco esprimendo un commento poco galante (ecchecazzo, spingo una carrozzina!), la coppietta, si sentiva pure a distanza, stava litigando, e nel mezzo della strada c'era un bel micio tigrato, il pelo ancora piumoso e intatto, disarticolato, morto stecchito per investimento. il convivente dice di non leggere il mio blog perchè, sostiene, si angoscia.forse ha ragione.io, a quel punto,decisamente angosciata, ho ripreso la direzione dell'ipermercato. in compenso,nonostante il sonno profondo e la copertina invernale in cui era imbalsamato, il falcotto si è raffreddato; assistiamo impotenti (e colpevoli. soprattutto io) al suo primo raffreddore.
lunedì, 15 ottobre 2007
7. il rapporto con mio padre è sempre stato difficile e ingarbugliato. avevo scommesso col convivente che, così come era stato un padre mancato per me, sarebbe stato un nonno mancato per il falcotto. la cosa, però, non mi spaventava più di tanto; l'indifferenza, il silenzio, l'egotismo in un nonno, mi son detta, fanno di certo meno danno che in un padre. e non mi venite a dire che tutti i nonni capitolano di fronte ai nipotini, mio padre era un caso a parte! comunque ho perso la scommessa...mio padre è un nonno molto tenero, prende tra le braccia il piccolino e gli fa un sacco di complimenti. tutte le volte provo una stretta al cuore, ripensando alla bambina che sono stata, a quanto diversa sarei stata, se mio padre avesse, a tempo debito, fatto il padre...
8.oggi è il mio compleanno. come ogni volta ho un gran magone.i compleanni mi hanno sempre fatto questo malefico effetto (anche quelli degli altri!). sarà che quantificare il tempo che passa ed esser portati-costretti ad un bilancio è sempre impegnativo? pensavo alla lista dei desideri di quest'anno; gli anni passati al primo posto c'erano libri e biglietti a-r per una qualsiasi capitale europea. quest'anno, per regalo, mi sarebbe piaciuta una bella, ininterrotta, sontuosa notte di sonno (e sì, come cambiano le priorità!), per poi ritrovare il falcotto così com'è, senza un ciglio in meno, la mattina dopo.invece, come ogni notte da qui a due mesi, io e il falcotto abbiamo fatto l'alba, causa urgenza notturna tetta, speriamo di recuperare nel pomeriggio!
martedì, 09 ottobre 2007
decisamente sedersi davanti al pc, è diventato un lusso assoluto. le alternative all'accudimento del falcotto sono priorità (nutrirsi, lavarsi, fingere di fare ordine in casa, uscire a prendere un pò d'aria)!comunque, riprendiamo:
3.sono laica. i miei non mi hanno battezzata alla nascita ed io non ho provveduto in seguito. alle amiche che indagano sul mio senso del sacro, rispondo vaga, oppure spiego che il rispetto, la bontà, la generosità, sono la fede (laica) in cui voglio credere, senza imposizioni dogmatiche o timore di punizioni divine. ho passato l'infanzia a tentare di sfuggire agli anatemi di mia nonna che avrebbe voluto convincermi a battezzarmi, sostenendo la tesi brutale che io sola sarei finita all'inferno ( o nel limbo,se fossi morta bambina) , mentre tutta la famiglia si sarebbe ricongiunta in paradiso;la nonna non ha mai capito che mi ha convinto ancor di più a non credere in un dio tanto ingiustamente vendicativo nei miei confronti...
4.da piccola dicevo di voler diventare veterinaria, scrittrice e ballerina. la danza l'ho lasciata dopo otto anni, non so neanche più perchè. gli animali sofferenti mi fanno troppa pena, non sarei stata mai capace di sopprimerne alcuno. ammantandomi di umiltà, sono diventata una lettrice appassionata; sul fronte scrittura, all'attivo, ho solo quintali di quaderni scritti fitto fitto e questo blog.
5.mi piacerebbe saper cucinare davvero, cioè, non per pura sopravvivenza ma con dovizia di creatività e alchimie ben riuscite. il convivente non è uno dai grandi entusiasmi culinari, si è mostrato sempre molto scettico in occasione dei miei tentativi.poi sono monotematica; in genere sforno torte salate e muffin per la colazione, dopo un pò escono dalle orecchie anche a me, e lascio perdere.però compenso leggendo i blog di chi è abile e capace.
6.in questi miei trentatrè anni, escluse le storielle adolescenziali, ho avuto due amori. avrei voluto un'altra vita, per poterli vivere tutti e due, senza infierire su nessuno.
il falcotto strepita per avere la tetta. il meme a puntate riprende appena il sudetto falcotto lo consentirà...
sabato, 06 ottobre 2007
con una mano tesa a bloccare il ciuccio del falcotto che stenta a prender sonno, provo a partecipare al meme di adrenalina, e racconto otto fatti miei a caso:
1.tanto per restare in tema, ho sempre sostenuto di non voler fare figli. ora che ho capitolato, cerco le ragioni di questa affermazione e scavo più a fondo. si finisce-però- per parlare di massimi sistemi, visto che ero convinta che, per fare un figlio, bisognava avere Tutte le Risposte (con la maiuscola, certo!), una Storia d'Amore Inaffondabile, un bagaglio considerevole di autostima e ottimismo. naturalmente, stando così le cose, mi autoescludevo dall'ipotesi del figlio possibile. non posso dire che il falcotto sia arrivato per sbaglio.col senno di poi, posso dire che era, in qualche modo, inaspettato. nel senso che quando fai l'amore senza prendere precauzioni, per parecchi mesi, e non capita, inizi a pensare che forse non capiterà mai. invece , in qualche modo, il falcotto ha deciso per tutti e due (e tre, col convivente, anche se lui, a dirla tutta, ci contava e ci sperava).
2.ho lavorato un anno in veneto.dopo il famigerato concorso a cattedra, fresca di abilitazione, ho fatto la mia brava valigia e sono andata in esilio volontario, ad insegnare italiano e storia in una scuola media in una sperduto paesino della bassa padovana, tra sterminati campi di granoturco e nebbie che non vi dico. è stato e resterà uno dei periodi più formativi della mia vita. sola come non ero stata mai, ad inventarmi per la prima volta la vita adulta. ci sono stati momenti di grande scoramento e momenti molto gratificanti. a fine anno i genitori dei miei alunni, che a inizio d'anno mi avevano un pò osteggiato (si sa, una meridionale al nord scatena il più delle volte reazioni sconsiderate), mi si sono stretti attorno commossi, chiedendomi di restare (e di trovarmi un fidanzato veneto!).
martedì, 02 ottobre 2007
il falcotto cresce, tra un pò tocchiamo il traguardo dei cinque chilogrammi. "stai facendo un ottimo lavoro!", mi dice a mò di commiato il pediatra dagli occhi belli che abbiamo scelto, ex studente di medicina (scapocchione) in quel di bologna, dove, ci confessa, ha "provato tutto l'immaginabile e di più". sorrido un pò orgogliosa, un pò triste. la mia stanza centouno (vedi, meglio, leggi :"1984" di orwell), il mio incubo più temuto, è sempre stato il dolore fisico. l'esperienza della maternità mi ha sbattuto davanti il dolore fisico senza possibili vie di fuga, dal parto in poi. alla fine, sono riuscita a convincere il falcotto che la tetta è meglio di qualsiasi biberoncino dal flusso facile, ma lo scotto da pagare sono due seni quotidianamente masticati (ciucciati, vabbè) e sempre dolenti. e poi, giusto ieri, ho preso atto (con conseguene botta depressiva) che mi si stanno pure smagliando, i seni...del resto il passaggio da una prima adolescenziale e due tette che stanno strette in una quarta di reggiseno, non poteva essere cosa priva di conseguenze. l'estetismo non è sovrastruttura possibile, in caso di maternità avviata. che strana questa dimensione in cui l'emancipazione (perchè di questo si tratta) passa dalla tua stanza centouno, dalla deprivazione di sonno e libertà personale, dalle tue resistenze mentali più nascoste e meno materne (della serie "porca miseria, ma ora che sono madre, lo sarò per tutta la vita??!") per approdare all'incanto sconclusionato dei primi sorrisi tutti gengive entusiaste del falcotto (e, si badi bene, il suddetto fa questi sorrisoni stellari, in occasioni disparate; quando mi affaccio sul carrozzino a dirgli le cosine tenere, quando stà lì lì per fare una bella cacca, quando, senza colpo ferire, manda fuori un aggraziato rigurgito). ieri è ricominciato il corso di yoga; c'ero anch'io, grazie alla paziente disponibilità di mia madre, rimasta a baloccarsi il piccolo. durante il discorsetto di inizio corso, il maestro zen ha salutato vecchi e nuovi compagni di strada, con particolare menzione per quelli che, nel mentre, avevano fatto un bambino. bè, per un attimo mi son guardata attorno alla ricerca di questi coraggiosi, poi mi son detta che non c'erano altri che me ad aver figliato; sarà che son passati poco più di quaranta giorni, sarà l'effetto del sonno mancato, sarà che genitori si diventa, poco a poco.
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