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mercoledì, 30 maggio 2007
stasera, se non diluvia, vado a sentire beppe grillo. il fruttivendolo sotto casa raccontava che, stamane, qualcuno dell'organizzazione si è presentato da lui, pretendendo la frutta migliore, con una certa arroganza e aria di sufficienza, tanto da fargli pensare male "di quei poveri fessi che hanno pagato caro per andare a vedere uno che -in fondo- è pure stronzo". io ho comprato, in effetti, un paio di biglietti. qualche dubbio sulla necessità della cosa, mi resta. mi avanza un pò di qualunquismo, nel giudicare un comico (?) che si scaglia contro le multinazionali, ma poi è stato testimonial pubblicitario "senza se e senza ma".e magari qualcosa di peggio ancora. vai a sapere. l'importante è che la sua verve accuminata e il suo indomito spirito critico, non siano coperture (furbe) di incoerenza. spero, insomma, che questi venti (per due: quaranta) euro di biglietto, non vengano utilizzati per le cose trucide che è solito smascherare-denunciare.naturalmente questo vale per tutti gli artisti che stimo e che sono solita "foraggiare". qualcuno mi faceva notare, che il mio è moralismo, e che grillo avrà pur diritto di spendere come vuole i denari accumulati. non sono daccordo. la coerenza, soprattutto se ti proclami coscienza critica di un sistema che si alimenta di contraddizioni e connivenze, deve avere un seguito pratico-esistenziale.se fabrizio de andrè, coi proventi dei suoi concerti (a cui ho largamente contribuito), avesse cementificato un angolo paradisiaco di sardegna, invece di fondare una tenuta agricola nel pieno rispetto del contesto ecologico e della tradizione dei luoghi, per me, ci sarebbe stata differenza, eccome!
lunedì, 28 maggio 2007
sono giorni pigri. le mani incontrano subito la pancia, la raccolgono, la carezzano, mentre le dita tentano di indovinare se quello spessore che si sente lì, appena sotto pelle, è arco di piccola schiena, braccio, manina. il balenotto fa già il bambino vero, un giorno balletti russi, un giorno placida quiete; nessuna risposta agli interrogativi telepatici ("bambino, che combini? cosa arriva laggiù sottocoperta?e come sarai?come vorrai essere?"). certo è che, nei giorni dolenti, se ne stà più zitto e fermo che mai. e allora non capisco più, se è lui che intuisce e vive il riflesso dei miei stati d'animo, o se già reagisce col silenzio al dolore del mondo offeso. del resto tra una commemorazione funebre e più di uno scontro familiare, non c'è molto da stare allegri; anche l'ormone della gravidanza cede il passo a consuetudini esistenziali meno degne. fanno capolino paure che credevi gestibili, soprattutto quando incappi in un post tipo questo, e pensi che lo sai già, che è così che va, anche se (adesso) ti illudi che a te, potrebbe andare meglio.
giovedì, 24 maggio 2007
incontro-mamma preconsumistico da prenatal. siamo una decina di pance in pena-inevitabile fare confronti; la signora in nero è proprio gonfia, la ragazza in maglia rosa appare in perfetta forma, l'amica "domani vado in ospedale a partorire" ha una pancia piccola come la mia (ma a me mancano ancora due mesi!), la tizia al terzo figlio si è appesantita troppo. le sedie sono, a seconda, troppo strette, troppo dure, troppo cedevoli.la signorina che illustra i prodotti parla troppo, sentirla arrivare alla fine è un sollievo.mi guardo attorno, un pò nauseata dal trionfo di merce esposta, anche se -alla fine- adocchio una parure di lenzuola da culletta e me la porto a casa; gli oggetti rassicurano, prima ancora di servire. accanto a me, vedo la pancia della ragazza in rosa animarsi di vita propria e stirarsi placidamente a destra e poi a sinistra: penso a queste mini presenze in potenza,che ciascuna di noi si porta dentro, arrotolate acrobaticamente in pancia, penso che è banale, naturale. e straordinario.penso che tutto deve ancora iniziare, anche se è gia iniziato.
lunedì, 21 maggio 2007
a. è la mia amica storica dell'università.eravamo, e siamo rimaste,tanto diverse,forse abbiamo legato per questo, ci incuriosiva la nostra diversità. io ero (tornerò ad essere, quando l'ormone della gravidanza sloggerà, destabilizzando la mia chimica cerebrale) un pò esaltata, verbosa, profonda come un pozzo senza fondo, piuttosto infantile e abbastanza pavida, lei è responsabile, precisa, quadrata, affidabile. io le ho -idealmente- invidiato i genitori solidi e destrorsi, lei era spaventata, ma segretamente intrigata, dai miei genitori sinistroidi e un pò folli. lei si è laureata prima (con una tesi compilativa),ha vinto il concorso a cattedra, si è sposata,si è fatta comprare casa e macchina dai genitori solidi, è riconosciuta dai colleghi tradizionalisti come una giovane docente che sa il fatto suo; io mi sono laureata un anno dopo, con una forse inutile (ma divertente, o anche solo appassionata) tesi sui miei autori preferiti dell'epoca (baudelaire, rilke, t.s. eliot, montale), ho cazzeggiato un pò, temporeggiato, col concorso mi sono "solo" abilitata (garantendomi incarichi annuali e non il ruolo), ho attraversato svariate tempeste con il convivente, non riesco a comprar casa, nel mio ambiente scolastico, in generale, sono apprezzata, ma considerata -perlomeno- un pò strana (troppo sensibile?inusualmente candida?un pò fuori?). a. desidera un figlio da qualche anno (non è ancora arrivato, ma sono sicura che arriverà).quando ha saputo che ero incinta, è stata piuttosto dura (spontanea, di sicuro); le sembrava strano,mi ha detto, che una persona come me potesse diventare madre, forse -chissà- non le sembrava giusto che la anticipassi, in quest'unica esperienza che tanto le mancava.questo giudizio di valore, naturalmente, mi ha offeso (per quanto una vocina interiore stridente, mi recitava considerazioni non lontane da questa), anche se ho tentato di ridimensionare l'incrinatura, contestualizzandola: lei lo desiderava e non riusciva, questo comporta -quasi sempre- dinamiche frustranti. dopo mesi che non ci sentivamo, dispiaciuta, ho forzato un pò la mano, e sono andata a trovarla. inutile dire che il suo sguardo sulla mia pancia era velato, ancora condizionato, i livelli della comunicazione, in termini di confronto reale, ai minimi storici. i rapporti umani sfumano , anche quelli in cui si è molto creduto, però è un vero peccato, soprattutto che accada in circostanze del genere.
giovedì, 17 maggio 2007
la lavatrice si rompe, naturalmente, di domenica.la roba resta a mollo ventiquattr'ore col beneficio indiretto (escudendo il senso di impotenza che ti prende davanti all'oblò sigillato, invano preso a calci) di ritrovarsela l'indomani più pulita che mai.il tecnico, che viene di lunedi pomeriggio, mi occhieggia la pancia con aria saputa. ho un ritorno di pudore, mi sento come la loren in Ieri,oggi,domani; scarmigliata, in ciabattine e vestaglietta ben tesa sul pancione. il tipo chiede il contenitore di rito e svuota l'oblò dai quintali d'acqua saponata, dopo averlo fatto scattare con un colpo secco. senza guardarmi, inizia a conversare con atteggiamento sicuro: la moglie ha partorito da venti giorni. la cosa mi rassicura, è avvezzo alla vista di una donna incinta, menomale, mi sento meno sciatta rispetto alla loren. dopo i soliti convenevoli (che mese? maschio o femmina?) si raccomanda di non seguire gli altrui consigli "che c'è solo da impazzire"; lui consiglia, infatti, di non andare assolutamente in ospedale anche se si è superata la dpp (io odio gli ospedali, giammai ci andrei prima di averne assoluto bisogno!), la ginecologa della moglie l'ha convinta ad andarci e la poverina stava andando in depressione, dopo esserci rimasta cinque giorni a vuoto, con l'unico diversivo di vedere le altre arrivare, partorire e andarsene coi loro piccoli fra le braccia. il consiglio numero due suona un pò più saggio: evitare l'induzione al parto(lo escludo a priori!); alla moglie lo hanno fatto (forse perchè stava deprimendosi troppo?), ha passato le pene dell'inferno, poi, per fortuna, ha insistito coi medici che "non avevano la situazione sotto controllo (!) e si è fatta fare il cesareo", e "menomale! perchè la bambina aveva due giri di cordone intorno al collo!". infine, alla mia domanda di rito "come vanno le cose, adesso?", il tecnico risponde laconico(scuotendo via alcuni pelucchi dal filtro della lavatrice) "eh, non dorme, non mangia, piange. io volevo il maschio, ma lo stesso, per questa qui, ho perso la testa. che devi fare, è carne tua!". poi chiede trentacinque euro, alle mie deboli proteste ("così tanto? era solo un filtro intasato!") risponde -senza ironia alcuna-: "eh, i figli costano!". mi faccio pat pat sulla pancia, non so se per rassicurare me o il balenotto (che deve essere diventato un leprotto, a giudicare dai salti che fa fare alla pancia...).
giovedì, 10 maggio 2007
il ginecologo che mi segue è lo stesso da cui mi affacciai, solitaria e tremante, a sedici anni, per una classica prima visita adolescenziale. mi sembrò molto comprensivo, ironico e professionale. nel corso degli anni, ci sono tornata rarissime volte (per fortuna), la buona impressione era sempre la stessa; lo osservavo invecchiare, e lui non si ricordava di me più di tanto, accerchiato com'era dalle centinaia di pazienti più assidue, rompiballe o problematiche. di medici, in tutta la mia vita, ne ho incrociati davvero pochi, i più importanti sono stati: il medico di famiglia, che (non ) mi ha avuto in cura da quando sono nata, e lui. essendo una piuttosto restia al cambiamento, e molto prevenuta nei confronti della medicina in generale, ho deciso di non cambiare ginecologo in occasione della gravidanza, anche se i nomi altisonanti, a cui facevano riferimento le varie amiche e colleghe, erano altri.credo che quella di ieri sia stata la settima-ottava volta in cui, con il convivente, siamo andati a fare la visita di routine. è iniziato tutto con il (solito) scambio di battute ed il suo sguardo compiaciuto nell'appurare che 1.non lamento sintomi effettivi o nevrastenici (ribadisco che, fin qui, è stata una gravidanza piacevolissima) 2. sono in buona forma fisica (ho avuto modo di appurare, in sala d'aspetto, che in tante avevevano preso molti più chili dei miei nove, senza -peraltro- essere ancora arrivate al settimo mese). dopo il mio fuoco di domande (lui fingeva di prendere appunti, compito) e le prime schermate ecografiche sul balenotto ("guarda che bel faccino che ha!"), è scattato qualcosa che prima non c'era ; questa persona ha dismesso i panni del medico, che tante se ne vede passare davanti e un pò ci ha fatto il callo,e si è iniziato a far chiacchiere da amici. si è parlato di; adolescenza (le sue due figlie), di lavoro e passione per quel che si fa nella vita (patemi nei riguardi delle due figlie e suo vissuto professionale di sessantenne disincantato, riveduto e corretto dal nostro idealismo, ponderato ma combattivo, di giovane insegnante e di giovane avvocato), di politica e di etica esistenziale. c'era una bella corrente di sguardi, un'intesa curiosa. quando ci siamo accomiatati ( lo studio sembrava esser diventata un'estensione del salotto di casa), non ha voluto esser pagato e, con grandi pacche sulle spalle, ci ha ringraziato (?!). siamo usciti leggeri leggeri, con la certezza che al momento opportuno, non sarò solo una cervice che si dilata. il problema è stato,subito dopo, non affogare nella disapprovazione rabbiosa, emanante dalle venti pazienti che si erano accumulate in sala d'attesa (tra cui una, dal volto particolarmente terreo, che secondo me ha partorito in nottata ). allora è stato inevitabile 1. sentirmi una cacca (non era il posto e il tempo di socializzare, questo!) 2. considerare che il ginecologo se n'è altamente fregato della restante clientela (dovesse toccare a me, la prossima volta, all'ottavo mese, mi incazzerei parecchio...) 3. ingoiare il commento velenoso-dolente del convivente ("ma non sei mai contenta! e poi di che ti stupisci, le cose funzionano così!").
venerdì, 04 maggio 2007
presi nove chili.e chi l'avrebbe detto. facevo la purista sostenendo che -davvero!- non si deve e non si può ingrassare troppo in gravidanza, ed eccomi. il processo è talmente graduale che non ti accorgi. ti accorgi più che altro che non passi più dai pertugi, che l'ascensore si è fatto un pò più stretto, che fai figuracce nei negozi se chiedi la taglia M (ero una S), pensando che "mi dovrebbe andare, guarda qua com'è grande!",in più registri il sorrisetto della signora che ti incrocia mentre tieni due coni gelato,uno per ciascuna mano(il fatto è che assaggiavo quello del convivente, senza per questo mollare il mio!) e, soprattutto ci resti veramente male, quando chi ti incontra ti dice, con fare rassicurante, "dai, che manca ancora poco al parto!", e devi rispondere che mancano tre mesi pieni, mica poco; molte cose accadranno ancora sotto questo cielo e dentro questa pancia...per il resto, anche se fingo disinvoltura, mi si è appaperato il passo, e ieri dall'estetista ci siamo fatte grasse risate per via delle posizioni porno assunte per poter fare la ceretta (non ci si può mica più sdraiare comodamente sulla pancia!). è assodato che al balenotto piace andare al cinema; dopo pochi minuti di immersione nel buio in sala, caprioleggia ad ogni accenno musicale. ci siamo anche abbastanza convinti che è particolarmente sveglio, dato che sa già fare il gioco del "io sono qui, tu dove sei?" di lorenziana memoria, che consiste nel dare risposta,con pressione uguale e contraria, dopo due tre secondi di pausa-riflessione, alle pressioni fatte da noi "esterni" sulla pancia ; per un pipo di ventisei settimane ci pare già tanto. poi, magari, è consuetudine di tutti i pipi in pancia, ma, si sa, quando è il tuo a farlo...
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