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   pessimismo cosmico riveduto e corretto

 



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mercoledì, 28 febbraio 2007
 

faccio yoga due volte alla settimana, ho la tessera di due cineforum e dormo come una marmotta dimentica delle fatiche del mondo. e però le paturnie mi vengono lo stesso. non è un caso che i timori riemergano proprio adesso;mancano poche settimane (2, 3) all'ecografia morfologica. su questo controllo stò riversando un pò tutte le aspettative, avendo deciso di non fare l'amniocentesi. ho letto  che il momento in cui la morfologia del feto si vede meglio e' la 25 settimana, ma che in nessun ospedale fanno IVG dopo l'inizio della 23 (o i 500 grammi di peso del bimbo) perche' il 30% dei bambini alla 23 nasce vivo (piange) e quindi deve necessariamente essere rianimato.per questo la morfologica viene fatta tra la 19 e la 22.  torna a galla il fantasma del maledetto antivirale preso prima di capire di essere incinta. sono stata da due ginecologi diversi, ho chiamato il numero rosso nazionale; mi hanno detto di andare avanti, che il rischio era praticamente inesistente. la mia parte razionale fa a botte con quella buia, nascosta e crudele. in questi giorni faccio brutti sogni, mi sveglio raggelata, mi fa male la consapevolezza che adesso i miei incubi (alcuni sono davvero atroci) sono condivisi; il battito della piccola balena bianca accellera sgomento, quando il mio esplode isterico. com'è possibile esser stata così tranquilla in tutto questo tempo, ed ora vivere questa fase, mi chiedo. e se avessi fatto opera di convincimento su me stessa per non affrontare la cosa? perchè i pareri medici sembrano aver perso la loro luce rassicurante? e se la morfologica dovesse andare male, avrei mai il coraggio?
postato da fiammetta73 | 18:24 | commenti (4)


giovedì, 22 febbraio 2007
 

la pancia va e viene.o la piccola balena bianca è indecisa sul da farsi o io sono una gestante anomala. il convivente mi scruta critico, piegandosi ad angolo retto (dato che è alto il doppio di me), e proferisce il giudizio: "oggi non sei per niente incinta", durante l'arco della giornata il giudizio si fa meno insindacabile, a letto, la sera, con le mani aperte a contenere  se possibile un mappamondo, si impossessa della pancia in questione (che sporge giusto un pò di più) e commenta: "ma questa è tutta pancia?o ciccia?". in quattro mesi ho preso tre chili e mezzo, mai mangiato o dormito con più gusto e senza ritegno. chi mi conosce adotta la stessa doppiezza dialettica (" ma non si vede niente?!  mmmh, però sì, si vede!"). mi chiedo come sarebbe stato passare questi mesi lavorando, mi rendo conto di essere una privilegiata. non aver contratto la rosolia è il motivo per cui il ginecologo mi ha vietato la scuola, ma non ci fosse stato questo problema, non sarebbe stato facile mantenere i soliti ritmi, soprattutto in certe lunghe mattine di nausea vertiginosa. ciò non toglie che quando capita che un collega mi incroci (al cinema, di solito) mi sento vergognosamente colpevole.ma che dovrei fare? chiudermi  in casa per nove mesi? poi c'è la questione "ma allora ti sei sposata?!". commento tipo del conoscente meschino, che è convinto della imprescindibilità dei certificati in caso di gravidanza. il convivente, in effetti, mi faceva notare che se non ufficializziamo, dovrà riconoscere la paternità della piccola balena bianca, alla nascita, non essendo la cosa scontata se si è conviventi (!). così, ieri, in ascensore, mentre chiedevo notizie di un'altra pancia all'inquilina del quinto, quando l'inquilina del settimo ha capito che ero incinta anch'io e ha proferito il solito "ma allora ti sei sposata?!", mi son detta che per evitare ulteriori rotture di scatole e rogne possibili (dovesse ripercuotersi, in futuro, sull'inerme balenotto a mò di indagine inquisitoria, 'sta storia) , un salto in comune si potrebbe anche fare.al che il convivente ha commentato: "di nascosto, come ladri??", già, il fatto è che i matrimoni (in particolare quelli nostrani, qui nel profondo sud), non li ho mai digeriti.
postato da fiammetta73 | 11:29 | commenti (10)


venerdì, 16 febbraio 2007
 

"che cos'è?" - è la domanda che mi viene posta classicamente in questo periodo.cado sempre un pò dalle nuvole;non afferro subito il riferimento al sesso della piccola balena bianca. non è al centro dei miei pensieri, il fatto che possa  essere maschio o femmina. vero è, che fin dalla presa d'atto della gravidanza, tre mesi fa, mi è germogliato dentro un nome femminile, un nome nuovo, che nessuno di quelli che conosco ha mai avuto, ed è un nome da bambina: viola, violetta. come viola nella dodicesima notte di shakespeare, come violeta parra. come un fiore, uno strumento musicale, un colore intenso e sontuoso (ma chi si è inventato che porta sfiga? a me è sempre piaciuto, il viola!). è un pò come se la p.b.b. l'avesse suggerito telepaticamente, perchè nel gioco del "ma tu ,tua figlia, come la chiameresti?", c'era una rassegna di alice bianca maia; viola, no. poi c'è stata l'ecografia, e, a naso, ho pensato di avere in pancia un balenotto, anche parecchio casinaro (che il convivente vorrebbe chiamare come suo papà; per amore, non per rispetto della tradizione, che a noi di 'ste  cose proprio non ci importa...). lo sapremo alla prossima ecografia , la morfologica, visto che -a differenza delle amiche- ho un ginecologo che ha sconsigliato un'ecografia al mese, e l'ultima volta mi ha salutato dicendo: "ci vediamo tra due mesi. non venire prima, eh?!".
l'altra domanda-tormentone riguarda l'amniocentesi. "la fai?" " NON la fai!!!". la translucenza ha dato una percentuale di rischio 1:7689, il medico mi spiegava che il rischio di aborto con l'amniocentesi è di 1:200. certo, c'è il fattore età, i miei trentatrè anni suonati, ma non ci sono precedenti familiari  ad allarmarci, e abbiamo deciso, visti i dati, di non fare controlli invasivi. le amiche inorridiscono. hanno tutte più di 35 anni, e tutte non hanno avuto dubbi sulla necessità dell'amniocentesi (l'avrei fatta anch'io a quell'età). e insomma, un pò finiscono per incrinarmi la serenità, ma ormai la decisione è presa, il quarto mese stà passando...

e questa è la canzone di violeta parra (il convivente mi fa, simpaticamente, notare che la parra si è poi suicidata, vabbè, ma che c'entra!).

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
che m'ha dato gli occhi per vedere il mondo
nero quando è nero, bianco quando è bianco
per vedere il cielo, il mare e l'altopiano
e tra la folla, l’uomo che amo

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato l'udito così certo e chiaro,
sento notti e giorni, grilli e canarini
turbini, martelli ed i lunghi pianti di cani
e la voce tenera del mio amato

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l'abbecedario
con le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello, luce illuminante,
strada dell'anima di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi
con loro ho attraversato città e pozze di fango
lunghe spiagge vuote, valli e poi alte montagne
e la tua casa e la tua strada e il tuo cortile

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
in petto il battito chiaro del mio cuore
quando guardo il frutto della mente umana
quando vedo la distanza tra il bene e il male
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto
così distinguo gioia e dolore, la materia del mio canto
e il canto di tutti che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio stesso canto

gracias a la vida -  violeta parra
postato da fiammetta73 | 09:26 | commenti (7)


mercoledì, 14 febbraio 2007
 

Amore, amore, amore, amore, amore...
su questo amore è già stato detto tutto
eppure tutti hanno ancora da dire
chi parlando del cuore
chi con parole nuove.

Amore, amore, amore, amore, amore...
ad ascoltare tutto quel che se ne dice
sembra che intorno ci sia solo gente
che oltre al grande amore
non pensa a niente.

Chi fa dell'amore la cosa più grande,
chi invece lo vede, soltanto come un gioco,
chi ha dell'amore i suoi giorni più belli,
chi invece vi trova solo disperazione.

Amore, amore, amore, amore, amore...
povero amore ti cercano sempre,
parlan di te anche troppo sovente,
io per una volta
non dirò niente.

La ballata dell'amore - luigi tenco
postato da fiammetta73 | 15:05 | commenti


domenica, 11 febbraio 2007
 

mio padre non è stato un buon padre. nemmeno un cattivo padre, si affretta ad aggiungere mia madre, tutte le volte che si affronta l'argomento, e infatti , sostiene lei, non ti ha fatto mai mancare nulla, non ti ha mai fatto del male. resta il fatto che l'impermeabilità, la distanza, l'indifferenza sono violenze meno plateali o invasive di altre, ma sempre male fanno, soprattutto quando sei bambina, e non capisci, ti senti rifiutata e ti interroghi sulle tue colpe, sulla tua inadeguatezza, e sai che il vuoto affettivo che provi, se non stai attenta a non scivolarci dentro, potrebbe inghiottirti a vita. mio padre non è stato un buon padre, perchè tutte le volte che l'ho cercato, mi ha raggelata col suo silenzio. perchè, se non era mia madre a parlargli di me, non mi chiedeva nulla. perchè quando gli ho chiesto aiuto, si è -sempre- tirato indietro. mio padre è una persona difficile da capire. ha un vissuto complesso, di rivalsa culturale e sociale, di insanabili ferite mai risolte, se non con la rabbia, e uno strano narcisismo fragile, autoreferenziale ed egocentrico. è una persona estremamente colta, e democratica, è una persona che ha vinto tante importanti battaglie, personali e politiche, oggi riveste un ruolo importante, e tutti noi che gli viviamo accanto lo rispettiamo e ammiriamo per la costanza e l'intelligenza che l'hanno portato ad avere la meglio sul conformismo e sulla corruzione degli altri. a chi mi diceva fortunata, per aver avuto un simile padre, libertario, non autoritario, coltissimo, rispondevo che il rapporto di mio padre con noi figli, non era lineare come la sua coerenza etica. una volta, alle medie, un'insegnante amica dei miei, durante una supplenza, ci chiese di scrivere delle considerazioni sul nostro rapporto con la figura paterna. scrissi un temino struggente, sulle prese di distanza di mio padre da noi, e sul nostro senso di solitudine. il temino arrivò immediatamente ai miei. l'insegnate in questione si dilettava di psicologia, rimproverò mio padre, neanche troppo scherzosamente, e suggerì a mia madre di tentare, almeno, di fare in modo che recuperassimo il rapporto con lui. dopo questa storia, le distanze divennero abissali. io mi vergognai e mi sentii in colpa a lungo, mio padre si trincerò dietro il solito raggelante silenzio. oggi, a distanza di vent'anni, se faccio un bilancio affettivo, so che è doloroso come allora. con mio padre, parliamo di arte, cinema, politica. mai di noi. non è cambiato molto, insomma. mi sono assuefatta alla cosa, ma resta un rancore sordo, irrisolvibile, verso quello che è perduto, e non sarà mai più.
vorrei che la piccola balena bianca avesse un padre amorevole e presente. un padre da cui correre con le ginocchia sbucciate, certi della carezza consolatoria. un padre con cui parlare della vita e della morte. un padre di cui andare fieri, perchè ti fa sentire unico e prezioso, indispensabile.
il convivente mi ha spezzato il cuore, tempo fa. da allora, insiste a ricucirlo, amorevolmente, con pazienza, perchè nella vita si sbaglia, e si deve avere diritto di rimediare al dolore causato. l'ho scelto, testardamente, come padre possibile della piccola balena bianca, per un istinto cieco, perchè credo che lui sarà un buon padre. e spero tanto di non essermi sbagliata.
postato da fiammetta73 | 12:42 | commenti (4)


mercoledì, 07 febbraio 2007
 

comprati i miei primi jeans premaman; si infilano come un pigiama e non hanno cerniere trancia pancia. vero è che coi vecchi jeans slacciati, si poteva tirare ancora avanti. e anche con i pantajazz dello yoga. ma insomma è stato divertente fare un girello tra le tutine i bodyni e i mini cardigan, insomma tutta una scusa il nuovo acquisto, anche perchè ho dovuto prendere una xs, e precisare alla commessa il motivo per cui ero lì ("ma lei è incinta, signora?"-"si, quarto mese!" rispondo fiera. "ah..." sbalordisce lei.).
postato da fiammetta73 | 18:02 | commenti (4)


venerdì, 02 febbraio 2007
 

ricominciamo a vedere case. accettiamo a capo chino l'opinione imperante che ci liquida come trentenni pavidi e tardo adolescenziali, e cerchiamo di rovesciarla. è vero; ci abbiamo messo troppo. abbiamo dovuto  aspettare le certezze minime: il lavoro, un sospirato stipendio. figurarsi se era possibile comprarsi casa...ed ora ci aggiriamo increduli (ma davvero stiamo decidendo di comprare casa?!?) negli interni in vendita, vuoti o abitati da altri, è un'incursione nelle altrui vite, che a volte risulta dolorosa. mi riesce difficile soprattutto riformulare gli spazi abitati e disegnarli addosso a noi. qualche tempo fa visitammo la casa di una famigliola. la casa, per distinguerla dalle altre, fu subito ribatezzata "la casa dei precisi"; moglie casalinga perfetta e spenta, marito che, presa la parola, vantò la casalinghitudine della moglie e  la casa in vendita per una mezz'ora (ma se ti piace tanto, restaci!). la casa era tirata a lucido, pacchiana con garbo, salottino impero parati champagne e finiture kitsch, era triste perfino la stanza dei bambini, cuore pulsante una gran cucina gialla corredata di ogni folle elettrodomestico. non ci era piaciuto lo stile di vita di chi la abitava, per quanto nuova e di prezzo accettabile,e la scartammo, perchè non avrei sopportato tutti gli orpelli e avrei voluto rifarla da capo, spendendo un sacco. poi c'è stata la casa buia; la casa buia era, inevitabilmente, abitata da una signora vecchia e stanca, con tosse catarrosa e aspetto infelicissimo. buia da non credersi alle tre di pomeriggio,dal momento che ogni finestra, nessuna esclusa, guardava ad un muro,una casa polverosa e sfatta come la sua inquilina, vedova malata e coi figli lontani. ce ne allontanammo sgomenti, con la sensazione del malessere appiccicata addosso. poi c'è stata la casa sul terrazzo, anche detta la casa-che-non-è-una-vera-casa. si trattava di un ampio appartamento con veranda coperta, ricavata tra le antenne e situata in pieno terrazzo, infatti per arrivarci bisognava salire un piano a piedi.un appartamento abusivo, insomma, non si è mai capito fino a che punto condonato. fatto sta che pareva costruito di nascosto e nottetempo, pareti e soffitto dall'aria gracile ed esposta, di quelle case sempre gelide e sempre bollenti, senza isolamento alcuno dai fattori climatici. oggi abbiamo visto una casa possibile, in centro come la desideriamo, luminosa, grande (fin troppo!), costa un sacco, e va comunque rifatta, almeno in parte (finiture se non tubature). "allora che ne dici" chiede il convivente. ""bè, è una casa vera..."rispondo. dava la sensazione che chi ci ha vissuto, ci ha vissuto bene, dava di dignitoso e confortante, è una di quelle case che ad avere tanti soldi ti vien fuori un gioiellino, nel nostro caso dovremmo godercela più o meno com'è,dignitosa e tutto,  visto che già comprarla avrebbe del miracoloso.
postato da fiammetta73 | 18:00 | commenti (7)


giovedì, 01 febbraio 2007
 

che veronica lario stia cercando di rifarsi una verginità morale, dopo 27 anni passati con silvio, mi pare poco credibile e per niente intelligente. non si può abbracciare un vissuto come quello, beneficiandone, in fondo, per anni,vivendo placida e "discreta" nel chiuso dorato da torre d'avorio delle mega ville padronali, circonfusa di gioiellame e servitù e scuole steineriane per i propri bei pargoli biondi (che la vedano i figli  degli altri la tv spazzatura,che subiscano pure  la mancanza di coerenza nella gestione della scuola pubblica e i disservizi del sistema in generale) per poi lamentarsi solo ora della grettezza maschilista, della misoginia mal celata, della volgarità spinta e grottesca che da sempre hanno caratterizzato il personaggio berlusconi. sarà che ha deciso di lasciarlo. e per opportunismo, o cattiveria, si fa questo ed altro. ma meno entusiasmo, per carità (erica jong parlava di redivivo femminismo, commentando la vicenda!). la signora non venga a parlarci di dignità ferita, dopo aver tanto, e bene, tollerato le precedenti bagatelle del consorte. e insomma, non a caso fa la splendida citando un romanzo di catherine dunne, mica le parole di sangue e fuoco di doris lessing o sylvia plath.
postato da fiammetta73 | 17:53 | commenti (1)




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