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venerdì, 18 luglio 2008
insomma, partiamo. per la prima volta in vita nostra abbiamo cercato un bilocale-a-trecento-metri-dal-mare. non è da noi. ex- interrail people, ex-naturisti in corsica, ex- escursionisti in grecia-eolie-egadi (si, abbiamo il pallino delle isole piccole e selvagge, possibilmente semideserte). il falcotto non le può mica fare le arrampicate alle due di pomeriggio , nè può tirare sera spalmato in pineta a leggere i-libri-delle-vacanze (a cui era dedicata una valigia intera, in ciascun viaggio). viaggiare col falcotto equivale ad organizzare un trasloco. chissà se nel bilocale-a-trecento-metri-dal-mare ci starà tutta la roba che ci stiamo portando dietro. "ma l'anno prossimo, non andrà così, eh?!"- sostiene, con un certo margine di incertezza, il convivente. non so. non so neanche come andrà quest'anno.a dire il vero mi è venuta una maledetta ansia, perchè, nel bel mezzo di queste tre settimane in salento, arriverà la convocazione in ruolo nelle superiori. dovrò scegliere se restare nella comoda scuola media in cui mi hanno trasferito, qui in città, o in un liceo ad un ventina di km di distanza da casa. la prospettiva di viaggiare ogni giorno, col falcotto a casa, non mi sorride affatto. la prospettiva di insegnare letteratura in un liceo, mi entusias mava un paio d'anni fa, ora, col debito fisso di stanchezza che mi ritrovo, non è che mi faccia più gola. il convivente mi accompagnerà in provveditorato il giorno della convocazione. pure questo fatto qui, mi mette ansia; me la son sempre vista da sola, in queste storie , la sua presenza mi inquieta (che possa portar sfiga?). rientro il nove. buona estate a tutti :)
mercoledì, 09 luglio 2008
il falcotto sgambetta. acchiappa la mano di chi si presta e fa il giro turistico della casa: accende le luci e, se si accorge che vengono rapidamente spente alle sue spalle, torna indietro e si accerta che restino accese, apprezza molto il cesto dei panni sporchi e il bidoncino della spazzatura, ama strapazzare gli strani cosi che ci ostiniamo a tenere tra le mani (ne avrà di lavoro da fare, considerato l'ingente quantitativo di libri in questa casa), ha tentato di pestarsi le dita nei cassetti del fasciatoio e della cucina, ma ancora non ci è riuscito. vivo ad angolo retto, mi rialzo con la mano al fianco come una vecchietta artritica. la mattina ce ne andiamo al mare. i propositi erano: sveglia alle sette e mezza, mare dalle otto alle nove e mezza. il falcotto, però, ha cambiato le sue abitudini sonno-veglia, causa caldo estremo: si sveglia alle sei, viene deposto da me, in stato sonnambolico, nel lettone, e lì si trattiene strappandomi ciocche di capelli e calciando il convivente, che, beato lui, ha affinato una tecnica mirabolante, che gli consente di continuare a dormire. alle nove, stremata da un dormiveglia allietato dagli svariati attentati al mio scalpo, mi trascino fuori dal letto, spalmo il falcotto di crema protettiva fattore cinquanta e prendiamo la via del lungomare. ho fatto il tesserino presso uno stabilimento balneare, con uso cabina ed ombrellone, per la prima volta in trentaquattro anni, che di questo mare qui, prima del falcotto, non me ne poteva fregare nulla, per quanto è sporco. ci piazziamo a riva a pescare le onde, ci fermiamo a commentare (io) e a tentare di dare un contribuito operativo-distruttivo (lui) ai castelli di sabbia dei bambini più grandi, poi mi seggo sulla sabbia bagnata, con una mano sostengo il falcotto, con l'altra aiuto a consolidare le opere murarie disfatte, e racconto, storie di pesciolini stelle marine bambini montagne e fiumi in fondo al mare, i bambini , dopo un pò, conquistati, mi assediano, qualcuno alza l'indice, nella speranza di farsi ascoltare, memore degli usi e costumi scolastici, gli altri parlano tutti assieme, il falcotto strappa qualche capellino alle malcapitate bimbe presenti, punta l'indice nell'ombelico di qualcuno, tira il lembo di un costumino, si ficca in bocca una conchiglia o un pochino di sabbia, sorride entusiasta di queste adunate di suoi simili. alle undici , col sole già allo zenith e un assoluto senso di colpa relativo ai rischi dell'esposizione di un bambino così piccolo al sole, lo carico sul passeggino e ce ne torniamo a casa, stanchi (io) ma appagati (lui). e la giornata, a ben guardare, è appena iniziata...
venerdì, 27 giugno 2008
fu così che il falcotto si beccò la sua prima malattia esantematica, nonchè la sua prima malattia in assoluto: la sesta, famosa per le febbri alte, le innocue macchiette rosa e i rapidi tempi di risoluzione. causa frequentazione dei bimbini in coda alle altalene del parchino dietro casa. fu così che passammo due giorni lunghi come il più penoso degli inverni, in cui non si è mangiato, non si è dormito, dal momento che, se posato a terra,il poverino si chiudeva al suolo a conchiglia, in una sorta di genuflessione islamica, emettendo un lamentino straziato, a significare "com'è possibile che mi si faccia questo. a me!mondo crudele, madre insensibile al dolore del figlioletto suo, universomondo indegno del mio candore!" ; l'unica soluzione possibile era tenerselo avvinghiato al collo come un koala. per non dire delle due notti infernali, passate a vegliare un falcotto sfinito dalla febbre a quaranta, per ore ed ore, trascinandosi a controllare la sveglia per poter ritentare la somministrazione dell'antifebbrile, apparentemente inutile, a guardare il visino paonazzo e bollente, la personcina azzerata, a contare i sobbalzi, i pianti di dolore, a commuoversi di fronte ad un ciao ciao mimato con manina incerta, nello stordimento del febbrone, diretto a chissà chi o cosa. bambini ed animali malati sono l'oggettivazione in terra del dolore del mondo offeso. una cosa insostenibile. meno male che è passata...
venerdì, 20 giugno 2008
in mattinata tagliando pediatrico; il pediatra anzianotto mi domanda, come da prassi: "signora, come va?". rispondo sorridendo (con stanchezza affatto leziosa) che il falcotto è uno scalmanato.lui ribatte che tutti i bambini son così.il falcotto la prende come sfida personale e dà il meglio/peggio di sè: batte con energa le manozze sulla scrivania, tenta di strappare lo strappabile, acchiappare l'acchiappabile, fa sfoggio spropositato, con toni mutevoli (cadenzato, forte, gridato), dei bisillabi di sua conoscenza (mamma, bapà, dede, didi, ahah- di questi tre ultimi, scanditi con convinta precisione, non è pervenuto il significato). quando viene steso sulla schiena, per i controlli di rito, si tira su col fumetto: "ma che scherziamo!con tutto quello che c'è da fare qui!", quando auscultato con lo stetoscopio ,complice la distrazione del pediatra,con mossa felina tenta l'acchiappo del sudetto, quando posto a sedere sulla bilancia per la pesata, punta con violenza i piedi e rifiuta di collaborare (riusciamo a farlo sedere in tre, dopo svariati tentativi a vuoto). il pediatra mi guarda comprensivo,pure un pò spaventato, e ammette: "sì, in effetti, è bello vivace.sissì..." il falcotto è un torello, si tira su aggrappandosi a tutto quel che è alla sua altezza, zampetta per la stanza dopo essersi ancorato alla prima mano disponibile,ride, sghignazza, è un'esplosione di energia libera da argini e condizionamenti . "tu, da piccola, eri una tranquillona! non ha preso proprio niente da te!"- sostiene compatto il parentado. in effetti, da un padre tennista ciclista bridgista maratoneta amante del trekking delle immersioni e quant'altro, che ci si poteva aspettare?il mio cinquanta per cento di patrimonio genetico sventola bandiera bianca.poco, ma sicuro. persino il convivente, per quanto compiaciuto, soppesa il falcotto con sguardo preoccupato per ammettere, sospirando:"questo qui ci darà filo da torcere!è peggio di me...".
domenica, 15 giugno 2008
questo è un post triste.che poi, non ho ancora capito, se quando si è sul depresso andante è meglio tacere, o che...comunque, a scuola vado giusto a marcare presenza, una tantum, alle colleghe che chiedono se l'anno prossimo sarò con loro, rispondo con un sorriso tra il timido ed il poco convinto; ho chiesto il trasferimento ad una scuola più vicina a casa , visto che questa qui è all'altro capo della città, non è detto che me lo concedano, poi penso che tutte le scuole sono uguali ed una vale l'altra, e a volte non mi sorride affatto l'idea di tornarci in una qualunque di queste scuole possibili...il tempo è umidiccio, indeciso, al mare non si può ancora andare, che poi, questo mare qui, decisamente non è il migliore dei mari possibili, ma col falcotto di dieci mesi, la corsica e lampedusa sono un lontano ricordo...ieri sera a casa della mia amica g., mentre gli uomini erano fuori a comprare pizze da mangiare a casa, ci siamo bisbigliate l'incertezza di questi giorni, la stanchezza. g. ha un bimbo di tre anni e un piccolino nuovo di sei mesi. il falcotto non riusciva ad addormentarsi in casa altrui, stava quieto solo in braccio, alle undici di sera, con la schiena a pezzi e nessuna volgia di intrattenerlo, è stata una fatica d'ercole. in aggiunta, il bimbo di tre anni avrebbe voluto per sè le attenzioni della sua mamma e le mie, come un tempo,prima del fratellino e del falcotto detronizzatori, era geloso e combinava guai, piangendo infelice dei rimproveri inevitabili; g. era stanca dell'accudimento dei piccoli, io della giornata trascorsa col falcotto (il convivente assente nel pomeriggio, causa partita a tennis della serie "devo riprendere a fare sport, non pensare nemmeno di fermarmi, è un mio diritto!domani vado al bridge, non posso istupidirmi tutto il tempo a far niente!". colpita e affondata, troppo stanca per disseppelire l'ascia di guerra, mando giù l'accidia del disaccordo, coi risultati che si possono leggere sopra).uff, che lagna, eh? chiudiamola qui, va...diamo la colpa delle paturnie al ciclo e pace.
domenica, 08 giugno 2008
ieri il falcotto, mentre si lamentava debolmente, dopo essere stato costretto a finire imbracato nel suo passeggino,causa mille cose improrogabili che la sottoscritta aveva da fare, ha proferito: "mammama". l'ho guardato sbalordita: "hai detto 'mamma', falcotto mio adorato?!". lui, allora, ci ha pensato su due secondi, si è ripreso dal fattaccio ed ha proclamato : "bapà! ".
venerdì, 06 giugno 2008
la scuola è deserta di studenti. i ragazzi ci sfrecciano accanto, in bici,i costumi sotto i vestiti, quando noi docenti arriviamo, un pò in affanno per il caldo, al cancello di ingresso.in due settimane di supplenza, mi son fatta conoscere abbastanza, qualcuno dei grandi si ferma a salutare ( "professorè! vieni in classe nostra l'anno prossimo?" ), in cerca di una battuta finale, benaugurale per l'estate. i colleghi che popolano il microcosmo scolastico, rispecchiano in pieno il macrocosmo nazionale: c'è la solita penuria di volti realmente amici, non manca, invece, la collega pettegola (ce n'è più d'una, in verità), la collega supponente, la collega silente, la collega arrivista nonchè ex-amica di banco al liceo in perenne competizione con la sottoscritta (ma chi glielo fa fare!), il collega svampito, la collega in gamba con cui vorrei fare amicizia, il collega di educazione fisica anzianotto ma prestante che corteggia tutte le colleghe giovani (compresa la sottoscritta, eh!), la collega ricca e stronza che con lo stipendio si compra l'ultima borsa vuitton, la collega senza figli acidissima, la collega senza figli dolcissima, la collega di religione bbona, il collega furbo che fa tre lavori e quello a scuola è l'ultimo in ordine d'importanza. l'anno prossimo sarò etichettabile nel microcosmo pure io...
sabato, 31 maggio 2008
ultime ore di delirante supplenza : i ragazzini hanno portato bustoni di porcherie radioattive, "per festeggiare" la fine della scuola. o l'inizio delle vacanze. tutti e due, và. siccome sono fortunella, mi son toccate le ultime ore, dell'ultimo (presunto, visto che la scuola finisce il nove o giù di lì) giorno di scuola. di sabato.la supplenza in seconda è più o meno volata ( nonostante i continui "possiamo mangiare-giocare a carte- andare in giro nelle altre classi - insultare i primini"...). in terza hanno ascoltato attenti quello che avevo da raccontare, seri e responsabili, dato l'esame finale alle porte. i primini sono sempre i peggiori, i meno scolarizzati, quelli senza freno, i "chissenefregasiamoancorapiccoli", si son fatti battaglia a furia di lanci di patatine e wafer, hanno smontato un paio di sedie, hanno tentato gavettoni a base di coca cola, in piena furia liberatoria da anno scolastico finito. il suono della campanella ha liberato più me che loro; i docenti che uscivano dalle altre classi avevano la mia stessa espressione dipinta sul volto, a metà tra sfinimento da anarchia adolescenziale e impotenza professionale ("echedobbiamofareèl'ultimogiorno!"). in sala insegnanti mi guardano male: per una volta, non avendo seguito alcuna classe mia, non mi toccano le scartoffie finali, relazioni e annessi e connessi da scrutinio imminente. questo ritorno al lavoro è stata una grande prova generale: il falcotto non ha risentito della mia mancanza più di tanto, quando rientro, o gli vado incontro, al parchino dietro casa, mi indica con l'indice teso, giusto un pò stupito ("ah, eccola là! mancava giusto qualcuno..."), soprattutto contento, però. è andata bene, perchè tornare al lavoro si doveva. è andata così e così, perchè mi son girata tutte (ma tutte) le classi possibili, e non sempre è stato divertente, che con i supplenti, si sa, gli alunni tendono a dare il peggio di sè. insomma, è andata. e meno male che è già finita...
mercoledì, 21 maggio 2008
la scuola in cui sono entrata in ruolo ha una sede centrale ed una sezione staccata. la sezione staccata è ospitata da un santuario, fuori città, con locali e mensa un tempo destinati ad ospitare seminaristi; oggi raccoglie tre classi (prima, seconda e terza media) in cui si concentrano ragazzini ai margini, spediti là da genitori indigenti, o comunque in pieno svantaggio socio-culturale, nella speranza di risparmiare sui pasti dei figli o, come mi raccontava un collega, con l'aspettativa /pretesa che qualcun'altro li "raddrizzi". questa sezione staccata è un ghetto vero e proprio, nessun genitore che meriti questo appellativo dovrebbe mandarci un figlio: studiare lì è sinonimo di emarginazione sociale, ed è una mezza condanna ad una forma di isolamento didattico praticamente punitivo. la sede che mi hanno assegnato è in questa famigerata sezione staccata. l'ultima arrivata, si sa, non può ambire a diversa sorte. tutti quelli che vengono "distaccati", appena possibile chiedono di essere trasferiti. è, sicuramente,una conseguenza dell'alta concentrazione di "ragazzi terribili" . come in tutte le scuole di frontiera, lavorare con alunni già provati dalla fatica di vivere è una sfida enorme. e sono pochi i docenti capaci.ancora meno quelli motivati. oggi mi ci hanno spedito per una supplenza. una collega mi ci ha accompagnato in auto, perchè io, in centrale, ci vado a piedi. mi ha lasciato in piena campagna, dopo avermi mostrato dove suonare ("insisti! che non sentono..."). il portone dell'ex- seminario si è aperto e mi ha inghiottito. era l'ultim'ora, mi ha investito l'odore dolciastro del ragù che saliva dalle cucine. ho attraversato un chiostro squadrato con al centro un roseto stentato e due alberelli spauriti. ho sentito subito gli schiamazzi dei ragazzi, le urla dei colleghi per tenerli a bada. mi è venuto incontro un ragazzino esile, carino,con le braccia piene di bruciature e tagli: "che sei una professoressa?", ha subito chiesto. il ragazzino, A., era piantonato a vista da un educatore da cui stava, palesemente, scappando. forte della mia minima esperienza di insegnamento, ho tentato la carta del "metodo franti" che consiste nel farsi amico, responsabilizzandolo/gratificandolo, il "ragazzo selvaggio " di turno. ha funzionato.per un pò. l'educatore ha commentato a mezza voce: " ma guarda un pò, con una collega giovane, sarà la novità, ha voglia di stare!". in classe, mi sono presentata come una possibile docente per l'anno scolastico a venire, ed ho proposto un'attività legata al programma svolto dalla collega di italiano:un esercizio di scrittura creativa sulla modalità del racconto di fantascienza, (la sottoscritta si è proposta nelle vesti di una supplente aliena, sbarcata in un mattino qualunque, come quello che stavano vivendo, a loro il destino di eroici salvatori del pianeta). non si tenevano per l'entusiasmo...A. ha retto il gioco per una mezz'ora, poi si è stufato, ha realizzato che mi dedicavo troppo al resto della classe, ed ha iniziato a dare testate nel muro, calci ai compagni. il resto della lezione è stato all'insegna del più miserevole dei fallimenti. nessuna strategia possibile. me li son persi, quasi tutti, dalle mani. A. aveva dato il segnale del trionfo dell'anarchia sulla novità, pur se entusiasmante. prima di lasciarli, a campanella suonata, una delle poche ragazzine, con aria da martire sconfitta, abituata a saltar lezione a causa delle intemperanze dei compagni, ha fatto la seguente considerazione :" hai visto, professorè, adesso non ci vorrai più venire a scuola qua...".
martedì, 20 maggio 2008
il rientro è stato meno traumatico del previsto. dato che siamo a maggio, non son tornata sulle mie classi,per garantire la continuità didattica ad alunni e collega che mi ha sostituito, ma sono a disposizione per le supplenze. in questi due giorni nessun collega assente, quindi ho bivaccato in sala insegnanti, ho bevuto i caffè radioattivi della macchinetta, fatto amicizia con le bidelle, fatto conoscenza con i colleghi. i ragazzi li osservo da lontano, ancora non ci sono stati incontri ravvicinati, che poi, nelle vesti di supplente non è che ci sia grande soddisfazione.la scuola è così: manchi da un pò e ti manca, ci torni e pensi, peccato che tutto rimanga sempre uguale ! forse è questo immobilismo che l'affonda, questi docenti disincantati del tipo "questo-è-l'ultimo-anno-mi-sono-proprio-rotta", questi prof "già-è-suonata-che-palle-si-rientra-in-classe".del resto, per quanto bello, questo mestiere riserva dei periodi bui, faticosi, se non si istaurano buone dinamiche coi ragazzi, o con i colleghi. mi sembra di dover imparare tutto da zero, l'approccio, i contenuti, le strategie...e pensare che manco da ottobre scorso, sembrano secoli, mi sembra di essere tornata da un viaggio siderale. non lavoro alle medie da sette anni, a questa taglia di alunni non sono più abituata, i maschi sono buffi, in bilico verso l'adolescenza, le ragazzine più sveglie, smaliziate. avere attorno colleghi vivaci, culturalmente ed emotivamente, è il non plus ultra nella scuola, forse più che in altri ambiti lavorativi, perchè si innesca il circolo virtuoso dell'ironia , dell' entusiasmo, ci si sostiene al bisogno, i ragazzi se ne accorgono e ne beneficiano anche loro.il falcotto, a casa con la nonna, stà benone, gongola di gioia quando rientro ed è un colpo di spugna ai dubbi e alla fatica che il ritorno alla normalità comporta.
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